Viterbo – “Flagellazione e Pietà di Sebastiano del Piombo-Michelangelo sono tenute male. Non secondo me. Ma secondo tutti. Le tavole sono esposte male e il museo civico, purtroppo, dal crollo in poi, sembra essere più un magazzino che un museo”. E’ il punto di vista di Antonio Rocca, studioso di storia dell’arte che si è occupato dell’opera di Sebastiano del Piombo. Nello specifico Pietà e Flagellazione. “Pietà, Flagellazione e cappella Mazzatosta – aggiunge poi Rocca – sono indubbiamente le tre cose più importanti che abbiamo qui a Viterbo, e sono assolutamente occultate”.
Viterbo – Lo storico dell’arte Antonio Rocca
Antonio Rocca, quale importanza rivestono le opere di Sebastiano del Piombo conservate al museo civico Luigi Rossi Danielli di Viterbo?
“Sono opere fondamentali. Partiamo dalla Pietà. Non solo il disegno è di Michelangelo, come ampiamente dimostrato, ma anche l’inventio è di Michelangelo. Stiamo quindi parlando di un’opera molto importante, che attira anche l’attenzione dei più grossi studiosi di Michelangelo. E non sono soltanto io a dirlo. Tutti testi del ‘500, Vasari per primo, ci dicono che l’inventio è di Michelangelo, che i disegni e il cartone sono di Michelangelo e che addirittura Vasari utilizza proprio l’espressione ‘fu finita da Sebastiano del Piombo’. Ciò sta a significare che Sebastiano del Piombo ha messo mano nel perfezionamento dell’opera. Quindi riconoscere la presenza forte di Michelangelo in quella tavola credo che sia una cosa universalmente riconosciuta. Anche perché ci sono i disegni agli Uffizi, ci sono gli schizzi dietro la tavola. Dunque la presenza fortissima di Michelangelo è evidente. Sia nella Pietà che nella Flagellazione. Anche in quest’ultimo lavoro il momento dell’ideazione da parte di Michelangelo è centrale. Perché le accademie che vengono formandosi nella seconda metà del ‘500 sono accademie che fanno riferimento al disegno. E per disegno non si intende il momento tecnico con cui uno, con la matita fa un disegno. Per disegno si intende la progettazione. Il disegno interiore. Ciò che conta e rende l’artista tale, differenziandolo da un tecnico, è proprio il momento dell’inventio. E sia per la Pietà che per la Flagellazione, l’inventio è michelangiolesca. Occultare questa cosa è curioso”.
Secondo lei, Pietà e Flagellazione, come sono tenute?
“Pietà e Flagellazione sono tenute male. Non secondo me. Ma secondo tutti. Le tavole sono esposte male e il museo civico, purtroppo, dal crollo in poi, sembra essere più un magazzino che un museo. Che ci sia bisogno di mettere mano al museo Luigi Rossi Danielli è una verità sotto gli occhi di tutti. Tant’è che pure il comune di Viterbo ha pensato di rinnovare gli spazi di palazzo dei Priori per spostare le tavole di Sebastiano del Piombo. Ma su questo andrebbe aperto un altro discorso…”.
Quale?
“L’idea di bucare una collezione per prendere i pezzi più importanti, separarli dal resto ed esporli in mezzo a un po’ di lucine colorate, non è un’idea da storici dell’arte o museologi. E’ un’idea da vetrinisti. Se si decidesse di spostare Pietà e Flagellazione, cosa che è possibile, la cosa andrebbe fatta in maniera razionale, spostando tutta la collezione moderna. Perché il museo deve raccontare una storia. Il museo civico nasce per raccontare la storia della città. Vogliamo razionalizzare la narrazione? Facciamolo in maniera organica. Non prendendo due opere e basta. Sarebbe semplicemente delirante. Le opere vanno tenute e lette insieme in un percorso che non sia di mero ‘appoggio al muro’, ma sia un percorso narrativo. Cosa che obiettivamente manca completamente”.
Viterbo – Museo civico – La Pietà di Sebastiano del Piombo-Michelangelo
Che fare quindi per ridare dignità a Flagellazione e Pietà?
“Il discorso è complesso e non si esaurisce in una battuta. Ripeto, la collezione moderna non dovrebbe essere smantellata. E credo che su questo, chiunque abbia un minimo di coscienza e di conoscenza debba convenire. La Pietà e la Flagellazione sono una delle tre cose più importanti che abbiamo qui a Viterbo”.
E la terza qual è?
“La cappella Mazzatosta nella chiesa di Santa Maria della Verità. Proprio accanto al museo civico di piazza Crispi. Flagellazione, Pietà e la cappella Mazzatosta affrescata da Lorenzo da Viterbo sono indubbiamente gli eventi artistici più rilevanti che riguardano la storia di Viterbo. E su questo non credo che ci possa essere la minima discussione. Quindi, nell’ambito di una organizzazione della narrazione della storia cittadina, o si fa in modo, col museo civico, di arrivare fino al 1469, data della Mazzatosta, oppure si parte si parte dal 1400. Ma indubbiamente la cappella Mazzatosta va collegata alla narrazione del museo civico. Anche perché sarebbe un attrattore spettacolare”.
Perché la cappella Mazzatosta è così importante?
“La cappella Mazzatosta è un evento unico, che c’abbiamo noi e che rappresenta l’ultimo sogno dell’ultimo bizantino. Rappresenta il momento più alto e il momento finale, la catastrofe del progetto di un’Europa unita. L’idea di riunificare la chiesa orientale e la chiesa d’occidente raggiunge con lo Sposalizio della Vergine di Lorenzo da Viterbo la sua massima visualizzazione. E questo non lo dico solo io”.
In più, la cappella Mazzatosta è stata restaurata da Cesare Brandi…
“E questo già di per sé basterebbe per andarla a visitare e venire a Viterbo. In quanto pietra miliare del restauro moderno”.
Viterbo – La cappella Mazzatosta
La cappella Mazzatosta è anche un’opera fondamentale dal punto di vista storico…
“La cappella è un’opera di straordinario valore artistico. E un’opera collegata anche alla figura del cardinal Bessarione e alla nascita della biblioteca marciana. Quindi stiamo parlando di un fenomeno di valenza internazionale. E qui c’è il grande mistero. Il grande enigma della comunicazione turistica viterbese”.
Quale?
“Saranno trent’anni che vivo a Viterbo e non ho mai visto un cartello che segnalasse ai turisti l’esistenza della Pietà, della Flagellazione e della cappella Mazzatosta. Sono indubbiamente le tre cose più importanti e sono assolutamente occultate”.
Secondo lei perché?
“E’ inspiegabile. Forse è autolesionismo. E’ affascinate. E’ un mistero che andrebbe studiato. Persino nel sottopasso di piazza Crispi che porta al museo, anche lì non abbiamo un’immagine né della Pietà, né della Flagellazione. E questo è estremamente curioso”.
Viterbo – Museo civico – La Flagellazione di Sebastiano del Piombo-Michelangelo
Torniamo alla sistemazione della Pietà e della Flagellazione di Sebastiano del Piombo-Michelangelo…
“Di base sono piuttosto contrario a smontare. Diciamo che al museo civico, con una cifra che non è enorme, si potrebbe prima rimettere in sesto la sala che subì il crollo e vedere innanzitutto se è possibile una narrazione ottimale. Qualora si decidesse di spostare tutta la collezione moderna, avrebbe dignità se fosse collocata all’interno di palazzo dei priori, perché palazzo dei priori è uno splendido palazzo rinascimentale. Però, la prima cosa che bisogna far capire alle persone, e su cui l’amministrazione comunale dovrebbe investire, è comunicargli l’importanza della cappella Mazzatosta e di queste due tavole dipinte da Sebastiano del Piombo e ideate da Michelangelo affinché il museo civico diventi una meta turistica di altissimo rilievo. Basta un po’ di comunicazione e la gente viene. Lo hanno dimostrato Vittorio Sgarbi con Sutri e i ragazzi del Colle del duomo qui a Viterbo con il museo, il palazzo dei papi e la cattedrale”.
Viterbo – Museo civico – La Pietà di Sebastiano del Piombo-Michelangelo
Che idea s’è fatto da quello che è emerso dall’inchiesta di Tusciaweb a proposito del museo civico di piazza Crispi e delle di Sebastiano del Piombo?
“Innanzitutto, da cittadino, mi sento di ringraziare il giornale. Questo è il giornalismo: tirare fuori le questioni. E poco importa se si creano frizioni o se qualcuno lo possa ritenere poco opportuno. Anzi, il giornalismo si vede proprio qui. Quando si ha il coraggio di tirare cose che potrebbero suscitare frizioni. Discutiamo dei fatti, poi le questioni se le risolvano tra di loro. Un giornale deve tirar fuori i fatti. E le cose che sono emerse in questi due primi articoli che sono usciti sono cose che è giusto che vengano messe all’attenzione dell’opinione pubblica, dei conoscitori e dei tecnici. Il lavoro del giornalista deve evidenziare dei problemi. Questo lo avete fatto e questo è fondamentale. Perché i beni che sono conservati nel museo civico non sono di nessuno, nel senso che sono di tutti. E quando dico tutti, parlo anche delle generazioni future. Quello che avete fatto è un lavoro importante e spero di leggere altre cose. Meno male che qualcuno continua a fare questo lavoro come si deve. Ciò che rende un giornale degno di essere letto. Poi, scendendo nel dettaglio, quello che avete rilevato si inscrive all’interno di un’opacità assoluta che avvolge queste opere e l’intera storia rinascimentale viterbese. Io vado spesso al museo civico e quando arrivano degli amici ce li porto. E ogni volta che vado rimango sempre stupefatto dall’amaro privilegio di essere lì da soli. Quando sono andato a Londra a vedere la mostra di Sebastiano del Piombo-Michelangelo ho fatto un’ora di fila e ho pagato 18 sterline. Invece a Viterbo, dall’allestimento alla conservazione, alla presentazione, all’illuminazione, ai pannelli di esplicazione, complessivamente si ha la sensazione di una trascuratezza che ci chiama tutti a dover in qualche modo agire. A partire dagli uffici competenti. In prima istanza e per dovere. Non per hobby. Non è un hobby, è un dovere o almeno dovrebbe”.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotogallery: Il museo civico di piazza Crispi – La cappella Mazzatosta – Video: Incuria e abbandono




