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Dossier tarocco contro Battistoni, il caso Fiorito potrebbe finire con un accordo

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Franco Fiorito

Franco Fiorito

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – Dossier tarocco contro Battistoni, slitta la sentenza. La vicenda Fiorito potrebbe finire a tarallucci e vino. 

Otto anni dopo il “falso scandalo” delle spese pazze in Regione che a settembre del 2012 coinvolse l’attuale senatore forzista Francesco Battistoni, la difesa dell’ex capogruppo regionale del Partito della libertà Franco “er Batman” Fiorito, oggi 49enne, chiede tempo per trattare con le vittime.

Una richiesta accolta ieri dal giudice Giacomo Autizi quella dello storico difensore Carlo Taormina e di Fausto Barili, e prima ancora dal difensore di parte civile Enrico Valentini, in seguito alla quale è slittata al 15 febbraio l’udienza destinata alla discussione. 

Parte offesa l’attuale senatore Francesco Battistoni, 53 anni, all’epoca consigliere regionale nella corrente opposta all’interno del partito (le cui due anime erano Forza Italia e Alleanza nazionale). E con lui la segretaria Erica Antonelli, della quale Gianlorenzo scrisse facendo intendere che fosse l’amante.


Trattative in corso per la remissione di querela

Proprio quando il processo è giunto a un passo dalla conclusione, la difesa tenta la carta della remissione di querela. Non sono stati chiariti dalla parti i termini delle presunte trattative in corso, che potrebbero abbracciare altri aspetti oltre a quello squisitamente economico. 

L’accusa più pruriginosa, quella di avere falsificato i documenti, è venuta meno, essendo stato nel frattempo il reato depenalizzato. E sono venute meno di conseguenza anche due delle quattro parti civili, tra cui un’agenzia di comunicazione pronta a chiedere un maxi risarcimento di 300mila euro.


Calunnia e diffamazione in concorso le accuse

Fiorito è a processo per calunnia e per diffamazione in concorso con il giornalista viterbese Paolo Gianlorenzo, difeso dall’avvocato Franco Taurchini. La calunnia per avere a suo tempo ingiustamente incolpato di avere falsificato le fatture l’€™allora coordinatore regionale del Pdl Vincenzo Piso e la segretaria Maria Ludovica Nasonte. 

Nel corso del dibattimento è emerso come tra il 12 e il 13 settembre 2012 – nella due giorni più calda dello scandalo “Rimborsopoli”, sfociato nelle dimissioni in blocco della giunta governata da Renata Polverini – Fiorito sarebbe schizzato qua e là per Roma, con almeno una decina di plichi contenenti le presunte fatture gonfiate (in realtà tarocche) dei suoi colleghi consiglieri regionali del Pdl, da consegnare alla stampa capitolina che conta perché avessero massima diffusione. 

Sarebbe stato l’ex autista-segretario-factotum, nel secondo giorno di peregrinazioni, a portare in zona Portuense il plico poi recapitato da un collega viterbese a Paolo Gianlorenzo.


Sfilata di giornalisti per dire che “Fiorito fu la fonte”

Tra i testimoni sfilati nelle aule giudiziarie del tribunale di Viterbo – dove Fiorito non si è più visto dai tempi dell’inchiesta – il giornalista di Repubblica Mauro Favale. “Fiorito lo disse anche a me – ha riferito – che la segretaria era l’amante di Battistoni, mostrandomi una fattura relativa alla prenotazione di una camera matrimoniale a Torino, in occasione del Salone del gusto 2010, alludendo al fatto che non era un viaggio di lavoro, ma di coppia”. Il presunto voucher della prenotazione fu pubblicato, in esclusiva, da Gianlorenzo, insinuando che i due fossero amanti. 

In base al processo, Fiorito è stato la “fonte” di tutti, come ha detto anche il giornalista Ernesto Menicucci, che era al Corriere della Sera nel 2012. “La documentazione era già di per sé attendibile, vista la fonte. E la notizia è stata data il giorno successivo anche dal Messaggero e da Repubblica”, ha sottolineato. Tra i testi anche il cronista del Messaggero Cesare Claudio Marincola. E le giornaliste Valeria Pacelli e Loredana Di Cesare del Fatto Quotidiano: “Il dossier – hanno detto – ce lo ha dato lo stesso Franco Fiorito, in un bar di piazza Euclide a Roma un paio di giorni prima della pubblicazione”.


La strategia del “difendersi, attaccando” secondo la procura

Secondo il sostituto procuratore Massimiliano Siddi, il dossier tarocco sarebbe servito a gettare fango su Battistoni, oggi senatore e all’epoca suo successore nel ruolo di capogruppo regionale, “colpevole” di aver scoperto gli ammanchi nelle casse del gruppo Pdl, per cui Fiorito è finito in manette e poi è stato condannato in via definitiva a due anni, 11 mesi e 15 giorni. 

Secondo le indagini, il presunto plico di fatture false sarebbe stato parte integrante della strategia di Fiorito: difendersi, attaccando e accusando tutti di spendere e spandere. Le fatture tarocche, con quegli importi gonfiati, potevano far passare il concetto che Battistoni, in primis, aveva chiesto rimborsi illegittimi per cene di lusso, comunicazione e pubblicità. 


Spese pazze alla Regione Lazio, il caso Fiorito

Fiorito, detto il “Batman di Anagni” dalla sua città d’origine, l’11 settembre 2018 è stato condannato in via definitiva dalla cassazione a due anni, 11 mesi e 15 giorni di reclusione per appropriazione indebita di fondi pubblici destinati alla politica. 

In base alle accuse Fiorito, dal 2010 al 2012, si sarebbe appropriato di circa un milione e 400mila euro destinandoli a spese personali. In primo grado Fiorito era stato condannato con rito abbreviato a 3 anni e 4 mesi, in secondo grado erano stati “eliminati” i quattro mesi ed erano rimasti i tre anni. 

 Tra le “spese personali”, secondo l’accusa, sarebbero figurati anche 29mila euro spesi per una vacanza in due in Sardegna e 19mila euro di ristrutturazione della sua villa al Circeo, una Bmw da 88mila euro, un fuoristrada Land Rover e una Smart, comprata nel febbraio 2012 per far fronte all’emergenza neve che sconvolse la capitale.

Il 24 luglio 2012 Franco Fiorito venne destituito da capogruppo regionale del PdL e al suo posto venne eletto Battistoni. Quest’ultimo riscontrò subito diverse irregolarità nei conti del partito, incaricando due revisori di controllare le carte della gestione Fiorito e poi denunciando Fiorito alle autorità competenti, avendo notato degli ammanchi ingiustificati.

Il 12 settembre, mentre esplodeva la “bomba Battistoni”, Fiorito veniva dichiarato indagato per peculato. Il 14 settembre Fiorito si autosospese dal Pdl per avere fatto in due anni 109 bonifici dal conto del Pdl al proprio conto corrente.

Nella mattinata del primo ottobre 2012 è stato interrogato dai magistrati della procura di Viterbo e iscritto nel registro degli indagati per i reati di calunnia e falso. Il 2 ottobre 2012 è stato arrestato per ordine della procura di Roma con l’accusa di peculato per aver utilizzato i fondi del partito per uso personale. E’ stato poi condannato per appropriazione indebita.

Silvana Cortignani

 


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