Viterbo – Pronti, via! La seconda eliminatoria è in corsa. Stavolta, però, con i vecchi in panchina a far da numero a Conte quando, di notte, si raccomanda tanto di non uscire e all’algoritmo ospedaliero per decidere chi intubare e chi no.
Mò, intanto, vene Natale e, dicono, lo passeremo come a Pasqua, ma allora leggemmo sui social: “Oggi registriamo il primo caso di resurrezione”. Altri tempi e altri buontemponi, quelli che scrivevano dovunque “Tutto andrà bene”. E si è visto.
In verità, sempre sui social – fonte preziosa e veritiera per gli storici del dopocovid (che comunque ci sarà) – c’era chi chiedeva “Sapete per caso se ne usciremo migliori?”. Intanto, comunque, nessuno più ti angosciava con “Che facciamo a Pasquetta?”, bypassavamo il mercoledì delle ceneri quasi allegri perché anziché in quaresima entravamo in quarantena, su Facebook il dirimpettaio di quartiere, un po’ scocciato del solito Và pensiero, si informava “Che danno stasera al balcone?”.
Un romano con rudimenti di geografia economica scriveva “Prima i cinesi, mò i lombardi. Non è che ‘sto virus attacca chi lavora troppo?” e quando Conte decretava sui centimetri proclamando “distanti ma uniti!”, un altro capitolino ferrato in storia patria notava “Stamme a un palmo da dietro a Roma è stato sempre uno stile di vita, adesso è decreto legge!”.
I nostalgici fantasticavano “Se avanzamo tossendo, ce ripiamo l’impero”; i più attenti avvertivano “Si è alzato lo stato di allerta da ‘sti caxxi a me cojoni”. A proposito di anatomia, poi, gli esperti – il cui numero come noto “supera i contagiati” – invitavano a lavarsi spesso e a non toccarsi naso, viso, bocca, occhi. Restavano libere le altre parti del corpo e i patrioti non potevano non considerare “E’ la prima volta che siamo chiamati a salvare il paese grattandoci i co… Quindi, non possiamo fallire!”, mentre l’igienista imprecava “muoio dalla voglia di sapere se ho avuto il virus e l’ho ammazzato con acqua e sapone”.
Il noto professore incitava alla resistenza contro il virus dicendo “Adesso tocca a noi” e così… a la guerre comme à la guerre, ma chiamando il termometro termoscanner, i normali sputazzi droplets e la ritirata lockdown, i parenti diventati per decreto congiunti (ognuno a suo modo).
Il solito depresso commentava “Sono anni che mi dicono: circondati di persone positive. Me lo ripetano adesso” e perfino il ladro – riferisce Osho – ammoniva “Lo dico contro i miei interessi, non uscite, restate a casa!”.
E’ la quarantena. Per lo zoologo “Un panda mangia in media dodici ore al giorno e una persona in quarantena mangia come un panda. Per questo si chiama pandemia”.
Il governo dà “tre parole d’ordine per sopravvivere: non mollare mai” e il capo ordina “Fermiamoci oggi per correre domani”, ma l’esperto di vita vissuta consiglia “Se avete sintomi sospetti, non andate dal medico, andate da chi vi sta particolarmente antipatico” e il filosofo della politica, riconoscendo che la pandemia dimostra che siamo tutti uguali, precisa “Fino alla scomparsa del coronavirus”. Dall’aldilà fanno capolino su Whattsapp le immagini di Andreotti e Craxi: “Ve mancamo, eh?”.
Che dire di più? Canta Francesco Guccini “Se son d’umore nero allora scrivo; di solito ho da far cose più serie, costruir su macerie o mantenermi vivo”.
Speriamo.
Renzo Trappolini
