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Estorsione con metodo mafioso, i tre complici condannati a 9 anni e 4 mesi ciascuno

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Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi

Mafia viterbese - Il blitz dei carabinieri del 28 novembre in cui è stato catturato David Rebeshi

Mafia viterbese – Il blitz dei carabinieri del 28 novembre in cui è stato catturato David Rebeshi

Roma – Mafia viterbese bis, tre condanne e due rinvii a giudizio per estorsione con metodo mafioso ai danni di due imprenditori viterbesi.

Saranno processati col rito ordinario dal collegio del tribunale di Viterbo i fratelli Rebeshi, mentre sono stati condannati a 9 anni e 4 mesi ciascuno, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, i tre presunti complici Must Lleshi, FIavio Hysa e Alban Kacorri.

A tutti e tre gli imoutati ricorsi al rito alternativo, difesi dall’avvocato Samuele De Santis (“Siamo pronti a ricorrere in appello”, preannuncia) è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso.

La decisione e arrivata alle 19,30 di ieri dopo un’udienza fiume durata oltre sei ore, al termine della quale si sono separate le strade dei cinque presunti criminali che sarebbero tutti legati dal comune filo conduttore di appartenere alla bandacdel boss Ismail.

I fratelli albanesi Ismail e David Rebeshi, di 37 e 31 anni, considerati esponenti di spicco della criminalità viterbese, difesi dall’avvocato Roberto Afeltra, sono stati rinviati a giudizio dal giudice Gaspare Sturzo del tribunale di Roma con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Presunte vittime un ristoratore di 53 anni e il titolare di una concessionaria di 40, entrambi viterbesi, dai quali avrebbero preteso con la forza la restituzione di somme di denaro, rispettivamente 4500 e 500 euro, che sarebbero state dovute per affari legati al salone Auto Riga di Bagnaia del boss Rebeshi, imprenditore anche nel settore dei locali notturni oltre che presunto narcotrafficante di cocaina.

Il ristoratore 53enne sarebbe stato minacciato di morte assieme alla sua famiglia nel locale che gestiva a Tuscania- E’ stata la sua richiesta di aiuto a far scattare la trappola dei carabinieri lo scorso 28 novembre. Due giorni prima, il 26 novembre, il concessionario quarantenne sarebbe stato inseguito in auto e messo all’angolo nella piazzola di sosta di un distributore quindi costretto con le minacce a versare la somma richiesta.

A chiedere il processo per i fratelli Rebeshi è stato lo stesso pm della Dda di Roma Fabrizio Tucci, già titolare col collega Giovanni Musarò dell’inchiesta “mafia viterbese”, della quale la vicenda sarebbe lo scontato seguito in quanto, secondo l’accusa il boss Rebeshi senior (condannato a 12 anni con l’aggravante del 416 bis lo scorso 11 giugno nell’ambito dei tredici arresti del 25 gennaio 2019 dell’operazione Erostrato) sarebbe il mandante dal carcere dei due episodi di estorsione con metodo mafioso sfociati il 28 novembre dell’anno scorso nell’arresto in flagranza di Rebeshi Junior e degli altri tre albanesi.

Il movente starebbe nella necessità da parte di Ismail di trovare urgentemente quattrini, recuperare soldi rivendicando crediti veri o presunti, per pagarsi le spese legali, in vista dei vari procedimenti penali che ormai da due anni a questa parte coinvolgono il presunto boss. Dall’operazione antidroga Ichnos, per cui è in carcere dal 26 novembre 2918 ed è stata chiesta la condanna di Ismail a sei anni per traffico di cocaina (si decide a gennaio) a “mafia viterbese”, la cui prima udienza si sarebbe celebrata di lì a breve a Roma, il 21 dicembre 2019, alla vigilia di Natale.

Silvana Cortignani


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