Ronciglione – Omicidio Arcuri, riprende oggi il processo al fidanzato di Sestina, Andrea Landolfi, accusato di omicidio volontario e omissione di soccorso davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo.
Un’udienza molto attesa durante la quale, salvo imprevisti, sarà sentita una testimone fortemente voluta sia dal pubblico ministero Franco Pacifici, sia dall’avvocato di parte civile Vincenzo Luccisano.
Si tratta di una 26enne, all’epoca dei fatti collega di Maria Sestina nel salone di bellezza del quartiere Africano di Roma dove entrambe facevano le parrucchiere. La giovane, cui Sestina avrebbe fatto delle confidenze sulla sua relazione con l’imputato, avrebbe dovuto essere ascoltata durante l’udienza del 2 luglio, ma solo successivamente alla citazione al suo vecchio indirizzo si è saputo che nel frattempo si sarebbe trasferita in una città del settentrione.
Al centro della vicenda il giallo della 26enne originaria di Nocara, in provincia di Cosenza, venuta a Roma per coronare il sogno di lavorare presso un grande coiffeur della capitale e precipitata la notte tra il 3 il 4 febbraio 2019 dalle scale di casa della nonna dell’imputato, con cui era scoppiato un colpo di fulmine all’inizio dell’autunno, sfociato a novembre in convivenza.
Secondo la procura Landolfi l’ha scaraventata dalle scale durante un litigio, motivo per cui è accusato di omicidio volontario. Secondo i difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini si è trattato di una disgrazia. Secondo i consulenti dell’accusa, l’imputato l’ha lanciata dal parapetto facendola schiantare davanti al camino del salone sottostante. Secondo un consulente della difesa, sentito nell’udienza del 17 settembre, la prima dopo la pausa estiva: ““Sestina non è stata lanciata dal parapetto e nemmeno spinta”.
Nel fascicolo del processo si trova anche la documentazione medica relativa a pugile 31enne, la cui personalità borderline sarebbe stata accertata già nel 2008. Ebbene, sempre oggi, è stata indicata tra i testimoni la titolare 53enne della struttura di Morlupo dove Andrea è stato ospitato dalla morte di Sestina fino all’arresto del 25 settembre 2019, quando i carabinieri sono andati a prelevarlo, dopo il via libera definitivo della cassazione alla misura di custodia cautelare più afflittiva, per portarlo nel carcere romano di Regina Coeli.
Il 10 febbraio 2019, una settimana dopo la caduta e quattro giorni dopo la morte di Sestina, Landolfi sarebbe ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale. Il 15 febbraio, mentre era intercettato, sarebbe stato contattato dal Dipartimento di salute mentale, mentre il 26 febbraio sarebbero intercorse telefonate con la madre da cui sarebbe emerso uno stato depressivo dell’imputato. Il 28 febbraio, infine, il 31enne si sarebbe recato al policlinico Umberto I di Roma.
Infine è prevista la testimonianza di un’altra donna, la persona che ha dato un passaggio alla mamma e alla sorella di Landolfi la mattina di lunedì 4 febbraio presso l’ospedale di Belcolle, dove oltre alla vittima erano stati affidati alle cure dei sanitari del pronto soccorso anche Andrea e il figlioletto di cinque anni.
