Viterbo – Nessun colpo di scena a sfondo sentimentale al processo Fedeli, la “dama bionda” non si presenta. Salta la testimonianza dell’affittacamere di Pang che avrebbe dovuto riferire sui suoi rapporti com l’imputato e sulla sua disponibilità economica. E’ emerso però che il 23enne, a processo per omicidio aggravato dalla crudeltà e rapina, avrebbe dato “un sacco di soldi” al kebabbaro pakistano secondo cui il giovane non avrebbe avuto più il becco di un quattrino al momento del delitto. Nemmeno per pagarsi il biglietto aereo per tornare negli Stati Uniti.
Si è parlato di denaro durante l’udienza di ieri del processo in corte d’assise a Michael Aaron Pang, il 23enne americano d’origine sudcoreana accusato di rapina e dell’omicidio aggravato dalla crudeltà del commerciante viterbese Norveo Fedeli, il 74enne massacrato a colpi di sgabello nella sua boutique di via San Luca la mattina del 3 maggio 2019.
La presunta “girlfriend” di Pang, che avrebbe avuto accesso ai conti dell’imputato, non è stata rintracciata dai difensori Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi, che ieri, alla ripresa del processo, hanno rinunciato a sentirne la testimonianza.
La donna, una 47enne bionda d’origine tedesca titolare del b&b di Capodimonte in cui il giovane alloggiava, avrebbe dovuto chiarire i suoi rapporti col 23enne. Secondo Pang, che l’avrebbe conosciuta in rete, tra loro c’era un rapporto sentimentale e lei avrebbe avuto i codici delle sue carte. Secondo quanto dichiarato dalla donna a sommarie informazioni, lei era soltanto l’affittacamere del ragazzo, che ha ammesso di non avere mai avuto le chiavi della struttura. Ma la sua assenza all’udienza di ieri ha impedito di fare luce sul particolare, importante anche per chiarire l’effettiva disponibilità economica del ragazzo, che durante l’interrogatorio ha ribadito: “Non avevo problemi di denaro”.
“Pang non pagava mai in contanti, neanche la spesa all’alimentari”
Come è noto, il movente del delitto sarebbe da cercare nei ripetuti tentativi non riusciti da parte dell’imputato di pagare il conto a Fedeli non i contanti ma con le carte. Tre tentativi in tre giorni, il 30 aprile, il 2 e il 3 maggio, che sarebbero sfociati nella feroce uccisione del commerciante. Nel corso dell’udienza di ieri è emerso che Pang avrebbe pagato abitualmente con le carte, anche quando andava a comprare pochi generi alimentari al megozietto del paese.
“Veniva a fare la spesa sempre da solo e comprava poche cose per volta, come chi vive da solo, pagando anche piccole somme con la carta, mai in contanti. Parlavamo in inglese, perché lui non parlava italiano. Non mi ha mai parlato di una donna. Mi ha detto a grandi linee, invece, di un progetto di pagina per un negozio e che era interessato a un’attività take-away”, ha detto l’alimentarista di Capodimonte sentito come teste, facendo correre il pensiero al pakistano con cui sarebbe stato in affari.
L’imputato avrebbe dato un “sacco di soldi” al kebabbaro pakistano
A proposito della disponibilità o meno di denaro da parte di Pang, l’avvocato Sicilia ha rinvenuto sul suo cellulare il file della registrazione di una telefonata intercorsa l’8 maggio 2019, pochi giorni dopo il delitto e l’arresto del 23enne, tra la 47enne tedesca e il pakistano 57enne, titolare di due negozi di kebab, cui Pang avrebbe curato la grafica pubblicitaria dell’attività e pagato per 2-3 mesi i 500 euro dell’affitto a mo’ di rata per entrare in società con lui.
L’affittacamere si sarebbe trovata a Belcolle, a colloquio col legale, quando il pakistano l’avrebbe chiamata per parlare dell’omicidio: “Lei ha messo il viva-voce. Così ho sentito i due che commentano l’accaduto, dicendo che non se lo sarebbero mai aspettato. Poi hanno alluso al fatto che il pakistano aveva ricevuto ‘un sacco di soldi’ da Pang e che si sentiva in debito con lui. Ma stranamente, quando è stato interrogato, ha detto che Pang, siccome aveva problemi di denaro, voleva vendere la play station e il computer”.
“Sarebbe stato più logico se Pang gli avesse chiesto indietro i suoi soldi”, ha detto il legale, secondo cui l’omicida di Fedeli non aveva problemi di liquidità e non c’era motivo per cui volesse mettere a segno una rapina quando, dopo la morte di Norveo, se è andato dal negozio con una busta contenente circa 500 euro di capi d’abbigliamento.
La presidente della corte d’assise Silvia Mattei ha disposto l’accompagnamento immediato del teste in aula per sentire la sua versione, ma il pakistano, rintracciato a casa dai carabinieri, non è intervenuto a causa di un impedimento personale, per cui sarà sentito la prossima volta. Intanto i difensori sono stati invitati a predisporre una perizia giurata della conversazione.
Tradotti da un altro interprete i verbali dell’interrogatorio di garanzia
Su richiesta della difesa sono stati nuovamente tradotti, da un diverso interprete, i verbali dell’interrogatorio di garanzia reso da Pang davanti al giudice delle indagini preliminari Savina Poli. I legali dell’imputato hanno sollevato dubbi sulla bontà della traduzione di alcune parti, per cui la corte ha affidato una ulteriore perizia all’interprete Federico Francolini, lo stesso che ha provveduto alla traduzione in simultanea dall’inglese all’italiano dell’esame di Pang in aula all’udienza del 14 settembre, sulla cui affidabilità tutti hanno concordato.
La nuova perizia è ora a disposizione delle parti, che potranno fare le loro osservazioni. Il processo riprende il 2 novembre.
Silvana Cortignani

