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“La più grande gratificazione è la felicità dei genitori quando riportano a casa il loro piccolo…”

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il 17 novembre è la giornata mondiale del prematuro e la Tin (Terapia intensiva neonatale) dell’ospedale Belcolle di Viterbo riunisce ogni anno in una grande festa tutti i “piccoli” che hanno formato nel corso degli anni la nostra “grande famiglia”.

Quest’anno purtroppo non è possibile incontrarsi fisicamente ma, come direttore Uoc, anche se da soli 45 giorni, non potevo non preoccuparmene e dimenticare la “Festa del prematuro”.

La terapia intensiva neonatale è una meravigliosa realtà, dove tutti gli operatori, medici e infermieri, lavorano con estrema professionalità e amore, creando un rapporto speciale con chi entra in questo reparto. Il cordone ombelicale con la Tin non si spezza mai e i nostri piccoli continuano non solo ad essere seguiti in follow up ma hanno piacere di partecipare ogni anno alla loro festa, anche se diventati grandi, sposati e a loro volta genitori.

Il reparto è ricco di foto, di frasi e di emozioni che papà e mamme lasciano come testimonianza di una esperienza lunga e dolorosa, ma resa più serena dalle “coccole”, ritenute sempre indispensabili per rendere più tollerabili i monitor, i ventilatori,i cateteri e le altre necessarie terapie.

La care è sempre stata prioritaria in Tin ed oggi come oggi è un patrimonio non solo degli operatori del settore, ma un modello tailor made di come accudire il neonato prematuro. Quindi non certo un vezzo ma una modalità di approccio al neonato, importantissima per favorire il suo sviluppo neuro evolutivo e comportamentale.

Medesima importanza è data alla promozione e sostegno dell’allattamento materno, tanto che questo ospedale è stato riconosciuto e accreditato qualche anno fa come “Amico del Bambino”, traguardo che fortunatamente questa azienda sanitaria ha sempre riconosciuto tra gli obiettivi primari da raggiungere.

Dietro a questo riconoscimento ufficiale c’è, in silenzio e senza clamore, il fare di medici e infermiere che hanno imparato ad agire, operare e trattare fisicamente il neonato prematuro con il rispetto dei suoi tempi, con movimenti dolci e lenti, senza rumori né luci abbaglianti. Questa è care, questa è professionalità, questo è amare il proprio lavoro, sapendo che non frutterà di salire alle luci della ribalta.

Ma la più grande soddisfazione e gratificazione è la felicità e la riconoscenza, che si leggono negli occhi dei genitori, quando riportano a casa il loro piccolo: “tutti insieme”, come da tanto aspettavano di fare. Questi sono gli stessi genitori che, a volte, hanno aspettato tanto di quel tempo affinché un medico desse loro imput positivi. 

E’ così che possiamo renderci conto che quei genitori hanno talmente tanto bisogno di noi che, per comprendere il nostro linguaggio, studiano la notte di cateteri, emocolture e respiratori quando magari durante il giorno si occupano di tutt’altro. Basti pensare che hanno scritto di sé come di “genitori a metà”, come se si sentissero persi senza infermiere e medici.

In fondo fra cure, intese come interventi strettamente medici e care, nel senso più ampio del concetto, c’è solo una vocale di differenza e il gioco di squadra è sempre vincente: non si possono separare e il bravo operatore sanitario in Tin presto capisce che va solo espressa, senza timori di essere considerato poco concreto, questa consapevolezza interiore che fa, di un medico e di un infermiere, un bravo medico e un bravo infermiere.

Non a caso nei paesi meno sviluppati e con meno risorse, la care è il rimedio primario.

A testimonianza di tutto questo c’è anche la presenza di associazioni di volontariato, una delle quali,” Aiutiamo i bambini di Belcolle” nasce da genitori di neonati prematuri, che sembrano vivere quasi qotidianamente la vita del reparto; tanta è la loro partecipazione alle iniziative della Tin. L’altra, Cuori di maglia” di Caprarola, anch’essa in silenzio, ha sempre contribuito con la donazione di cappellini e copertine fatte a mano per la care dei piccoli.

I piccoli prematuri, non a caso definiti grandi guerrieri, per la loro fragilità, hanno bisogno di tutti i grandi condottieri che ho incontrato nella Tin di Viterbo e alla dottoressa Rita Navas va la riconoscenza mia e di tutti, non solo in qualità di ottima professionista, ma di donna di grande umanità.

Quest’oggi quindi, nelle righe che seguono, oltre al pensiero di una mamma che ho voluto chiudesse questo nostro breve incontro con i lettori, c’è il giusto spazio anche per gli altri condottieri che hanno vissuto e vivono emozioni ,sensazioni, ansie, paure e stress quotidianamente nella gestione dei nostri piccoli prematuri durante il ricovero e fortunatamente nel lungo e doveroso follow up.

Una di noi “Riccardo l’ho conosciuto tra le mani di un collega al cambio turno. Un bimbo di poche ore di vita ma anche di poche settimane di gestazione. Solo 23 passate al giusto posto con la madre e poi un parto precipitoso.

Ora andava rianimato; la frequenza cardiaca troppo bassa, la saturazione non buona. Era troppo piccolo, non poteva farcela e nel mentre pensavo “Riccardo non oggi”, guardando il collega che parlava con i genitori. Poi ecco, la frequenza cardiaca: 60 ed ancora 90,100, 150 e rimane stabile. Corro anche io dai genitori e li conosco per la prima volta, con gli occhi lucidi e lo sguardo perso rivolto a terra. Non hanno bisogno di parole, loro leggono i tuoi pensieri nelle pieghe di ogni espressione. Riccardo è forte! E loro si riempiono di luce.

È così che accade tra una luce di un sensore, il suono di un allarme ed una linea in movimento su un monitor. E poi ci sono le mani che aprono i piccoli oblò delle incubatrici ed accarezzano quegli angeli di pochi grammi di peso. E ci sono mani frenetiche che tolgono, montano flebo, correggono numeri, misurano parametri, ripetono i conti. E con il cuore appeso e lo guardo fisso oltre il vetro ci sono le voci di mamma e papà, parole sussurrate d’amore e preghiere aggrappate al cielo. È così che a volte i bimbi si affacciano alla vita, dapprima solo la annusano. Riccardo oggi sorride e come lui e prima di lui: Chiara, Maria Sole, Sofia… grazie perché siete forti ed avete scelto un giorno lontano.

Mamma Antonietta dice “Ogni anno viviamo questo giorno organizzando un incontro speciale nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale. Quest’anno purtroppo non sarà possibile, ma questo non vuol dire che possiamo dimenticarci di loro. In molti non conoscono questo mondo; io stessa, prima di varcare quella porta, non sapevo cosa fosse la prematurità, sono mamma di tre guerriere nate alla 30esima settimana di gestazione. Si! Guerriere!

Sapete perché si chiamano così? Io lo so! La prima volta che le ho viste non riuscivo a vedere i loro volti perché i loro corpicini erano ricoperti di fili, sondini, mascherine; avrei tanto voluto ascoltare i loro pianti, ma gli unici suoni che riuscivo a sentire erano i beep dei macchinari che non riuscivo ad interpretare. Desideravo così tanto prenderle in braccio, ma in un certo senso avevo paura di farlo: erano così piccole! Alessandra, che era la più piccina, pesava 890 grammi. Ci pensate? Meno di un pacco di zucchero, ma i suoi accenni di sorrisi, vi assicuro che erano in grado di produrre più dolcezza di quel pacco di zucchero.

Le ho viste lottare con tutte le loro forze per prendersi il loro posto in questo mondo, un mondo che le porterà ancora ad affrontare molte battaglie. Ma io sono tranquilla, so che loro sono nate guerriere e sapranno affrontare e superare ogni ostacolo.

In questo giorno un pensiero va anche agli Angeli in camice ( è così che chiamo lo staff della Terapia Intensiva Neonatale); sono loro che combattono al fianco dei piccoli prematuri e dei loro genitori. Non riuscirò mai a ringraziarli abbastanza; grazie a loro sono quasi 6 anni che posso abbracciare le mie tre piccole: Alessandra, Elide, Irene, nate il 4 dicembre 2014. Grazie”.

Per tutto quanto sopra oggi potrete scoprire che uno dei meravigliosi scorci della nostra Viterbo sarà illuminato di viola. Scoprite quale….

Dottor Giorgio Bracaglia
Primario pediatria di Belcolle


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