Fabrica di Roma – (sil.co.) – Cane ucciso con la balestra, al rush finale il processo al militare 49enne di Fabrica di Roma che il 26 maggio 2013 avrebbe ammazzato Nuvola, una maremmana adottata da una coppia di vicini di casa animalisti che in giardino ospitavano spesso anche altri cani. E’ stata trovata straziata nella sua cuccia.
Salvo imprevisti, dopo oltre sette anni, la sentenza dovrebbe arrivare prima di Natale. La discussione è stata fissata fra meno di un mese, per il prossimo 18 dicembre. Tra le parti civili c’è anche l’Enpa con l’avvocato Anna Paradiso. Ci sono poi i padroni di Nuvola e un’associazione animalista locale.
La lunghissima istruttoria si è chiusa ieri davanti al giudice Giacomo Autizi alla presenza della pm Paola Conti, titolare del fascicolo della procura. E’ stato il giorno del controesame da parte del difensore Giovanni Tripodi del consulente dell’accusa, il professor Martino Farneti, esperto di balistica forense, le cui conclusioni, rafforzate anche da un’integrazione di perizia, contrastano con quelle di Emilio Galeazzi, il consulente nominato dal tribunale.
Lo scorso 10 settembre Farneti aveva prodotto l’integrazione alla sua relazione, illustrata in aula il 23 aprile 2018. L’imputato, secondo l’accusa, avrebbe ucciso con una balestra da caccia caricata con dei dardi il cane dei vicini Franco Crestoni e Tatiana Riabova.
Il professore, ribadendo che per lui Nuvola è stato ucciso con una balestra da caccia “con un dardo a quattro lame che hanno tagliato contemporaneamente la cute e stracciato le interiora dell’animale”, ha ribadito come sia giunto a tale conclusione scientifica attraverso un esperimento pratico, utilizzando la carcassa di un maiale e simulando le interiora con delle salsicce.
La discussione verteva sulla compatibilità tra la ferita rilevata dall’istituto zooprofilattico sulla carcassa dell’animale, i cinque dardi sequestrati all’imputato e le due lame rinvenute circa un mese dopo l’uccisione di Nuvola dal proprietario sul suo terreno. Secondo Galeazzi tale compatibilità non è ravvisabile. Farneti sostiene invece che la compatibilità è assolutamente perfetta.
Tre le parti civili assistite dagli avvocati Anna Paradiso, Giacomo Barelli e Dominga Martines: sono il propietario, Franco Crestoni, 75 anni, anche a nome della moglie nel frattempo deceduta; l’Enpa, nella persona della legale rappresentante Carla Rocchi; l’associazione animalista, Incrociamo le zampe onlus, con la presidente Rita Storri.
L’autopsia
L’esito dell’autopsia eseguita su Nuvola presso la sezione di Viterbo dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, secondo la relazione dei veterinari incaricati dalla procura dell’esame necroscopico sulla carcassa dell’animale
Carcassa imbrattata di sangue
All’esame esterno della carcassa è possibile evidenziare parte dell’intestino fuoriuscire da un foro presente sul lato sinistro del cane e parte dell’omento fuoriuscire da un foro presente nel lato destro.
In seguito sono descritte le lesioni osservate
A) Foro di forma quadrangolare della grandezza di circa 3,5 cmx 4 cm presente sul fianco sinistro dell’animale da cui fuoriescono alcune anse intestinali
B) Foro di forma quadrangolare della grandezza di circa 3 cmx 4 cm presente sul fianco destro dell’animale da cui fuoriesce parte dell’omento
C) Zona emorragica sottocutanea in corrispondenza del foro presente sul lato destro della carcassa
D) Abbondante liquido emorragico presente in cavità addominale
E) Ansa enterica con 2 fori a circa 25 cm dal piloro. Il foro prossimale è grande 1,5 cmx 1 cm, quello distale circa 3,5 cmx 1 cm. I due fori distano tra loro circa 1 cm
F) Lesione simile ad un taglio lunga circa 6 cm presente sul lato del rene destro
G) Area emorragica sottocutanea in corrispondenza del foro presente sul lato sinistro della carcassa
H) Parete addominale emorragica in corrispondenza del foro presente sul lato sinistro della carcassa
I) Ansa intestinale con un foro di circa 6 cm x 1 cm a circa 25 cm dall’ano
Il precedente
Accusato di avere ucciso un cane meticcio di dieci anni con un colpo di balestra, nel gennaio del 2018 un cinquantenne di Bergamo è stato condannato a 10 mesi in primo grado, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento del danno. A renderlo noto con un comunicato stampa all’Ansa era stato lo stesso Ente nazionale protezione animali, parte civile nel processo con l’avvocato Claudia Ricci, citando l’analogo processo in corso a Viterbo.
“Un pronunciamento importante, non solo per questo procedimento – ha sottolineato la legale dell’Enpa– ma perché può diventare un precedente per casi simili. Casi che, purtroppo, sono molto più numerosi di quanto si possa immaginare. La sentenza del tribunale di Bergamo potrebbe far sentire i suoi effetti in un procedimento analogo a Viterbo, a carico di un uomo finito alla sbarra proprio per avere ucciso un cane a colpi di balestra”.

