Soriano nel Cimino – Riceviamo e pubblichiamo – La notizia della messa in vendita della Torre di Chia, alle porte di Soriano nel Cimino, dove Pier Paolo Pasolini visse e scrisse Petrolio e Lettere Luterane dovrebbe suscitare un moto di indignazione, tra quanti, hanno a cuore l’identità culturale e storica di un Paese e di un territorio.
Pasolini se ne innamorò nel 1964, esplorando la Tuscia mentre girava “Il Vangelo secondo Matteo”, e sei anni più tardi ne diventò il proprietario e elesse la Torre a proprio ritiro negli ultimi anni di vita.
In fondo, la messa in vendita, a prezzo di mercato, di un luogo così significativo e simbolico della cultura italiana sembra prefigurare uno degli scenari descritti dal grande intellettuale: quello di un Paese, completamente spoliticizzato e privo di memoria storica, incapace di preservare i propri luoghi, le proprie tradizioni, i propri valori materiali e simbolici, sotto la pressione di una modernizzazione senza modernità, dove le uniche cose che sembrano contare davvero sono il mercato, il consumo e i loro simboli.
Di fronte al rischio che questo bene, così carico di suggestioni, possa finire sul mercato, sarebbe necessaria una mobilitazione delle istituzioni (da quelle di prossimità, comune e provincia), alla regione ed al governo nazionale per trovare le risorse (in fondo, neanche tantissime), affinché la Torre di Chia possa essere acquistata per farne una delle sedi permanenti di studi pasoliniani, un centro studi, collocato nel cuore dell’Alto Viterbese, dove Pasolini, la sua critica alla modernità e al consumismo, la sua denuncia della mutazione antropologica che ne è conseguita, possano essere gli strumenti attraverso i quali provare a raccontare il presente e a ripensare il modello di sviluppo delle aree interne, dove il superamento di antichi insediamenti contadini rischia di lasciare il posto all’abbandono e allo spopolamento.
In fondo, guardare il presente attraverso l’attualità del pensiero pasoliniano può essere anche un modo per provare a ragionare di futuro, in questo contesto pesantemente segnato dalla crisi.
Da questo punto di vista, questa vicenda può essere davvero un’occasione.
Ma le istituzioni si diano una mossa!
Giancarlo Torricelli

