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“Scuole, il contratto sulla Dad genera solo confusione…”

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Silvia Somigli, segretario organizzativo regionale Uil Scuola

Silvia Somigli, segretario organizzativo regionale Uil Scuola

Viterbo - Il primo giorno di scuola

Viterbo – Il primo giorno di scuola

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Quello sulla didattica a distanza (Dad) non è un contratto è un decreto che invece di semplificare e dettare regole precise, genera confusione per la gestione delle scuole. Vanno poste le basi per un vero contratto professionale. Per questo il nostro sindacato da deciso di non firmare. Tuttavia siamo ancora ancora disponibili, a patto che si inverta la politica dirigista e si adotti quella del confronto.

Bisogna parlare con il linguaggio della verità, chiedendo a tutti i segretari regionali di ascoltare con attenzione le richieste e le difficoltà delle persone che tutti i giorni vivono la scuola. A loro vanno date risposte. Servono scelte politiche che pongano al centro la salute delle persone, la sicurezza dei lavoratori e degli studenti. Va superato l’attacco ideologico al lavoro dipendente.

In prima linea, oggi come nei mesi scorsi, resta il personale della scuola che ha fatto di tutto per consentire il ritorno in classe di milioni di studenti. Usciamo dalla realtà virtuale, dalle narrazioni della politica che non consentono mediazioni e misure adatte al momento che stiamo vivendo. E affrontiamo la realtà.

Non si può guardare alla scuola con gli occhiali del secolo breve, lenti vecchie. Siamo abbastanza antichi per sapere che non si firmano ultimatum.

Un contratto è una mediazione, uno scambio. Alla rigidità delle norme e dei provvedimenti amministrativi è preferibile e utile il contratto, quale strumento flessibile per eccellenza e di tutela per i lavoratori. Dobbiamo uscire dall’ideologia che vede il lavoro a scuola, sicuro, gestibile, assicurato e facile. Non è così.

I temi da affrontare sono complessi così come la situazione contingente. E questi temi sono salute, sicurezza sul lavoro, privacy, piattaforme informatiche, diritti di immagine, strumenti, tempi, nuove modalità di lavoro per i diversi profili professionali.
Un contratto che non affronta i nodi cruciali delle tutele ai lavoratori. I “fragili” ostinatamente ignorati. I “quarantenati”, che seppur non contagiati, vivono condizioni familiari e personali psicologicamente pesanti, affatto considerate. I dirigenti scolastici che si vedono consegnare una gestione sempre più esplosiva, complicata da nuovi problemi e da nessuna soluzione, rispondono direttamente della sicurezza dei luoghi di lavoro e dei lavoratori. Su questi temi non si possono accettare ultimatum e trattative gestite alla bisogna.

La contrattazione, che obbliga reciprocamente le parti, non può essere imposta, va condivisa. Quindi diciamo no a contratti per adesione, ma per convinzione.

Fin dall’inizio abbiamo sostenuto la centralità della scuola in presenza. Indispensabile. Abbiamo anche corso il rischio di essere giudicati poco innovativi, poco moderni. La scelta, che confermiamo, era di puntare sugli insegnanti, sulla loro professionalità, responsabilità, libertà di insegnamento e di pensiero. Insegnare è diverso da tenere gli studenti a scuola.

Insegnare non è accendere a un desktop o agli schermi dei cellulari, ma accendere idee, fare domande e svegliare dubbi. Nonostante la criticità delle circostanze, i dirigenti scolastici e i nostri insegnanti, con tenacia, fiducia, resilienza e impegno hanno inventato la Dad, con le loro risorse, i loro strumenti, la loro rete di connessione.

Oggi questo lavoro sembra dimenticato e alla gratitudine si stanno sostituendo gli obblighi scaricando tutte le responsabilità sui dirigenti scolastici e su tutto il personale.

Silvia Somigli

Segretaria regionale Uil scuola Viterbo


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