Viterbo – Il comune nega per due volte l’iscrizione all’anagrafe a un extracomunitario. L’uomo ricorre e il tribunale gli dà ragione: palazzo dei Priori era tenuto a concederla.
Proveniente dal Gambia, aveva il permesso temporaneo per motivi umanitari. A raccontare la disavventura, stigmatizzando la scelta del settore anagrafe, è stato Giacomo Barelli (Forza civica), in consiglio comunale.
“Per due volte – spiega Barelli – è stata negata la residenza a un cittadino extracomunitario. Non una ma due volte, appellandosi al decreto legge Salvini del 2018. L’uomo, del Gambia, aveva un permesso temporaneo per ragioni umanitarie”.
Dopo avere formalizzato domanda di protezione internazionale presso la questura, era stato accolto in un progetto di prima accoglienza in città, in un appartamento. Quindi, aveva avanzato richiesta al comune per essere iscritto. “Vedendosela negare – ricorda Barelli – ha presentato ricorso e il comune si è opposto. L’uomo, dopo il primo no aveva reiterato la domanda, di nuovo bocciata”.
C’è stato anche un passaggio curioso. “Il comune ha chiesto alla prefettura – continua Barelli – se il comportamento tenuto fosse quello corretto. Ma la prefettura ha risposto nella sostanza che non sono loro a dover interpretare la legge, non avendone competenza, sottolineando l’obbligo dell’ufficio comunale ad attenersi alle disposizioni di legge”.
A interpretare la legge ci hanno pensato i magistrati. Il comune aveva dichiarato irricevibile la richiesta, adducendo come ragione, le modifiche introdotte nel decreto Salvini, per cui i richiedenti protezione internazionale non potevano essere iscritti all’anagrafe.
Invece, il tribunale ha dato ragione al gambiano. “Perché la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo specifico del decreto Salvini – spiega Barelli – essendo in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione, per il quale siamo tutti uguali davanti alla legge. Sanciva una disparità fra richiedenti asilo e altre categorie di stranieri per l’iscrizione anagrafica”.
Il commento di Barelli è netto: “L’ennesima brutta pagina, con un cittadino costretto a rivolgersi alla magistratura per far valere un suo diritto e non si capisce come mai l’anagrafe abbia agito così. Chissà se si continua ancora su quella linea e se ci sono stati altri episodi”.
Il sindaco Giovanni Arena si augura di no: “Verificherò ed eventualmente li renderò pubblici”.
Giuseppe Ferlicca
