Viterbo – In Italia perché gay, secondo l’accusa avrebbe palpeggiato sei ragazzine minorenni.
E’ stato condannato a sei anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale aggravata su minori, come chiesto il 30 ottobre dalla procura, il trentenne pakistano arrestato due volte tra giugno e ottobre dell’anno scorso con l’accusa di avere molestato sei ragazzine di età compresa tra 10 e 16 anni tra piazza della Rocca e il quartiere di San Faustino.
Un caso che fece scalpore a livello nazionale, in quanto emerse che il giovane, due anni prima, aveva ottenuto un permesso umanitario dal tribunale di Firenze, in scadenza pochi giorni dopo il fermo, dichiarandosi perseguitato nel suo paese d’origine in quanto omosessuale.
Il primo giugno 2019, quando la polizia è andata a prenderlo a casa per portarlo in carcere, era accusato di abusi sessuali su due bambine di 11 e 13 anni. Le presunte vittime sono poi salite a sei nel corso delle indagini. E’ stato giudicato il 4 novembre usufruendo dello sconto di un terzo della pena del rito abbreviato.
Cinquemila euro di provvisionale all’unica parte civile
Vittime del presunto pedofilo seriale, un bracciante agricolo incensurato e con un posto di lavoro stabile, quattro ragazzine tra i 10 e 13 anni e due ragazze sedicenni. All’unica che si è costituita parte civile, con l’avvocato Loretta Fanelli, il gip Savina Poli ha riconosciuto una provvisionale di cinquemila euro più un risarcimento da quantificare in sede civile. L’imputato, recluso da un anno nel carcere di Mammagialla, è stato inoltre interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.
“Non è lui il molestatore, faremo appello”
Il giudice si è presa un mese di tempo per le motivazioni, dopo le quali i difensori Samuele De Santis e Marina Bernini hanno già preannunciato appello.
“Rimane un processo pesantemente condizionato dalle modalità dello svolgimento delle indagini e sopratutto dell’ascolto delle minori, su questo non arretreremo nei prossimi gradi di giudizio”, hanno commentato a margine dell’udienza, ribadendo i dubbi sul riconoscimento da parte delle vittime e sui filmati che lo ritraggono in centro in pieno giorno nei pressi delle bambine.
“Non provano che le stesse pedinando, lui nemmeno le conosceva e stava andando da tutt’altra parte. Non è lui il molestatore delle bambine”, ribadiscono i legali.
In Italia per motivi umanitari dal 2017
Il giovane, regolare sul territorio nazionale dal 5 aprile 2017 con un permesso per motivi umanitari in scadenza il 24 luglio 2019, a distanza di tre ore, all’inizio di maggio del 2019, avrebbe avvicinato due bambine per strada, in pieno giorno, nel centro storico di Viterbo. Una tornava da scuola, l’altra stava salendo a casa a prendere un libro mentre la mamma l’aspettava in auto.
La scusa sarebbe stata sempre la stessa: chiedere informazioni sull’affitto di un appartamento per poi tentare “repentinamente” di palpeggiarle nelle parti intime. I genitori di entrambe, pur non conoscendosi, hanno sporto denuncia raccontando gli episodi, avvenuti uno a metà e l’altro nel tardo pomeriggio. Le successive indagini, coordinate dalla pm Chiara Capezzuto, sono state condotte tramite appostamenti e anche l’acquisizione e il vaglio delle telecamere di videosorveglianza.
Avrebbe colpito nuovamente tra un arresto e l’altro
Dopo il primo arresto le vittime sono salite a quattro, cui nelle settimane successive si sono aggiunte le due sedicenni, una delle quali sarebbe stata molestata a novembre 2018 e l’altra a Santa Rosa del 2019, facendo scattare nuovamente le manette per il trentenne che, nel frattempo, era stato rimesso in libertà dopo che il riconoscimento all’americana durante il primo incidente probatorio, a luglio, non aveva dato certezza dell’identificazione da parte delle minori di 14 anni, a differenza del secondo che si è tenuto a ottobre in cui è stato identificato al cento per cento.
Sulla sentenza ha sicuramente pesato anche la perizia della psicologa Emanuela Canepari, secondo cui le vittime sono da considerare attendibili. Per la difesa nulla cambia: “Allora sono attendibili anche le minori che non lo hanno riconosciuto durante l’incidente probatorio”. Il trentenne, difeso dagli avvocati Bernini e De Santis, si è sempre proclamato innocente, nonostante i filmati della videosorveglianza di piazza San Faustino lo collochino vicino alle vittime. “Non stavo seguendo nessuno andavo dal tabaccaio”, ha sempre sostenuto.
Silvana Cortignani



