Viterbo – “Coronavirus, sbrighiamoci a erogare i contributi”. Il bilancio di previsione è stato approvato e così il maxiemendamento voluto da opposizione e maggioranza. Alvaro Ricci, capogruppo Pd, si chiede a che punto sia l’amministrazione nel predisporre gli atti.
Si tratta di erogare contributi a categorie particolarmente colpite dall’emergenza Covid, commercianti, operatori del settore cultura, famiglie e studenti.
“Non ho ancora avuto modo di vedere gli avvisi – precisa Ricci – la politica, seppure in ritardo, qualcosa l’ha fatta, ma quanto stanziato deve arrivare a destinazione”. Siamo a novembre inoltrato. “Occorre che si diano una svegliata – prosegue Ricci – con massima trasparenza e pubblicità, in modo che arrivino i soldi a chi ne ha bisogno e non finiscano in avanzo”. Ovvero, inutilizzati. Non sarebbe un bel segnale, visto il periodo.
Anche perché si tratta di somme non trascurabili, anche se l’opposizione in prima battuta aveva previsto cifre anche superiori. Sono 351mila euro ad attività commerciali, di cui 200mila per contributo affitti e 100mila alle spese sostenute per l’adeguamento a norme anticovid. Quindi, 50mila euro alla scuola, su connessioni wifi a famiglie che non ne hanno la possibilità, per garantire la didattica a distanza e altrettanti per hardware e garantire il sostegno alla studio. Agli operatori del mondo della cultura, altri 50mila euro.
Il Coronavirus si sta facendo sentire nella Tuscia e nel capoluogo in particolare. “Per questo dobbiamo tutti darci da fare – continua Ricci – ognuno per la propria parte. Facciamo lavorare la Asl e l’amministrazione comunale non perda tempo.
Queste risorse devono arrivare, ma al momento, non ho visto ancora procedure pubblicate”.
Centinaia di migliaia di euro, quelli stanziati con il maxiemendamento probabilmente in questa fase valgono più di tante parole, anche belle, che potrebbero essere spese magari in sedute di consiglio di consiglio straordinarie dedicate al tema, come si sta pensando a palazzo dei Priori. “Io direi per ora lavoriamo di più e parliamo di meno”.
Giuseppe Ferlicca
