Ronciglione – Riprende oggi il processo a Andrea Landolfi, il pugile 31enne romano a processo per omicidio davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone con l’accusa di avere ucciso la fidanzata Maria Sestina Arcuri, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, lanciandola dalle scale di casa della nonna, a Ronciglione, dove la coppia stava trascorrendo il weekend con l’anziana e il figlioletto di lui di cinque anni.
L’accusa cita nonna, mamma e due zie di Andrea
Prosegue la sfilata dei testi dell’accusa. Per questa udienza il pm Franco Pacifici ha citato la mamma di Andrea, Roberta Landolfi, 50 anni, le zie Paola e Monica, di 42 e 55 anni, nonché l’unica testimone oculare, assieme al figlioletto dell’imputato, ovvero nonna Mirella Iezzi, 81 anni.
Roberta e le sorelle potranno avvalersi della facoltà di non rispondere, in quanto parenti dell’imputato. La nonna, invece, è obbligata a rispondere, in quanto indagata in procedimento connesso, e sarà assistita da un legale, Gianluca Fontana con cui è parte civile al processo contro il nipote, accusato di averla colpita mentre soccorreva Sestina, procurandole la frattura di tre costole con una prognosi superiore ai 40 giorni.
Quattro donne per un imputato
Nonna Mirella, che ha cresciuto il nipote col marito, avendolo avuto la figlia da giovanissima, ha sempre difeso a spada tratta Andrea, cui è legatissima, sostenendo fin dal principio la versione della caduta dalle scale.
Zia Monica è la figlia che vive a Campagnano, cui Mirella si è rivolta la notte della tragedia per farsi venire a prendere a Ronciglione, dopo essere stata congedata dal pronto soccorso del Sant’Anna col consiglio di rivolgersi a un’altra struttura per fare una lastra. L’ha recuperata il genero, con il quale sarebbe tornata a Campagnano, reacndosi la mattina successiva al pronto soccorso del San Filippo Neri di Roma, dove è rimasta fino al pomeriggio.
Zia Paola, di appena una decina di anni più grande di Andrea, sarebbe per lui quasi una sorella. Secondo l’accusa, in passato, sarebbe stata aggredita dal nipote in uno dei suoi scatti di violenza e ne conoscerebbe bene l’indole che, per il pm Pacifici, avrebbe condotto il giovane all’omicidio della fidanzata che la notte del presunto delitto voleva lasciarlo.
Mamma Roberta, invece, è stata la prima a raggiungere il figlio al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle. Secondo la procura, tra le familiari e l’imputato ci sarebbe stato un fitto scambio di telefonate, che si sarebbero succedute per tutta la notte fino all’alba.
Decine di telefonate ai familiari la notte della tragedia
I difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini hanno contestato il famoso centinaio di telefonate tra Landolfi, la nonna e gli altri familiari nel cuore della notte.
“Si tratta non di telefonate ma di contatti, in tutto 99, non nel cuore della notte, ma da mezzanotte alle 18 del 3 febbraio, comprese le chiamate senza risposta e i messaggi, non solo tra i familiari, ma anche con altre persone, tra cui il 118 e i familiari di Sestina. Nel conto ci sono anche le telefonate della nonna alle figlie e al genero, mentre si recava in ospedale e mentre stava al pronto soccorso del San Filippo Neri”, hanno detto durante una delle udienze della scorsa estate i due legali.
La nonna: “Ho raccolto io Andrea e Sestina, e lei stava bene”
Nel corso di un’intervista telefonica rilasciata a Tusciaweb lo scorso mese di dicembre Mirella Iezzi ha ribadito la sua verità su quanto è successo nella sua casa di via Papirio Serangeli a Ronciglione la notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso.
Fin dall’inizio ha sempre sostenuto la tesi dell’incidente, prendendo le difese del nipote. “Hanno sporcato me e Andrea in tutte le maniere, ma non è vero niente, perché io ho raccolto Andrea e Sestina, tutti e due. Sestina stava bene. Non è vero che era in coma. Quando il personale dell’ambulanza le ha messo il collare, si è lamentata, non lo voleva mettere. E’ stata lei a dire che voleva andare a dormire, non in ospedale”.
Mirella “ombra” del nipote
Non ha perso un’udienza del processo, seduta da sola in prima fila, con indosso guanti e mascherina, perché col Covid solo lei che è parte civile può stare in aula, mentre gli altri familiari, la mamma, le zie e la sorella, sono costretti ad aspettare fuori. Solo un paio di volte le si è seduta a fianco la nipote, per via di uno scompenso cardiaco, dato che soffre di cuore.
Al nipote, che non può più abbracciare a fine udienza, come le era permesso prima del Coronavirus, manda baci quando ne incrocia lo sguardo. Lui ricambia, seduto nel box per i detenuti, “l’acquario”, e non più vicino ai difensori per via delle norme anticontagio.
Saluta sempre i giornalisti Mirella, e ogni volta ricorda: “Andrea per me è come un figlio, è cresciuto a casa mia, è un bravissimo ragazzo, incensurato, con la passione del pugilato, come il nonno, e un diploma di operatore sociosanitario. Di lavoro faceva il badante a un disabile, i cui familiari hanno scritto una lunga lettera in cui dicono tutto il bene possibile di Andrea. Non l’ha lanciata, lui era innamorato di Sestina, sono caduti insieme”.
Silvana Cortignani



