Viterbo – (sil.co.) – Pellet a prezzi stracciati su internet, ma è una truffa.
Al via il processo a una presunta banda composta da sei criminali, cinque uomini e una donna, imputati di associazione per delinquere.
Titolare dell’inchiesta, partita a fine 2015, il sostituto procuratore Massimiliano Siddi. Le indagini hanno riguardato tutto il territorio nazionale. Si parla di un giro d’affari di decine di migliaia di euro. Le vittime avrebbero creduto di ordinare pellet di abete o faggio, ma dopo averlo pagato cifre tra i 300 e i mille euro il combustibile non sarebbe mai arrivato.
Due degli imputati sono una coppia, composta da un 44enne e dalla compagna 38enne, C.P. e C.B., residenti a Vetralla: lui condannato in primo grado, nel settembre 2019, a sei anni di reclusione per tentata estorsione e estorsione. C’è poi il padre della donna, M.B., 74 anni, originario di Portici, in provincia di Napoli. Gli altri due sono invece: A.M., un 67enne di Montalto di Castro residente a Ventimiglia e G.L.G., un 71enne di Terni.
Il 44enne, attualmente detenuto, era presente all’udienza scorato dalla polizia penitenziaria.
Il 71enne ternano ha chiesto al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei di essere giudicato col rito abbreviato condizionato all’ascolto di alcuni testimoni. Diciannove le parti offese, mentre gli imputati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di reati contro il patrimonio, con un’organizzazione criminale di uomini e mezzi, in particolare con l’utilizzo di siti internet.
Presunta mente del sodalizio, secondo l’accusa, il 44enne di Vetralla, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, mentre la compagna è considerata il suo alter ego, promotrice e organizzatrice, che avrebbe messo a disposizione la partita Iva indicata nel sito internet e la sua utenza telefonica. Il padre della donna avrebbe preso contatti con i fornitori da truffare, mentre il 71enne umbro avrebbe gestito per conto dell’associazione un altro sito internet a suo nome. Il 67enne del litorale, invece avrebbe messo a disposizione il proprio piazzale come deposito del pellet e i mezzi per andare a prenderlo.
L’organizzazione criminale avrebbe creato appositi siti web sui quali vendere il pellet a prezzi molto concorrenziali. I clienti attraverso la rete, avrebbero seguito il percorso indicato dagli stessi siti per l’acquisto del combustibile, versando le somme richieste attraverso carta di credito, postepay o paypal, su un conto corrente specifico con la promessa della consegna del combustibile ad accredito avvenuto, cosa che puntualmente non avveniva.
Il processo entrerà nel vivo il prossimo 13 aprile quando saranno sentiti i primi testimoni.

