Roma – “Quello che non ci convince è la colpevolizzazione della povertà. Ovvero la stigmatizzazione e la vergogna che vengono associate all’essere poveri, appiccicate addosso a chi prende un sussidio”.
Fabrizio Barca, ex ministro per la coesione territoriale, e Andrea Morniroli, assessore alle Politiche sociali e all’immigrazione del comune di Giugliano, entrambi membri del Forum disuguaglianze e diversità, hanno inviato una lettera al direttore di Repubblica in cui chiariscono la propria posizione sul reddito di cittadinanza.
“In un’intervista di alcuni giorni fa – si legge nella lettera -, il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini ha attaccato duramente il reddito di cittadinanza, dicendo, nella sostanza, che siccome è il lavoro a restituire la dignità alle persone, le forme di sostegno al reddito finiscono per essere ‘misure da divano’, che portano le persone ad adattarsi all’assistenza e al non fare nulla. Una posizione che rischia di non leggere la complessità della situazione di povertà di milioni di famiglie”.
“Quello che non ci convince – chiarisce il Forum disuguaglianze e diversità – è la colpevolizzazione della povertà. Ovvero la stigmatizzazione e la vergogna che vengono associate all’essere poveri, appiccicate addosso a chi prende un sussidio dal senso comune di stampo neoliberista, dimenticando però una verità di fondo e cioè che, nella stragrande maggioranza dei casi, non avere un lavoro e vivere una situazione di povertà sono condizioni subite e non ricercate. E, ancora, che in tutto il mondo i trasferimenti economici a chi non arriva a fine mese non servono a trovare lavoro, ma servono sia a liberare le persone dall’angoscia di non arrivare a fine mese (dopo la pandemia per molte e molti l’ansia di non arrivare a fine giornata), sia ad aiutare quelle stesse donne e quegli stessi uomini a non accettare lavori non dignitosi, a investire davvero, con testa e impegno, in un percorso di vita”.
“Certo che il lavoro dà dignità, ma sappiamo anche che non è dignitoso lavorare in condizioni di sfruttamento tali da trasformare il lavoro stesso in una sorta di regalia da accettare a qualunque condizione – aggiunge la lettera di Fabrizio Barca e Andrea Morniroli -. Non è dignitoso lavorare per un camorrista perché è l’unico che mi offre tale possibilità. Non è dignitoso il lavoro gratis per mesi e anni in uno studio con la scusa dell’apprendistato. Non è dignitoso essere costretti a lavorare correndo tra una lezione universitaria e l’altra, magari portando pacchi senza alcuna tutela, correndo su asfalti bagnati nel traffico impazzito di molte nostre città. Non è dignitoso essere costretti a essere schiavi in un campo di pomodori o svegliarsi alle 5 del mattino per arrivare a Roma dalla provincia napoletana, come fanno decine di giovani maestre e insegnanti campane che, dopo aver studiato e investito sulle loro competenze, si trovano a fare le pendolari non per lavorare, ma per la speranza di poterlo fare nel caso arrivi una chiamata di supplenza. Mentre è dignitosissimo ricevere un reddito dalla società che non è riuscita a creare le condizioni per consentirti di evitare tutto questo”.
“Certo che è possibile e necessario evitare che ci siano abusi. Esiste qualche modo più raffinato ancora oltre quello di fare le ispezioni. Se la politica – conclude il Forum disuguaglianze e diversità – invece di lisciare il pelo di tutti noi o di titillare le nostre ansie interne, i nostri risentimenti e le nostre paure e rabbie, tornasse a discutere in questi temi, accettando la complessità come cornice del proprio fare e non la sua semplificazione strumentale, faremo un salto di qualità straordinario nelle politiche del nostro Paese”.
