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Padre-padrone va a dormire in un sacco a pelo in soffitta, moglie e figli vivono notti di paura

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – (sil.co.) – Padre-padrone va a dormire in un sacco a pelo in soffitta, moglie e figlia lo denunciano. Avrebbe fatto vivere per anni la famiglia a corto di cibo e nel terrore. “Qui brucio tutto, vi sciolgo nell’acido, neanche i cani da caccia vi trovano”, avrebbe minacciato mogli e figli. Le vittime: “Dormivamo con le finestre aperte, nel terrore che scendesse a ucciderci”.

A processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia un ex maresciallo dei carabinieri, riformato qualche anno fa, dopo essere stato per un lunghissimo periodo in servizio presso la caserma di una stazione della Bassa Tuscia.

Siccome avrebbe affamato i familiari, per dimostrare di essere un genitore e un marito attento ha prodotto al processo una serie di fotografie dei familiari mentre stanno mangiando e del frigorifero pieno di cibo.  Sostengono le presunte vittime: “Scattate contro la nostra volontà, il frigo era pieno un giorno al mese e il pollo che si vede sul tavolo era un polletto allo spiedo comprato al volo in rosticceria che secondo lui doveva bastare per quattro persone”.

“Era già un marito e padre padrone dall’inizio del matrimonio, nel 1990, ma la situazione è precipitata tra il 2015 e il 2016, quando ha cominciato a dormire da solo in un sacco a pelo in soffitta”, hanno raccontato ieri al giudice Silvia Mattei l’ex moglie e i due figli della coppia, un ragazzo 19enne che ha detto di sentirsi “in famiglia” quando sta con la madre, la nonna e la sorella ma non con il genitore e una 27enne che ha sporto anche lei, autonomamente, denuncia contro il padre.

“Ci siamo trovati con un senzatetto in casa”, ha detto l’ex moglie. “Non mi comprava neanche gli assorbenti. Fino alla separazione avevo il vecchissimo cellulare Motorola che era di mio padre. Quando cercavo di parlarci cominciava ad armeggiare prendendo dei coltelli in mano. Urlava, poi mi tirava tutto quello che gli capitava”.

“In quegli anni mi ha fatto lasciare l’università e mandata a lavorare, facendosi consegnare il mio stipendio per le spese di casa – ha raccontato la figlia – siccome i miei soldi non bastavano e al cibo ci pensava lui, il frigo era sempre vuoto. Ci aiutavano la nonna materna e il padre del mio fidanzato, che ci passava i suoi buoni pasto per farci mangiare”.

“E’ sempre stato così – ha detto la giovane al giudice Mattei – da quando ero piccolissima. Io vivevo nella paura, stavo male, mi chiudevo nello sgabuzzino per non sentirlo alzare la voce contro la mamma. A 16 anni sono arrivata a pesare 42 chili. Lui mi diceva ‘brutta zoccola’. Quando gli ho chiesto se mi portava all’ospedale, mi ha risposto ‘ti carico in macchina come i cani’. Non mi ha nemmeno voluto comprare gli occhiali da vista. Noi piangevamo, la mamma piangeva. E lui rideva. Tra il 2016 e il 2017, infine, ci ha fatto vivere l’inferno”

“Vivevamo nel terrore che lui scendesse di notte dalla soffitta per ucciderci, quindi dormivamo con le finestre aperte”, hanno detto, raccontando gli ultimi tempi, prima della separazione. I fratelli, quando il padre era in casa, si sarebbero chiusi a chiave nelle loro camerette per sicurezza. Avrebbe avuto un occhio di riguardo solo per il figlio maschio: “Ad esempio, anche se sempre insufficiente, capitava che facesse la spesa solo per me, lasciando senza cibo la mamma e mia sorella. Perché? Non c’è un perché, lui è fatto così. E’ sempre stato così. Non mi sento a mio agio con lui“, ha spiegato il 19enne.

“Non siamo cresciuti in una famiglia normale, come erano quelle degli altri bambini. Non so come avremmo fatto se non ci fossero stati i nonni materni”, ha ribadito la sorella.

La situazione non a caso sarebbe precipitata dal 2016, dopo la morte del suocero dell’imputato, anche lui con un passato nell’arma dei carabinieri. “Mediava tra la figlia e il genero. Sapeva del suo carattere e che in casa la figli e i nipoti non avevano vita facile, ma cercava di fare da paciere, di evitare denunce, di tenere insieme la famiglia. Quando lui è venuto meno, la moglie e la figlia sono venute in caserma a sporgere almeno 3-4 distinte querele”, ha spiegato il militare che ha raccolto le denunce delle due donne.

Molto aggressiva la difesa, rappresentata dall’avvocato Ester Pennella del foro di Roma, che più volte ha alluso a una sorta di complotto ordito dalla moglie per ottenere una separazione quanto più favorevole. La legale, inoltre, ha specificato, visto che si era parlato di assunzione di psicofarmaci da parte dell’ex militare, che l’uomo è stato sì riformato, ma “a causa di una malformazione cardiaca congenita” e non per altri problemi. 

Il, 4 novembre toccherà ai testimoni della difesa. 


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