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Lottizzazione Acquabianca, caso chiuso per i sette imputati

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Viterbo - Palazzo di giustizia

Viterbo – Palazzo di giustizia

Giovanni Labate

L’avvocato Giovanni Labate

Marco Russo

L’avvocato Marco Russo

Viterbo – (sil.co.) – Genio e sregolatezza, si è chiuso ieri con la prescrizione il processo ai sette imputati del filone “Acquabianca” della storica maxinchiesta contro appalti truccati e corruzione della procura della repubblica di Viterbo, sfociata in 13 arresti più una cinquantina tra imprenditori e pubblici amminsitratori indagati a piede libero nell’autunno del 2012.

Erano accusati a vario titolo di truffa aggravata e corruzione l’ex city manager Armando Balducci e gli imprenditori Amedeo Orsolini, Lorenzo Grani, Luigi Castellani, Roberto Tomassetti, Gianfranco e Daniela Chiavarino.

Il collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei ha formalizzato ieri mattina il non luogo a procedere in seguito all’estinzione per prescrizione dei reati. 


“Altro che truffa, Orsolini deve avere 400mila euro dal comune”

“Prendiamo atto che il decorso del tempo non ha consentito l’accertamento della verità, che comunque già nel corso del processo stava affiorando – commenta l’avvocato Giovanni Labate, difensore dell’imprenditore Amedeo Orsolini – non c’è mai stata alcuna partecipazione da parte del mio assistito a qualunque ipotesi di corruzione e men che meno di truffa aggravata ai danni del comune”. 

“Anzi – prosegue il legale – per quest’ultimo profilo, è pendente tuttora una causa civile in cui la società Colleverde ancora lamenta un mancato pagamento da parte del comune di Viterbo di circa 400mila euro di oneri di urbanizzazione, somma pacifica e non contestata dallo stesso ente pubblico”.

“Si confida pertanto che ogni polemica in ordine alla legittimità urbanistica e al corretto agire del signor Orsolini sia dipanata e risolta per sempre”, la conclusione. 


“Per Balducci parlano lo spessore umano e professionale unanimemente riconosciuti”

“Non abbiamo mai avuto alcun timore relativamente all’esito di questo processo – sottolinea l’avvocato Marco Russo, difensore di Armando Balducci – il suo spessore umano e professionale unanimemente riconosciuto parla da solo, visto l’apprezzamento e i riconoscimenti ottenuti a livello nazionale e oltre dal mio assistito. Posso citare i prestigiosi incarichi a Roma o all’Aquila o il recentissimo Juventus-Hotel di Torino”.

Sono passati nel frattempo dodici anni dalla fine, nel febbraio 2008, del suo incarico a Palazzo dei Priori. A Viterbo, nei primi anni del terzo millennio, Balducci è stato progettista e direttore dei lavori di adeguamento e completamento del palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino, “pensato” nel 1979 e inaugurato a maggio del 2004, con un anno di anticipo rispetto alle previsioni. I lavori, bloccati allo stadio di “palafitte” nel 1984, erano ripresi soltanto nel 2001, diciotto anni dopo la posa della prima pietra. 

 


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