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“Covid, il grande freddo di San Pellegrino…”

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Viterbo – “M’affacciavo dalla finestra e ogni giorno sentivo qualche guida che raccontava ai turisti la storia di palazzo degli Alessandri. Adesso non è più così. Adesso non c’è più nessuno”. E’ la sintesi perfetta di quello che sta accadendo ai quartieri medievali, a Viterbo. In questo brutto quarto d’ora del Covid e in vista di un altro possibile lockdown. “Il grande freddo di San Pellegrino”, come l’ha definito più avanti l’artista Cinzia Chiulli che nel quartiere ha il suo laboratorio. 

La sintesi l’ha fatta invece un ragazzo di ventun’anni. Si chiama Francesco Febbraro e abita a San Pellegrino. Per l’esattezza, c’ha la camera, e da lì ogni giorno s’affaccia, sulla torre che dà direttamente sulla piazza. Fa parte di quelli che Francesco chiama i “superstiti di San Pellegrino. A San Pellegrino le famiglie di una volta non ci sono più. La mia famiglia potrebbe essere una delle ultime”.


Viterbo - Centro storico

Viterbo – Centro storico


Un quartiere tutto da decifrare. Dimenticato fino agli anni ’90. Da quando ha poi aperto Lucio e sono arrivati gli studenti ha provato a cambiare i connotati, caratterizzandosi però per un continuo conflitto strisciante tra gruppi organizzati di abitanti e i locali che intanto, e con tanto di investimenti, e tanti sacrifici personali, sono venuti su nel corso degli ultimi vent’anni. E che sostanzialmente hanno ridato luce e vita a San Pellegrino.

“Se una città vuole essere turistica e studentesca – ha detto con estreme chiarezza e lucidità Francesco Febbraro – va da sé che i locali svolgono un ruolo fondamentale”.


Viterbo - Francesco Febbraro, studente universitario

Viterbo – Francesco Febbraro, studente universitario


Francesco tutte le mattine si presenta davanti al portone del Bistrot del teatro di Vanessa Sansoni. E’ il primo cliente. Entra, ordina il caffè e va in quella che una volta era la galleria del Pidocchietto lungo via Cavour. Si siede e si mette a studiare. Arrivano altri suoi colleghi. Alla spicciolata. E mano a mano altri. Vanno lì a studiare. Perché in città il Covid ha cancellato anche biblioteche e aule studio. Infatti in sala, che s’affaccia sulla platea del teatro, c’è un silenzio reverenziale. Ogni tanto qualcuno s’alza e si mette a suonare il piano che sta lì in mezzo. Ai tavoli, e ai libri che circondano i ragazzi, e che possono prendere in consultazione. Qui tutto è ordinato. E pero ordine, s’intende quello dettato dal governo. I ragazzi studiano, qualcuno chiacchiera, qualcun altro invece, semplicemente s’intrattiene.


Viterbo - Il Bistrot del teatro

Viterbo – Il Bistrot del teatro


“Abbiamo trovato una situazione diversa rispetto all’estate – dice Vanessa Sansone -. In estate c’è stato un picco in risalita rispetto alle persone che frequentavano il centro storico. Soprattutto ad agosto, con tanti turisti. C’è stato un afflusso di tantissimi romani. La situazione adesso non è delle migliori. Le persone vorrebbero uscire, ma sono frenate dalle notizie e dagli aggiornamenti che ci sono. Hanno paura. Notiamo però la volontà degli studenti di avere un posto che non sia casa, perchè erano abituati a studiare nelle aule studio che adesso sono chiuse. Come le biblioteche”.


Viterbo - L'artista Cinzia Chiulli

Viterbo – L’artista Cinzia Chiulli


Ogni tanto qualche studente scende e si fuma una sigaretta. Le chiacchiere sul portone però sono poche e tutte, in qualche modo, essenziali. Si parla solo di Covid. E le persone che incontri per strada si girano dall’altra parte oppure si toccano la mascherina per vedere se è tutto quanto a posto. L’altro viene totalmente evitato, salvo guardarlo dritto negli occhi perché tutto il resto del volto è occultato. Uno sguardo esplicito e dichiaratamente invasivo. Ma necessario. Perché l’altro, ormai, non lo si riconosce più.


Viterbo - Vanessa Sansone , Bistrot del teatro

Viterbo – Vanessa Sansone, Bistrot del teatro


“La situazione è abbastanza mediocre”. Massimo De Santis ha un alimentari che sta lungo via Cardinal La Fontaine. De Santis ha i modi sornioni del commerciante viterbese. E’ simpatico e sincero. Diretto e immediato. La strada su cui lavora, parallela a via Cavour, è l’ultimo avamposto prima dei quartieri medievali.

“La popolazione anziana – dice De Santis – che vive da queste parti ha veramente paura e si assenta molto dai negozi. Nel complesso però vedo che la gente comincia ad essere abbastanza ordinata per quanto riguarda le mascherine e le distanze. Penso che le persone abbiamo iniziato a recepire il problema”. E di fronte all’ipotesi di un altro lockdown risponde: “Noi degli alimentari siamo tra le categorie fortunate che possono continuare con la propria attività lavorativa. Il problema esiste per i miei colleghi. Il quartiere vive di b&b, ristoranti, ragazzi che hanno il bar. Vive di turismo. Se viene a mancare il turismo, vengono a mancare i locali che popolano le vie e tutti si trovano veramente, veramente male. La categoria di chi vive di turismo e ristorazione è veramente disastrata. Per quanto riguarda i miei colleghi – conclude poi De Santis – i loro fatturati si sono azzerati. Noi abbiamo potuto lavorare e abbiamo guadagnato qualcosa. Ma anche noi abbiamo un calo delle entrate. Manca il turismo e con le scuole chiuse abbiamo un calo del fatturato pure noi”.


Viterbo - Massimo De Santis

Viterbo – Massimo De Santis


“Fa paura sto silenzio, mamma mia”. A un certo punto si sente dire questo, prima d’arrivare a San Pellegrino. Due signore. Parlano tra loro. L’argomento è immancabilmente il Covid. Un’ossessione bella e buona, “Eravamo andati troppo avanti – prosegue una delle due – poi la Cina ha detto basta”. “Basta che finisca – ribatte l’altra – come per la canzone”. 


Viterbo - Luca Proietti Palombi del 13 Gradi

Viterbo – Luca Proietti Palombi del 13 Gradi


“La crisi si risolve lavorando dalla mattina alla sera. Fino alle sei”. Luca Proietti Palombi è titolare del 13 Gradi, ristorante storico in centro. Ieri era il suo compleanno. 53 anni. “Chi non lavora – spiega Palombi – non risolve il problema. I soldi ai ristoratori sono arrivati. Quindi siamo potuti andare avanti. Bisogna stare sul pezzo e lavorare. Quello che dice c’è il lockdown e chiude, ecco questo è sbagliato. A pranzo faccio 16 persone. Quelle che facevo l’anno scorso. Certo, a cena facevo altre trenta persone. Il sabato però è strapieno. La gente c’è. C’è movimento”. 


Viterbo - Il 13 Gradi

Viterbo – Il 13 Gradi


Tuttavia, aggiunge Palombi, “dopo le 6 c’è il deserto”. E di fatto qualcosa è cambiato. “Noi lavoriamo al 30% – prosegue infatti Palombi -. Non ci dicessero che lavoriamo al 50, perché non c’è la cena. Abbiamo provato a fare l’asporto, ma non funziona. Però apriamo a pranzo. Ecco, sono quasi le 5 del pomeriggio e abbiamo due clienti che stanno mangiando. Sono arrivati dieci minuti fa e li ho fatti mangiare. Chi chiude la cucina alle 2 e mezza, tre, sbaglia. Possiamo stare aperti fino alle 6? Facciamoli mangiare fino alle 5. I problemi non li dobbiamo fare, li dobbiamo risolvere”.


Viterbo - Gli alimentari di Massimo De Santis

Viterbo – Gli alimentari di Massimo De Santis


A San Pellegrino non c’è anima viva. Solo tre persone che stanno facendo un trasloco. Locali e ristoranti sono tutti quanti chiusi. Da queste parti ci sono anche laboratori artigianali e d’arte. Uno di questi è quello dell’artista Cinzia Chiulli che qualche anno fa ha dato vita a una serie di tarocchi dedicati alla storia e ai personaggi che hanno fatto la storia della città di Viterbo. 

“Da 10 giorni – chiude Cinzia Chiulli – c’è un lockdown naturale, spontaneo. Dovuto al timore e alla paura. Anche alla depressione. Credo questo. I locali si attengono tutti ai regolamenti. Ma alcuni hanno deciso di non aprire. Non c’è nessun tipo di movimento. Zero. E zero a livello di vendite. Il grande freddo di San Pellegrino”.

Daniele Camilli


 


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