Civita Castellana – (sil.co.) – Picchia la ex compagna e anche la suocera con una mano e con l’altra tiene in braccio il bimbo di pochi anni che piange terrorizzato.
Era la sera del 6 dicembre 2016 e la convivenza durata cinque anni con la madre di suo figlio era finita da sei mesi, quando lei se ne era andata, chiudendo definitivamente una relazione tormentata.
“Era una cosa insopportabile, si era trasformato in un mostro, per non sentirlo più mi chiudevo in bagno, quando l’ho lasciato sono rinata”, ha detto la vittima, una quarantenne, al processo davanti al giudice Silvia Mattei in cui è imputato un uomo di Civita Castellana.
Il giorno dell’aggressione, erano stati a colloquio con le maestre dell’asilo. “Avevo chiesto loro se il bimbo socializzava, perché lo vedevo che tendeva a mettersi da parte. Lui, quando siamo venuti via, è andato su tutte le furie, mettendo in mezzo mio nipote: ‘Ha due anni e nemmeno parla’”, ha spiegato la quarantenne.
“Eravamo sotto casa dei miei con le rispettive macchine. A un certo punto ha preso nostro figlio in braccio, poi con la mano libera mi ha tirato per il foulard che avevo al collo e ha cominciato a sbattermi contro l’automobile. Meno male che mi ha fatto volare via gli occhiali, perché a un certo punto, sempre con nostro figlio in braccio che piangeva terrorizzato, mi ha sferrato un pugno in piena faccia, talmente forte che non ho capito più niente. Dopo di che si è avventato sua mia madre che era intervenuta per difendermi, picchiando anche lei”, ha proseguito la vittima.
“Grazie a una vicina che lo ha distratto, sono riuscita a riprendere il bambino e mi sono chiusa in macchina col piccolo, che urlava e piangeva disperato, mentre lui batteva i pugni sulla portiera. Intanto io chiamavo i carabinieri, che però mi hanno detto che avrei dovuto chiamarli prima, mentre era in corso l’aggressione, chissà come facevo, poi di farmi refertare in ospedale e quindi andare a sporgere denuncia. Intanto lui si era messo davanti al cofano per bloccarmi e quando sono finalmente riuscita a partire, mi ha inseguito fino a casa”, ha concluso.
Non è stata la sola denuncia sporta contro l’ex dalla donna, che si è costituita parte civile al processo con l’avvocato Claudia Polacchi, mentre l’ex è difeso dall’avvocato Walter Pella.
Sollecitata dall’accusa, la quarantenne ha raccontato anni di vessazioni e angherie: “Bisognava dividere a metà, al centesimo, tutte le spese di casa. Gli assorbenti però non erano compresi, perché quelli erano solo per me, quindi erano tutti a carico mio. Poi io dovevo pagare il mutuo, perché l’idea di accendere un mutuo era venuta a me. C’era un conto corrente cointestato apposta, dove dovevo mettere i soldi della rata. E se io non li avevo, perché ai tempi facevo ripetizioni e non sempre ci arrivavo, allora dovevo farmeli dare dai miei genitori”.
“Se volevo invitare i miei a cena, dovevo aspettare che fossero presenti anche i suoi, così si faceva una cena sola. Non voleva che festeggiassi il mio compleanno con la mia famiglia, come piace a me, dato che ho una sorella gemella. Per telefonare a mia madre, aspettavo che lui non fosse in casa, perché si scocciava. Quando ho partorito, non ha voluto che chiamassi i miei, tanto c’era lui e bastava”, ha proseguito.
“Non voleva che mettessi scarpe col tacco alto, altrimenti lo superavo in altezza. Una volta che mi hanno chiamato per un incarico a scuola, mi ha dato della poco di buono perché mi ero fatta i capelli e avevo messo un filo di trucco. Sono andata via quando non ce l’ho fatta più. Era un periodo che se di notte mi svegliavo, lui non dormiva mai. Lo trovavo a occhi aperti che mi fissava. Ho temuto che volesse ammazzarmi”, ha sottolineato.
“Quando l’ho lasciato è successo di tutto, minacce continue, con frasi tipo ‘ti tornerà tutto con gli interessi’, mentre a nostro figlio diceva che aveva una cattiva madre. In compenso sono rinata, negli ultimi tempi tutti mi dicevano che non mi si riconosceva più, che non ero più io. Da quando me ne sono andata, sono rinata”, ha ribadito fino all’ultimo.
