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Epidemie di ieri e oggi… c’è sempre responsabilità politica

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Quando starnuta Mao, il fondatore della Cina moderna, il mondo si ammala. Dicevano così quando l’Asiatica colpì 13 milioni di italiani, uno su quattro, cinquemila morti, strade vuote e ospedali strapieni. La raccomandazione delle autorità era: curatevi e un cinegiornale dell’epoca, raccontando che il virus  aveva colpito anche Gina Lollobrigida scherzava: ”mettetevi nei panni del bacillo, non le sareste saltati addosso?” e poi” ficcatevi al letto, chiudete le porte e non aprite a nessuno se non al medico e….alla suocera”. Poi, però, ammoniva: “tra qualche anno il girotondo ricomincerà, pensiamoci in tempo”.

A distanza di molto più di mezzo secolo, non pare che l’invito sia stato accolto. Le autorità politiche, si sa, paiono spesso facili alla distrazione o, comunque, non sono molto avvezze a prevenire, ritenendosi forse più portate alla repressione. Oppure, chissà, non vogliono turbarci con la memoria di cose brutte, il richiamo alla probabilità che si ripetano e le conseguenti azioni da fare per evitarlo.

Insegnarono gli imperatori romani che per ottenere il consenso bisogna dare alla gente panem et circenses, un po’ di pane cioè (perfino brioches, pensava l’imperatrice francese poi ghighliottinata Maria Antonietta) e il companatico dell’allegria, una sorta di a me gli occhi please però non verso il palco di Gigi Proietti ma su quanto a loro, alle autorità, interessa al momento.

Avvenne così anche all’inizio del ‘900 con l’epidemia chiamata spagnola, la quale non era neanche cinese ma del Kansas, dove i militari americani che lì si addestravano presero il virus e lo portarono nelle zone di guerra d’ Europa.  Due milioni di soldati che, senza sparare un colpo, furono all’origine di cento milioni di morti, tante sarebbero state le vittime dell’epidemia americana fatta passare per spagnola perché a parlarne per primi furono i giornali della Spagna, nazione che non partecipava alla guerra.

Le autorità degli Stati Uniti e delle altre nazioni belligeranti, invece, si guardarono bene dall’informare i loro popoli dai quali avevano bisogno di soldi e uomini per combattere. Quindi, colpevolmente tacquero.

Insomma, gira, gira, lì si va a finire, sulla politica, sugli interessi che la muovono, sulla serietà e competenza di chi la fa. Ma anche sulla capacità di  memoria, perché i governanti dei nostri anni, avessero appreso – se tutti la conoscono – qualcosa dalla storia, avrebbero, per esempio, aggiornato i piani nazionali anti pandemia lasciati impolverare invece nei cassetti così come scritti in anni passati. O, almeno, a giugno potevano non solo ipotizzare una seconda ondata del coronavirus (ora se ne prevede  anche una terza), ma, responsabilmente, prepararsi e prepararci in tempo. Almeno per quanto possibile.

Invece, panem et circenses, mojito e movida e… alla prossima!

Renzo Trappolini


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