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“Hanno scaraventato mia madre giù dal treno per un debito di droga di mio fratello”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Civita Castellana – (sil.co.) – “Hanno scaraventato mia madre giù dal treno per un debito di droga di mio fratello”. Tutto sarebbe nato dall’acquisto di 50 grammi di hashish per 180 euro effettuato nell’estate 2015 da parte di un ragazzo all’epoca poco più che ventenne al parco comunale di Civita Castellana. La madre lo ha saputo quando il figlio è tornato a casa senza smartphone perché glielo avevano sottratto con la forza.

A raccontare quei giorni drammatici davanti ai giudici del collegio del tribunale di Viterbo è stato ieri un 31enne di Civita Castellana, sentito come testimone dell’accusa al processo in cui il fratello e la madre sono parti civili contro tre imputati accusati di rapina, lesioni, spaccio, estorsione e stalking. Si tratta di un 45enne, della compagna 37enne e di un 30enne che, tra il 2016 e il 2017, sarebbero arrivati al punto di minacciare di uccidere la madre 56enne per un debito di droga del figlio, oggi 26enne.

“In un’occasione hanno inseguito mio fratello in motorino fino a casa della nonna dove lui si è rifugiato, buttando giù il portone per farlo uscire e menarlo2, ha raccontato.

“Nostra madre è stata aggredita in treno da tutti e tre, l’hanno malmenata e poi spinta giù dal treno alla fermata. La mattina alla stazione dovevo accompagnarla io, perché dopo quell’episodio era terrorizzata”, ha proseguito.

“Un’altra volta il 45enne è piombato a casa nostra per levare il telefono a mio fratello. Sono dovuto intervenire io per cacciarlo e andando via si è preso un coltello da cucina. Mia madre, per evitare scenate ulteriori, gli ha dato appuntamento sotto casa e dato 50 euro, ma è stato inutile. le persecuzioni sono continuare”, ha aggiunto.

“Mio fratello è stato talmente shoccato dalle continue aggressioni che non è più riuscito a uscire da solo, ma solamente con me e la mia ragazza, oppure con il cane”, ha spiegato ancora il 31enne, tutto d’un fiato.

Il prossimo 2 marzo sarà sentita l’ultima testimone dell’accusa e i testimoni degli imputati, difesi dagli avvocati Remigio Sicilia e Domenico Gorziglia. Per la procura c’è il pubblico ministero Eliana Dolce.

Nell’estate di tre anni fa gli imputati furono sottoposti alla misura cautelare del divieto di avvicinamento, in seguito alla denuncia sporta dalla 56enne che il 4 aprile 2017 sarebbe stata aggredita e spinta giù da un treno della Roma Nord, in viaggio da Civita Castellana a Roma, durante la fermata alla stazione di Riano, riportando nella caduta la frattura di un dito del piede destro, refertata all0ospedale Andosilla di Civita Castellana con una prognosi di 3o giorni.


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