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Capranica – Tutti i giorni Gabriele Di Mario fa 50 chilometri a bordo di un treno per arrivare a Roma, dove lavora, da Capranica, dove vive. Andata e ritorno. Insomma è un pendolare. Ma non un pendolare qualunque. Soprattutto non è un pendolare scontento e annoiato. E’ un pendolare soddisfatto e convinto.
Il pendolarismo per Gabriele Di Mario non è un disagio, ma un’opportunità. Uno stile di vita che ha coltivato negli anni, non solo da quando per via del suo incarico di responsabile dell’ufficio tecnico all’ambasciata americana è stato “costretto” a fare tutti i giorni Capranica-Roma e ritorno, ma da molto prima. E dal bagaglio delle esperienze accumulate negli anni è nato “Pendolarismo”, il suo libro pubblicato dalla casa editrice Susil Edizioni uscito l’11 settembre scorso.
Come è nata l’idea di questo libro?
“Innanzi tutto ci tengo a precisare che questo, a dispetto di quello che si può pensare leggendone solo il titolo, non è affatto un libro di denuncia sul pendolarismo. Non leggerete di ritardi, attese sotto la pioggia o di panchine rotte alle stazioni. Perché per me il pendolarismo è un’opportunità e non un disagio. Spesso quando dico a qualcuno che sono un pendolare vengo guardato con un’espressione di pena e commiserazione. Ecco a me questo dà molto fastidio. Perché fare il pendolare è una bellissima esperienza se presa nel modo giusto: ti arricchisce, ti fa crescere, ti apre gli occhi su tante realtà che non avresti potuto conoscere rimanendo chiuso da solo nella tua auto”.
Tutte queste realtà le hai volute raccontare nelle 120 pagine del tuo libro. Partendo da dove?
“Partendo da quando ero un neonato. Ebbene sì io ho iniziato a pendolare appena uscito dalla pancia di mia madre. Così comincia il libro, raccontando il viaggio cui fui obbligato fin dalle mie prime ore di vita, per essere trasferito in un ospedale diverso da quello in cui ero nato. E dopo ce ne sono stati molti altri, alcuni per lavoro, altri per piacere. Il viaggio che percorro ora, quotidianamente, da Capranica a Roma e viceversa è solo l’ultimo di una lunga serie e chissà quanti altri me ne potrebbe riservare la vita in futuro…”.
Quando lo hai scritto? Forse nel periodo di lockdown a cui siamo stati tutti chiamati per via della pandemia? In molti hanno approfittato di quei mesi per dar sfogo alla creatività…
“No, la pandemia col mio libro non c’entra nulla e l’ho voluto anche specificare nella premessa. Tra l’altro io durante il lockdown ho lavorato, anche se non ho potuto farlo in quel frangente da pendolare per ovvi motivi. Ho iniziato a scrivere a settembre del 2019 e ho finito la prima stesura a febbraio del 2020. Poi mi sono dedicato alla correzione alla rielaborazione anche grazie all’aiuto di un’amica e l’11 settembre scorso Pendolarismo è uscito. Un anno esatto di lavoro”.
Le vicissitudini del pendolarismo Capranica-Roma occupano soltanto l’ultimo capito del tuo libro. Negli altri cosa racconti?
“Racconto i tanti viaggi che ho fatto per lavoro e per piacere nella mia vita. A bordo di treni, aerei, navi, autobus. Ma più che i mezzi di trasporto i veri protagonisti sono le persone che ho incontrato e che, in un modo o nell’altro, mi hanno arricchito: ci sono i soldati conosciuti in Bosnia che facevano i pendolari dal fronte a casa per potersi fare una doccia ogni due/tre giorni, c’è un trafficante di droga che io chiamo “il pendolare dell’oceano”, ci sono i volti e le persone incrociate a Milano, Roma, Napoli, Barcellona, Valencia o Casablanca. L’importante è prendere sempre il viaggio per quello che è, ovvero l’opportunità di andare oltre, di conoscere. Perché se superi l’orizzonte che hai davanti, ne troverai sempre di migliori da esplorare”.
Tornando dalle nostre parti, com’è la tanto bistrattata Viterbo-Roma? Ne parlano come l’inferno delle linee ferroviarie…
“Io forse sarò considerato una voce fuori dal coro allora, ma secondo me quella tratta non è affatto disagiata. La mattina ci passa un treno ogni mezzora, la sera uno all’ora. Parliamo di un tratto a un solo binario, quindi è difficile fare di meglio. Capitano degli imprevisti, dei guasti, ma credo sia tutto nella normale casistica delle cose. Facendo un conto ad occhio avrà problemi il 10% circa delle corse, che sarà mai? Negli ultimi anni poi ci sono treni migliori, più confortevoli. Se poi vogliamo dire che si potrebbe fare di meglio, certo! Tutto si può fare sempre meglio di com’è”.
Francesca Buzzi

