Roma – “La pandemia non può essere terreno di una battaglia politica: basta. Non alimentiamo inutili e pericolose polemiche”. Il ministro della Salute Roberto Speranza interviene alla camera e spiega i dati e i criteri seguiti per la collocazione delle regioni nelle aree rossa, arancione e gialla.
“Questo provvedimento è in piena continuità con le misure finora adottate” ha sottolineato a proposito del Dpcm del 3 novembre. “I numeri, che rappresentano persone in carne ed ossa, continuano ogni giorno drammaticamente a crescere, nel mondo siamo arrivati a un contagiato ogni 164 persone”.
E tuona con fermezza: “Fuori dalla battaglia politica le questioni scientifiche”. “Il virus – commenta – non ci dà tempo, non aspetta la conclusione delle nostre discussione”. Ogni settimana i dati dei contagi sono raddoppiati, “Non possiamo stare fermi e dobbiamo muoverci velocemente”.
Poi un attacco frontale alle regioni che dopo la firma del nuovo dpcm che divide l’Italia in tre differenti zone di rischio hanno polemizzato.
“Il governo con ogni dpcm e ordinanza si è assunto le proprie responsabilità. L’ordinanza firmata il 3 – spiega il ministro – è frutto di un lungo lavoro”.
“In tutte le fasi del nostro lavoro – chiarisce – c’è stato il pieno coinvolgimento delle istituzioni scientifiche cosi come delle regioni. I criteri di monitoraggio su 21 parametri sono stati condivisi con le regioni in due incontri, e da 24 settimane i parametri di riferimento vengono utilizzati senza che mai le regioni abbiano portato obiezioni. Il documento da cui derivano le scelte di fondo poste alla base del dpcm è stato redatto da un gruppo di lavoro con Iss e la stessa conferenza delle regioni. I dati posti alla base delle rilevazioni vengono caricati e la fonte dei dati sono le regioni”.
E da oggi, venerdì 6 novembre, l’Italia sarà divisa in tre zone. Rosse, arancioni e gialle in base alle criticità e al rischio di contagi.
“Essere in zona gialla, però – sottolinea il ministro Speranza – non significa stare al sicuro. In Italia non abbiamo zone verdi”.
