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“Smaltimento rifiuti, il dirigente Ernesto Dello Vicario ha fatto il suo dovere”

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Viterbo - Operazione "Vento di maestrale" - Il blitz di carabinieri e polstrada in comune in via Garbini

Il blitz di carabinieri e polstrada in comune in via Garbini

Ernesto Dello Vicario col suo avvocato all'uscita dal tribunale

Ernesto Dello Vicario col suo avvocato all’uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti - Maurizio Tonnetti (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all'uscita dal tribunale

Maurizio Tonnetti (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all’uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti - Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all'uscita dal tribunale

Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all’uscita dal tribunale

il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi

Viterbo – Mancata pulizia delle caditoie, cumuli di sacchetti dell’immondizia fuori orario, mancato o insufficiente servizio di spazzamento. Disservizi all’ordine del giorno, sei anni fa, nel capoluogo, a causa di un appalto sottodimensionato alla Viterbo Ambiente e della sospensione imposta dalla Regione Lazio del conferimento in discarica tra i mesi di febbraio e giugno 2014.

Al centro una presunta truffa da un milione e mezzo di euro a danno dei contribuenti: costi gonfiati per servizi quasi inesistenti.

Erano gli ultimi mesi dell’anno quando la proposta contenuta nel Pef del gestore di un adeguamento del canone per il servizio di spazzamento da 392mila a un milione e 600mila euro per l’anno successivo finì al vaglio del consiglio comunale, scatenando un vespaio di polemiche che hanno dilaniato la politica viterbese e non solo.

E’ finita che la discussa variante, mai approvata, è sfociata nei due filoni “Viterbo città della monnezza” e “discarica di casale Bussi” della maxinchiesta Vento di Maestrale della procura della repubblica.

Il bilancio fu di nove arresti nel blitz congiunto di carabinieri e polizia del 3 giugno 2015 e di due processi in corso, uno a carico di sette imputati legato a Ecologia Viterbo e l’altro ai tre imputati scaturiti dalle indagini sulla controversa vicenda Comune-Viterbo Ambiente. 


In tre a processo per truffa, frode e falso

Davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei è ripreso ieri il processo all’allora dirigente comunale Ernesto Dello Vicario difeso da Giovanni Labate, al direttore tecnico della società Francesco Bonfiglio e al consigliere Maurizio Tonnetti. Tutti e tre finiti cinque anni fa ai domiciliari su richiesta del pm Massimiliano Siddi, devono rispondere di truffa, frode e falso.


“Il dirigente Dello Vicario ha rispettato l’iter”

Un anno fa, all’udienza dell’8 ottobre 2019, fu sentito il consulente Stefano Vignone, incaricato a suo tempo dalla procura di passare al setaccio il contratto di Viterbo Ambiente e verificare la congruità degli emolumenti, mentre in città cresceva lo scontento per una serie di disservizi.

Ieri, sugli stessi temi, sono stati sentiti due consulenti delle difese, uno dei quali l’ingegnere Salvatore Genova per il difensore Labate, che ha spiegato come, a suo modo di vedere, l’imputato Dello Vicario non abbia fatto altro che il suo dovere. “Ha sempre rispettato l’iter”, ha detto. 

“Il ruolo apicale spettava al Dec e al Rup non al dirigente. Dello Vicario aveva il compito di predisporre gli atti secondo quanto disposto dalle altre due figure in raccordo tra loro. Le sanzioni, ad esempio, venivano proposte dal Dec e ratificate dal Rup. E l’iter è stato sempre rispettato”, ha spiegato il perito di parte, secondo il quale appalto e sanzioni sarebbero congrui.


“Solo il sindaco poteva risolvere il contratto”

“Si trattava di un appalto da circa 8 milioni di euro l’anno, con tariffe di 120-120 euro a utente, su un totale di 68mila abitanti. Sono state elevate 52 sanzioni su 68 richieste, per un totale di 96.500 euro, pari allo 0,4% del valore del contratto. Insufficienti a risolvere il contratto – ha spiegato il perito della difesa – evento possibile solo in due casi, se le sanzioni avessero superato il 10% del valore dell’appalto o se avessero superato un tot, caso questo in cui nessuno potrebbe prendersi la responsabilità, perché tante e troppe sono le relative variabili che andrebbero verificate”.

Il consulente ha quindi sottolineato il ruolo non del dirigente, ma semmai della politica nel prendere una decisione così ardua e foriera di rogne per la pubblica amministrazione e la stessa cittadinanza.

“La decisione di risolvere il contratto d’appalto sarebbe spettata al sindaco – ha proseguito quindi Genova – il quale un minuto dopo, trattandosi di un servizio essenziale, avrebbe dovuto individuare altro soggetti cui affidare temporaneamente il servizio di igiene pubblica, attrezzandosi immediatamente per predisporre una gara”.

“Prova ne sia – la conclusione del perito – che ad oggi l’appalto a Viterbo Ambiente, nonostante la vìcenda giudiziaria, è sempre in essere. E non solo non è stato mai revocato, ma è stato addirittura prorogato”. 

Silvana Cortignani


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