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Alla sbarra per estorsione con metodo mafioso i fratelli Rebeshi, vittime un ristoratore e un concessionario

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Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi

Mafia viterbese - Il blitz dei carabinieri del 28 novembre in cui è stato catturato David Rebeshi

Mafia viterbese bis – Il blitz dei carabinieri del 28 novembre in cui è stato catturato David Rebeshi

Roberto Afeltra

L’avvocato Roberto Afeltra

Giovanni Musarò

Il pm Giovanni Musarò

Il pm Fabrizio Tucci

Il pm Fabrizio Tucci

Viterbo – Mafia viterbese bis, alla sbarra per estorsione con metodo mafioso assieme a tre connazionali i fratelli Ismail e David Rebeshi. Rischia un ulteriore processo il boss di mafia viterbese Ismail “Ermal” Rebeshi condannato lo scorso 11 giugno a 12 anni di reclusione con l’aggravante del 416 bis per l’operazione Erostrato.

Il 18 novembre, Ismail dovrà comparire col fratello David Rebeshi (alias David Hima, dopo che ha preso il cognome ella moglie per rientrare in Italia in seguito all’espulsione) davanti al giudice per le indagini preliminari Gaspare Sturzo del tribunale di Roma per estorsione con metodo mafioso in concorso ai danni di due presunte vittime.

Parti offese sono, stavolta, un ristoratore viterbese 53enne che l’anno scorso gestiva un locale a Tuscania e un viterbese quarantenne, titolare di una concessionaria. 

Sono due e distinti gli episodi contestati, ai danni del concessionario il 26 novembre e ai danni del ristoratore il 28 novembre dell’anno scorso. Il secondo, avvenuto a Tuscania, è sfociato in quattro arresti. Rebeshi senior, che era già in carcere da un anno, è implicato in quanto sarebbe il mandante per pagarsi le spese legali di mafia viterbese. Cinque i presunti componenti della mafia. 

Nell’ambito della stessa inchiesta, è stato chiesto il rinvio a giudizio dei presunti complici, altri tre connazionali, difesi dagli avvocati Remigio Sicilia e Samuele De Santis. Si tratta di Must Lleshi (31 anni), FIavio Hysa (30 anni) e Alban Kacorri (22 anni). Per loro udienza il 10 novembre davanti al tribunale della libertà, cui i difensori sono ricorsi per ottenere i domiciliari. Anche loro sono considerati legati al sodalizio criminale italo albanese sgominato il 25 gennaio 2019 nel blitz sfociato nei tredici arresti dell’operazione e per questo sono detenuti nelle carceri di Vicenza e di Voghera, dove sono sottoposti a regime di alta sorveglianza. 

Al centro della vicenda l’inchiesta scattata in seguito alla denuncia del ristoratore viterbese e finita sotto la lente dei pm antimafia Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci della Dda di Roma il seguito all’arresto in flagranza, il 28 novembre 2019, di David Rebeshi e dei tre connazionali, mentre si facevano consegnare dalla vittima, a Tuscania, un acconto dei 4500 euro richiesti.

Somma che, secondo l’accusa, doveva finanziare le spese legali del fratello maggiore Ismail “Ermal” Rebeshi, 37 anni, alla vigilia del processo per i fatti di mafia viterbese. 

Il quartetto avrebbe preteso indietro dal ristoratore, che gestiva un locale a Tuscania, minacciando di morte lui e la sua famiglia, la somma di 4500 spesa dal fratello, gestore del salone Auto Riga di Bagnaia, per l’acquisto di una vettura da un commercialista suo conoscente, residente in un centro dei Cimini, venduta dopo l’arresto del boss dai nuovi gestori dell’attività, che non avrebbero però voluto saperne di consegnare il denaro ai Rebeshi. 

Secondo l’accusa, nonostante fosse da tempo detenuto, Ismail Rebeshi sarebbe stato il mandante dell’operazione di “recupero crediti”. 

Oltre al ristoratore, come detto, c’è  inoltre anche un’altra parte offesa che potrebbe costituirsi parte civile, ovvero un quarantenne viterbese gestore di una concessionaria, che sarebbe stato a sua volta più volte minacciato da David Rebeshi per 500 euro di debito. 

Un debito che il quarantenne avrebbe avuto nei confronti sempre dell’Auto Riga per un una vettura rottamata nell’estate del 2019. La vittima, intercettata presso la sua attività commerciale il 27 novembre 2019, giorno precedente all’arresto in flagranza di Tuscania, sarebbe stata inseguita da Rebeshi junior egli altri tre a bordo di due distinte vetture, poi “messa all’angolo” presso la piazzola di sosta di un distributore e costretta con le minacce a versare la somma.

Silvana Cortignani

 


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