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Violenza di carnevale, professionista condannato a un anno al processo d’appello bis

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La corte d'appello di Roma

La corte d’appello di Roma

Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale di carnevale, professionista condannato a un anno al processo d’appello bis.

In pratica è stata confermata la pena inflitta all’imputato in primo grado, dopo il rinvio della cassazione su ricorso della vittima contro l’assoluzione in secondo grado.

Un caso che sette anni fa, quando la presunta vittima sporse denuncia, fece scalpore. Sul banco degli imputati un professionista quarantenne viterbese denunciato da una coetanea dopo una serata in maschera a Ronciglione.

Era febbraio del 2013, Presunta vittima un’ingegnera, capo settore presso un ente pubblico, la quale disse di essere stata violentata a casa sua dal professionista, che lei stessa avrebbe lasciato entrare durante la notte.

Condannato a un anno in primo grado, nel luglio 2015, l’imputato, difeso dall’avvocato Marco Russo, a novembre di due anni dopo è stato assolto in appello. Ma nella primavera del 2018 la cassazione ha annullato con rinvio la sentenza, per cui si è tornati davanti ai giudici di secondo grado della corte d’appello di Roma.

Nel frattempo per la presunta vittima, assistita dall’avvocato Francesco Massatani, sempre relativamente alla vicenda, è in ballo un altro processo, davanti al giudice Giacomo Autizi, in cui la quarantenne è imputata per le presunte false dichiarazioni che avrebbe rilasciato al pm durante le indagini.

La donna, secondo l’accusa, avrebbe negato i contatti sessuali avvenuti durante la serata tra lei e il presunto aguzzino. Baci e carezze spinte, confermate invece dagli altri componenti della comitiva. Il reato, però, potrebbe essersi nel frattempo prescritto. Il giudice deciderà se andare avanti con l’ascolto dei testimoni a fine mese, dopo avere calcolato se ci sono gli estremi per la prescrizione. 


La vicenda

Vittima e imputato si incontrano la notte del 10 febbraio 2013. Lui è il fratello di un collega di lei. Vanno insieme al veglione di carnevale, a Ronciglione, mascherati da antichi romani. i due fratelli danno un passaggio in auto alla donna. Vittima e presunto aguzzino bevono entrambi, parecchio, come il resto della comitiva. Da lì in poi, le loro versioni discordano.

Lei smentisce ogni contatto con l’imputato durante il veglione. Ma, tra i ricordi annebbiati dall’alcol, la mattina dopo, rivede perfettamente l’immagine di lui che l’avrebbe messa a letto e l’avrebbe palpeggiata nelle parti intime, dicendole in inglese “I want your pussy”, mentre lei si ribellava.

Opposta la versione dell’imputato, che a suo tempo denunciò la presunta vittima per calunnia e false dichiarazioni al pm, secondo il quale si sarebbero scambiati effusioni durante tutta la festa. Più che effusioni, secondo quanto avrebbero raccontato diversi testimoni oculari della serata: avances esplicite e reciproche, dopo le quali più nulla. Lui e il fratello si sarebbero limitati a riaccompagnare a casa la presunta vittima. 

In base ai filmati delle telecamere di sicurezza di Porta del Carmine, a Pianoscarano, che hanno ripreso la vettura in entrata e in uscita, l’imputato avrebbe avuto solo otto minuti per agire. La donna non avrebbe mai parlato di rapporto completo, ma solo di palpeggiamenti nelle parti intime.

La donna, preso coscienza dell’accaduto solo la mattina successiva, è corsa immediatamente a sporgere denuncia e al pronto soccorso, quindi si è sottoposta per sei mesi a un programma di vaccinazioni ed è stata per un anno e mezzo in terapia da uno psicologo. 


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