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Oltre 22mila euro della droga sotto sequestro, bocciato il ricorso della moglie di Ismail Rebeshi per averli

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La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Roberto Afeltra

L’avvocato Roberto Afeltra

Viterbo – Oltre 22mila euro nascosti tra le medicine. Secondo il tribunale di Viterbo che ne ha disposto il sequestro a carico di David Rebeshi, il fratello del boss di mafia viterbese Ismail, erano provento dello spaccio. 

I carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo e della stazione di Soriano nel Cimino li hanno trovati nella sua abitazione, nel quartiere del Murialdo, mentre gli notificavano un’ordinanza d’arresto in carcere per detenzione di droga. Ma secondo la moglie del fratello, Laura Zaharia, anche lei albanese, di 33 anni, quel denaro era suo.

Motivo per cui, assistita dall’avvocato Roberto Afeltra, ha presentato ricorso in cassazione contro l’ordinanza del 7 febbraio scorso con cui il tribunale di Viterbo ha rigettato l’opposizione proposta dalla donna nei confronti del provvedimento, deducendo di essere lei la proprietaria della somma sequestrata.

Il ricorso è stato però dichiarato inammissibile lo scorso 16 luglio dalla suprema corte.

“L’impugnazione – si legge nelle motivazioni pubblicate il 2 novembre – in quanto proveniente da un soggetto terzo diverso dal destinatario del provvedimento di sequestro, portatore di un interesse meramente civilistico, doveva essere proposta per il tramite di un difensore munito di procura speciale, la cui mancanza costituisce causa originaria di inammissibilità del ricorso”.

Per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, Rebeshi è stato condannato in via definitiva a 2 anni e 8 mesi, metà trascorsi  in carcere e metà ai domiciliari. Pena finita di scontare sei giorni prima della perquisizione nella sua abitazione. 

Nell’appartamento, condiviso con la compagna, i carabinieri hanno trovato 22.250 euro, tutti in banconote da 50, nascosti tra le medicine. Sono stati sequestrati perché “ritenuti direttamente collegati all’attività illecita di traffico di sostanze stupefacenti di David Rebeshi”. 

Lo scorso 28 settembre, nel frattempo, Rebeshi junior è stato condannato a un ulteriore anno di reclusione, in primo grado, per l’arresto del 14 agosto 2019 a Belcolle, dove si era recato a trovate la figlia appena nata, nonostante fosse stato espulso dall’Italia pochi mesi prima, dopo aver finito di scontare la condanna a due anni e otto mesi per spaccio. 

Il 31enne è stato quindi nuovamente arrestato, il 28 novembre 2019, stavolta per estorsione con metodo mafioso in concorso con altri tre albanesi, ai danni di un ristoratore e di un concessionario.

In seguito alla contestata aggravante del metodo mafioso sono finiti sotto la lente dei pm Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci della Dda di Roma, gli stessi che hanno indagato su mafia viterbese, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “mafia viterbese bis”, in cui è coinvolto come presunto mandante (per pagarsi le spese legali dei vari processi) anche il fratello Ismail Rebeshi, condannato a 12 anni lo scorso 11 giugno per associazione di stampo mafioso.

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte di Tucci e Musarò, in cinque, tra cui entrambi i fratelli Rebeshi, compariranno il prossimo 18 novembre davanti al gup del tribunale di Roma.

Silvana Cortignani


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