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“Ho 26 anni e sono una sportiva, ma sto passando giorni infernali…”

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Camilla Pesci

Camilla Pesci

Il post di Mario Mengoni per condividere quello con la testimonianza di Camilla Pesci

Il post di Mario Mengoni per condividere quello con la testimonianza di Camilla Pesci

Il post di Camilla Pesci

Il post di Camilla Pesci

Il post di Camilla Pesci

Il post di Camilla Pesci

Ronciglione – In tempo di scetticismo e negazionismo, certa storie vanno raccontate, per far capire che il Coronavirus colpisce duramente alla cieca. Spesso gli anziani (il che non è un male minore). A volte anche i giovani. Perfino quelli dalla fibra apparentemente più forte.

Tra loro c’è Camilla Pesci. Ha affidato la sua esperienza a Facebook, ripercorrendo in un lungo post tutto quello che le è successo, da quando ha scoperto di essere positiva a quando si è impaurita e stupita nel dover ricorrere all’ossigeno. Un lungo racconto, accompagnato dalla foto di una bombola. 

Camilla ha 26 anni, ronciglionese, personal trainer. Lavora nella sua palestra. Tiene corsi online, da quando l’ultimo dpcm ha disposto la chiusura anche dei centri fitness. Si allena ogni giorno, ma il virus ha aggredito anche un fisico atletico come il suo.

“Vi racconto una storia, la mia”, ha esordito dalla sua bacheca, come chi ha una testimonianza che le sta esplodendo dentro e deve farla uscire fuori.

Il sindaco Mario Mengoni ha condiviso il post della ragazza sul suo profilo perché sia da insegnamento: “Le sue parole ci ricordano ancora una volta la gravità del momento che stiamo vivendo, sia per la pericolosità della pandemia, che per l’emergenza sanitaria in atto – ha commentato il primo cittadino -. Nessuna mia raccomandazione può valere più di una testimonianza come questa. Il virus continua a circolare, colpendo in forme acute anche persone giovani e in buona salute. Vi prego, facciamo attenzione”. 

E la storia di Camilla comincia. È il 5 novembre. “Positiva al test rapido – scrive su Facebook -. Sono molto tranquilla, non mi preoccupo più di tanto, sì, avevo un po’ di tosse e mal di testa ma nulla di che, associavo tutto alla stanchezza accumulata. Venerdì 6 novembre, ore 18, inizio la mia lezione su Zoom. Durante il riscaldamento (erano passati 2 minuti) ero in affanno, mi sentivo morire, tanto da non riuscire quasi a parlare; continuo la mia lezione (ovviamente mi sono fermata e ho guidato la lezione a voce) facendo finta di niente, ma dentro sentivo che il mio respiro era sempre più corto”.

Misura la saturazione. Può farlo chiunque a casa con un piccolo dispositivo che si chiama saturimetro. Giorni fa, dalle colonne del Corriere della Sera, il professore di Farmacologia dell’università di Milano, Francesco Scaglione, suggeriva che “il parametro principale per decidere che è il momento di andare in ospedale è una saturazione inferiore a 94, che non sale neppure con la somministrazione di ossigeno (che si può fare a domicilio)”.  

Camilla la misura alla fine della sua lezione. “85. Ne parlo con i miei familiari, con le amiche , con i parenti… e tutti mi hanno detto la solita frase ‘Esagerata, è l’ansia’, ormai ogni cosa è ansia – racconta -. Io però non mi sentivo agitata, anzi mi sentivo molto tranquilla. Dopo qualche ora misuro di nuovo la saturazione, sale a 88 ma ancora facevo fatica. Sabato, domenica, lunedì, martedì, mercoledì: la saturazione oscillava tra 85 e 93 , ogni giorno, ogni tre ore, un valore diverso, ma sempre basso! Da sabato a mercoledì sono rimasta in silenzio, tanto se avessi detto alle persone che ho intorno che non respiravo bene mi avrebbero detto di nuovo che era l’ansia e io sinceramente mi sono stufata che per ogni singola cosa ti dicono che hai l’ansia”. 

Fa il tampone molecolare. “Mercoledì arriva l’esito: positivo – scrive Camilla -. Sono calma, non mi agito, perché dentro di me pensavo ‘va be , sono sintomatica con un po’ d’affanno… passerà’. Misuro la saturazione: 89; sentivo il fiato sempre più corto, tanto da dover sbadigliare ogni due secondi per prendere più ossigeno possibile”. 

Racconta di aver chiamato il medico, che le ha prescritto l’ossigeno terapia. “Faccio un po’ di ossigeno e arrivo a 93 – continua -. Mi arriva la cena, non riesco a mangiare perché ogni volta che aprivo la bocca non entrava tutto l’ossigeno di cui avevo bisogno. Dico a mia madre e al mio compagno di non sentirmi bene, chiamano il 118. Ore 11: arrivo in ospedale col 118, mi dicono ‘tranquilla, entrerai subito che hai il Covid quindi hai la precedenza’… Credici! Ho la febbre, la tosse, il mal di testa, problemi di stomaco, saturazione bassa e affanno e rimango un’ora chiusa in ambulanza fuori al pronto soccorso”. 

L’entrata al reparto Covid la descrive come “atroce”. “Inizio ad avere paura – spiega -. Ci sono più di 15 malati Covid in un buco di stanza, tutti attaccati all’ossigeno, le finestre sono aperte, la stanza è fredda, i letti sono senza materasso (perché troppo consumati) e tutti appiccicati, non ci sono coperte e tutti stavamo gelando. Non puoi alzarti, non puoi fare la pipì, non puoi bere, non puoi mangiare, perché c’è solo un’infermiera (che ho nel cuore) e da sola con più di 15 pazienti non ce la fa e non può uscire a prendere acqua o cibo. Io devo fare l’rx al torace, vicino ho tutte persone con la polmonite e sono ore che aspetto in un letto appiccicato a quello dei miei vicini, ho la mascherina che inizio a non sopportare più e il freddo che mi entra nelle ossa! La signora vicino a me stava morendo, io dovevo fare solo una cavolo di rx ed erano ore che aspettavo… inizio a impaurirmi e l’unica cosa che riesco a fare è scoppiare a piangere con fatica… ero disperata… non ne potevo più!”. 

Le fanno la lastra per vedere se ha la polmonite. A questo punto, il post diventa un sfogo di tutto il timore accumulato: “Pensavo ‘ok, adesso vado a casa’. Niente – continua -. Dopo l’rx dimenticata nuovamente da tutti, in quello schifo di letto senza materasso. Passano altre ore e non si è mai visto un cazzo di medico… mai. Mi innervosisco ancora di più, mi alzo dal letto, non me ne è fregato un cavolo di quello che dicevano, io volevo andare via e volevo delle risposte; dopo essermi fatta sentire per la seconda volta mi dicono che l’rx è ok e non ho la polmonite. Grazie al cielo… soltanto che devo stare attenta perché non mi ha preso proprio bene questo virus. Mi mandano a casa, dopo ore e ore di attese che potevo benissimo evitare, con la paura di aver contratto la polmonite in ospedale”. 

A casa segue la terapia che le viene prescritta: ossigeno ed eparina. Restano tosse, mal di testa e febbre. 
“Io sono una ragazza di 26 anni, sono super attenta, ho sempre la mascherina, ho usato sempre le giuste precauzioni, sono una sportiva e non fumo – racconta Camilla – eppure questo virus mi sta facendo passare giorni infernali. Sono stata calma e non mi sono mai agitata fino ad ora, però adesso inizio ad avere paura. Mi ritrovo sola chiusa in una stanza senza vedere nessuno da giorni… e quando mi sento soffocare mi guardo intorno e non c’è nessuno ad aiutarmi, se non me stessa, che devo farmi coraggio e attaccarmi l’ossigeno”.

Facebook mette spesso le ali ai pensieri. Un post può arrivare lontano. Diventare “virale”, come si dice in gergo, anche se questa parola, ultimamente suona inquietante. Camilla lancia un appello a chiunque possa ascoltarla. 

“Non sottovalutate – scrive in maiuscolo, come per gridare -, perché non tutti sono asintomatici e vi assicuro che la situazione non è così leggera come pensate… Io più volte al giorno ho la sensazione di soffocare ed è bruttissimo. Quindi per favore, statevene a casa e cercate di uscire il meno possibile, perché anche con le giuste precauzioni non è detto che uno non se lo prenda”. 


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