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Quando Alberto Sordi scelse le comparse tra gli attori delle Maschere…

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Viterbo - Il gruppo d'arte drammatica Le maschere

Viterbo – Il gruppo d’arte drammatica Le maschere

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Viterbo – Il gruppo d’arte drammatica Le maschere

Viterbo - Il gruppo d'arte drammatica Le maschere

Viterbo – Il gruppo d’arte drammatica Le maschere

Viterbo – Il depliant d’invito alla commedia Il pellicano ribelle di Enrico Bassano, rappresentata nel 1960 all’Unione di Viterbo dal Gad – gruppo d’arte drammatica Le maschere diretto da Alberto Corinti, accoglieva una scheda per gli spettatori con tre domande-sondaggio.

La prima per conoscere le preferenze del pubblico (teatro moderno o classico). Con la seconda si voleva capire se il prezzo del biglietto (poltrona numerata di platea intorno a lire 600) condizionava l’affluenza degli spettatori. La terza tendeva a saperne di più sulle iniziative da mettere in atto per accrescere a Viterbo l’interesse per il teatro.

Riporto la notizia per ricordare che in quegli anni fine Cinquanta- inizi Sessanta l’Unione era in buona parte affidato ad un gruppo di giovani (riuniti per l’appunto nel Gad Le maschere) che, oltre a produrre lavori teatrali, e quindi a fare palestra di recitazione, affrontavano anche problemi di politica culturale in genere trascurati dalle istituzioni pubbliche di allora.

Ho frequentato il Gad proprio dal 1959 al 1961 in una Viterbo in crescendo, desiderosa di fare teatro dopo le tante  iniziative, modeste ma incoraggianti, promosse nelle parrocchie e guidate da sacerdoti illuminati, con sostegni magari dell’Enal o di qualche occasionale benefattore privato. Penso ai teatrini dell’Ellera (don Otello), di San Leonardo (don Alceste), di Santa Maria Nuova (don Angelo), di San Paolo ai Cappuccini (padre Virgilio), del collegio Ragonesi (fratel Vittorio), dell’auditorium di via Cavour, di Santa Rita alla Trinità dove gruppi di musicisti, imitatori, cantanti, attori proponevano, specialmente nei periodi di carnevale e Natale, schemi e palinsesti mutuati dai varietà televisivi. Va ricordato che presso la parrocchia di San Leonardo venne fondata nel 1933 la Filodrammatica Aurora, antesignana d’iniziative teatrali nei decenni successivi.

Nel 1949-1950 vediamo un brillante Alberto Corinti a condurre uno spettacolo all’Ellera con un’orchestrina composta da chitarra, fisarmonica, tromba e batteria. Io stesso e un gruppo di amici (Franco Iovenitti, Giorgio Zuccaro, Giuseppe Poli, Claudio Di Gregorio, Elio Napoli e altri) allestimmo nel 1958  un “Cappuccinissimo” di successo nel convento dei frati di San Crispino con la parodia addirittura dell’Inferno dantesco che esportammo al Circolo dei commercianti in piazza delle Erbe e anche fuori città, in un magazzino nelle campagne di Cinelli.

Fece storia all’Unione lo spettacolo “Viterbo d’altri tempi” datato 1953, in un teatro appena riaperto dopo le distruzioni della guerra, con un programma assortito: orchestra sinfonica diretta da Mario Signorelli (sue le musiche), maestro del coro (40 elementi) Corrado Fanti, Rosa Scatena soprano, Andrea Maniscalco baritono, balletto (30 elementi), gli attori Colao, Compagnoni, Berretta, Gambino, Rusca, Mattioli, Corinti, Mezzera, Lombardo, Viali e altri; scenografia di Felice Ludovisi, regia di Fulvio Tosoni.  

Nel 1954 e 1955 la Compagnia viterbese di prosa, da poco costituita per interessamento di Felice Ludovisi, mise in scena Zoo di vetro di Williams e Gli ultimi cinque minuti di De Benedetti per la regia di Enzo Faul. Scenografia dello stesso Ludovisi realizzata da Publio Muratore, con una giovane Rina Marignoli e Alberto Corinti.

Nel 1956, ricordato per la mega-nevicata, l’Unione accolse tre atti unici di Cechov per la regia di Anna Egidi e Icaro Tosi, rappresentati da una nuova compagnia denominata Il camino che nel 1957 mise in scena Giorni felici di Claudio Puget per la regia di Anna Egidi, con scenografie di Publio Muratore. La commedia verrà poi ripresa nel 1959 dal Gad Le maschere che, sotto la guida di Alberto Corinti, prenderà il posto di precedenti aggregazioni.                                                                                                                                     

Con il Gad ci riunivamo per le prove in uno stanzone del Palazzaccio in via del Collegio a Viterbo, che ci metteva a disposizione la Fuci allora guidata da don Angelo Gargiuli. Il team era piuttosto nutrito. Non solo giovani attori, ma anche registi (Alberto Corinti e Rino Galli), elettricisti (fratelli Frateiacci), scenografi (Luciano Ilari, Franco Jannariello), segretari di produzione (Antonino Rosa), attrezzisti, trova robe eccetera.

E poi i tanti e volenterosi interpreti. A mente e in ordine sparso, oltre al sottoscritto c’erano Franco Mattioli, Orlando e Paola Araceli, Paola Ceniti, Paola Leoncini, Radames Serpieri, Marcello Mazzi, Flora Errera, Elisabetta Bucciarelli, Armando Cianchella, Anna Teresa Frittelli, Lidia Barzi, Giorgio Zuccaro, Claudio Di Gregorio, Giuseppe Azzarone, Elio Piscopello. Sotto la guida sapiente, bonaria, paziente, entusiasta guida di Alberto Corinti regista e attore.

Bucciarelli e Cianchella faranno tesoro di questo apprendistato per carriere a livello professionistico.

Gli arredi di scena erano forniti dal mobilificio Sensi che in quei tempi aveva un negozio-vetrina in via Orologio vecchio.

I lavori teatrali prodotti dopo lunghe letture a tavolino del copione e prove di scena sono stati numerosi rispetto alle ore disponibili: una nuova edizione di Giorni felici (1959), Il pellicano ribelle di Enrico Bassano (1960), L’albergo dei buon riposo di Saint Granier e Philippe Bonnieres (1960),  Non c’è regola ahimè! di Achille Saitta (1961).

Nell’aprile del 1960 al Palazzaccio, mentre stavamo provando, ci venne a far visita Alberto Sordi, in procinto di girare a Viterbo Il vigile, accompagnato dal vice regista Maurizio Lucci, dal direttore di produzione Romano Dandi e dallo scenografo Flavio Mogherini. Restarono ad assistere alle prove e poi scelsero alcune comparse, fra cui il sottoscritto, per un paio di scene del film ambientato in gran parte a Viterbo.

Il Gad Le maschere andò avanti per alcuni anni con altri lavori guidati da Rino Galli, che assunse la regia (con Corinti direttore artistico) e che sarebbe diventato uno studioso del teatro tra i più apprezzati non solo in Italia. Mi viene in mente, tra l’altro, una due giorni nel 1965 dedicata a Dante per la ricorrenza del settimo centenario della nascita allestita a San Pellegrino e nel chiostro di Santa Maria della Verità.

L’eredità di Alberto Corinti (scomparso nel 1989), che ricorderò sempre con affetto e devozione soprattutto per la sua onestà intellettuale, venne poi raccolta dal figlio Massimo. Ma questa è un’altra storia.

 

Vincenzo Ceniti
Console Touring club


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