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Decine di opere d’arte del museo civico Rossi Danielli sparse per la città…

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Viterbo – Più di 60. Per l’esattezza 64. E’ l’elenco delle opere d’arte “disperse” di proprietà del comune di Viterbo, vale a dire del museo civico Luigi Rossi Danielli, che sta a piazza Crispi.

“Disperse”, come le ha definite l’architetto Gianni Cesarini che nel 2013 ha redatto l’elenco per conto dell’assessorato alla cultura. Un elenco che viene reso pubblico per la prima volta. Opere che, in molto casi dal secondo dopoguerra, non sono più tornate in possesso del museo. E stanno sparpagliate tra Prefettura, palazzo vescovile, uffici e chiese. Un pezzo di storia della città che in molti casi non si può visitare, ma che, tornando in mano al comune, potrebbero andare ad arricchire la collezione del civico. Visitabili, per giunta, da chiunque. Turisti e cittadini. Purtroppo, 11 di queste opere, stando al lavoro di Cesarini, sarebbero andate perdute per sempre. Una risulterebbe addirittura distrutta.


Viterbo - Museo Civico

Viterbo – Museo Civico Luigi Rossi Danielli


“Un lavoro – spiega Cesarini – che prende le mosse da due pubblicazioni e un manoscritto. Le prime due sono di Simona Rinaldi. L’ultimo è invece di Simonetta Angeli. Entrambe docenti dell’università degli studi della Tuscia. Partendo da queste fonti, in cui si danno indicazioni sulle opere d’arte non più in possesso del museo, sono andato a cercare quanto veniva segnalato dalle docenti. Ufficio per ufficio e chiesa per chiesa. Fino ad elaborare un vero e proprio elenco accompagnato da schede. Una per ogni opera”.


Viterbo - Palazzo dei Priori

Viterbo – Palazzo dei Priori


Le opere, secondo l’elenco di Cesarini, “protocollato in comune – come l’architetto stesso ha detto – ai tempi dell’amministrazione di Leonardo Michelini”, si troverebbe adesso nel palazzo vescovile (9 opere), nella basilica di Santa Maria della Quercia (18), in alcune chiese (4), in prefettura (3), in un istituto scolastico superiore (1) e in diversi uffici comunali (15). Un’opera di Pietro Vanni sarebbe andata distrutta. Undici vengono invece date per perse.


Viterbo - L'architetto Gianni Cesarini

Viterbo – L’architetto Gianni Cesarini


“Si tratta – spiega Cesarini – di beni che sono stati indemaniati dallo stato italiano nel 1870, passati poi in mano al comune. Durante la la seconda guerra mondiale, per evitare che fossero danneggiati a causa dei bombardamenti, sono state spostati in altri luoghi”. E lì, tra una cosa e l’altra, sono rimasti. Fino ad ora. In attesa, magari, di ritornare a destinazione. Vale a dire al museo civico Rossi Danielli.


Viterbo - Piazza San Lorenzo

Viterbo – Piazza San Lorenzo


Di ciascuna opera Cesarini, oltre ad autore e titolo, ha rintracciato anche provenienza e destinazione. Descrivendone a volte anche il giro che hanno fatto. Ad esempio Santa Teresa in estasi di Ludovico Mazzanti, proveniente dalla chiesa dei Santi Giuseppe e Teresa, ora nel palazzo vescovile, è stata “in deposito alla Trinità – si legge nell’elenco di Cesarini – fino al 1928, poi alla 115esima legione di stanza a Palazzo Santoro, infine offerto alla diocesi”. Oppure il trionfo Santa Rosa, una serie di affreschi “in gran parte perduti”, come viene sottolineato in elenco. Questi affreschi, provenienti dal monastero di Sant’Agostino, nel 1958 sono finiti in deposito alla Trinità per poi passare alla curia vescovile.


Viterbo - La basilica della Quercia

Viterbo – La basilica di Santa Maria della Quercia


Nel 1870, quando l’Italia conquista i territori pontifici, Viterbo inclusa, il governo dispose l’esproprio dei beni ecclesiastici che entrano in possesso delle amministrazioni pubbliche.

“Il 23 aprile aprile 1880 – si legge in un testo della museologa Simonetta Rinaldi riportato nell’elenco di Cesarini – il municipio di Viterbo riesce ad ottenere dall’amministrazione del fondo per il culto un inventario dettagliato di tutti gli oggetti di cui prende possesso, provenienti dalle chiese e conventi ‘ del Paradiso, di San Francesco, dei Carmelitani scalzi, della Verità, di San Pietro, dei Cappuccini della Palanzana, dei Cappuccini di San Paolo, di San Giovanni, della Trinità, di Gradi, di San Sisto e di Sant’Angelo’. Altre chiese e conventi (di Santa Maria della pace, di Sant’Agostino, dell’assunta, di Santa Caterina, di San Domenico, dei Santi Simone e Giuda) vennero ceduti in un momento successivo, mentre negli edifici conventuali facenti parte dei ‘patrimoni riuniti delle confraternite, arti e oratori di Viterbo’ non subirono la demanializzazione passando sotto l’amministrazione della locale Congregazione della carità che acquisì pertanto i beni dell’Ospizio dei pellegrini, della chiesa di San Giovanni decollato, di San Girolamo della buca, di San Rocco, di Santa Maria Maddalena, di San Biagio, di San Vito, di San Giuseppe, di Santa Maria della cella, di Santa Maria delle rose, di San Clemente, di Santa Maria della salute, di Sant’Omobono, i quali, a partire dal 1917, vennero posti in vendita o in affitto”.


Viterbo - La prefettura con la bandiera della Croce rossa

Viterbo – La prefettura


“Il comune di Viterbo – conclude Cesarini – potrebbe tranquillamente chiedere di rientrare in possesso di tutte le opere. Anche nell’immediato. Opere che potrebbero essere nuovamente accolte dal museo civico”.

Daniele Camilli


L’elenco delle opere “disperse” del museo civico di Viterbo

“Quello che segue – scrive l’architetto Gianni Cesarini – è un elenco sintetico delle opere di proprietà del Comune di Viterbo (museo civico) con le chiese di provenienza ed i luoghi di destinazione o deposito”.

Palazzo vescovile

Basilica di Santa Maria della Quercia

Chiese varie

Collezione degli uomini illustri: provengono da Palazzo dei Priori

11 pezzi:

 Pietro Vanni

Carlo Jelmoni

 Giovan Francesco Romanelli

Camuccini

 Santa Cecilia

 Provenienze di alcune tele ora in museo

opere perdute

 


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