Viterbo – “Le strutture territoriali residenziali e semiresidenziali e i servizi territoriali ambulatoriali e domiciliari sanitari, sociosanitari e socioassistenziali sottopongano tutto il personale operante all’esecuzione del test antigenico con una cadenza non superiore a 15 giorni”. Lo dispone con una lettera l’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato.
Una novità che non lascia indifferenti i sindacati.
“Fare i tamponi antigienici nelle strutture territoriali sociosanitari e socioassistenziali eccetera è giusto e sacrosanto. Ma bisogna pensare anche ai lavoratori. Sia ai lavoratori con contratto subordinato. Sia ai lavoratori con partita Iva o con altre forme di contratto atipiche che non hanno alcuna tutela nel momento in cui risultano positivi al Covid 19. Ecco, l’interrogativo che sottoponiamo alla Regione Lazio, consapevoli che fare i tamponi è giusto, è proprio questo: ma ai lavoratori, invece, chi ci pensa?”.
A dirlo è il segretario regionale della Uil Viterbo, Giancarlo Turchetti. Accanto a lui, nell’ufficio sindacale di Corso Italia 68 a Viterbo, e al di là del vetro che lo separa dal segretario regionale, c’è pure Maurizio Bizzoni della segreteria Uil Fpl di Viterbo, il sindacato di categoria che si occupa di sanità.
Viterbo – I sindacalisti della Uil Giancarlo Turchetti e Maurizio Bizzoni
Il casus belli, si fa per dire, l’ha posto una lettera dell’unità di crisi della regione, del presidente Nicola Zingaretti, per la gestione dell’emergenza Covid. Inviata e arrivata in questi giorni nella cassetta delle lettere di associazioni di categoria, direzioni generali e direzioni sanitarie Asl e ai comuni. Fatta, poi, pare recapitare anche ai diretti interessati. Le strutture territoriali residenziali e semiresidenziali, e i servizi territoriali ambulatoriali e domiciliari sanitari, sociosanitari e socioassistenziali.
Nella lettera firmata dall’assessore regionale D’Amato sta scritto testualmente quanto segue: “Si dispone, pertanto, che le strutture territoriali residenziali e semiresidenziali e i servizi territoriali ambulatoriali e domiciliari sanitari, sociosanitari e socioassistenziali sottopongano tutto il personale operante all’esecuzione del test antigenico con una cadenza non superiore a 15 giorni. A tal proposito si ricorda che la scrivente amministrazione con la determinazione 26 ottobre 2020, n. G12433, ha approvato l’elenco delle strutture sanitarie autorizzate all’esercizio per l’attività di diagnostica di laboratorio abilitati all’esecuzione dei test antigienici basati sull’identificazione degli antigeni del virus Sars Co V-2 a partire da campioni di secrezioni respiratorie ottenuti mediante tampone naso e orofaringeo”.
L’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato
L’oggetto della lettera della regione Lazio è: “emergenza epidemiologica da Covid 19. Raccomandazioni per l’esecuzione di test antigenico al personale operante nelle strutture”.
E infatti, il vero referente della lettera del governo regionale sono i lavoratori delle strutture cui il mittente fa riferimento. Lavoratori di due tipi, vista l’esistenza attorno a queste strutture di altri soggetti imprenditoriali, come appunto le cooperative e i liberi professionisti, che dovranno essere sottoposti obbligatoriamente a test antigenico ogni 15 giorni. Due volte al mese. Fra l’altro, il tampone è gratuito o a pagamento? Semmai fosse a pagamento, chi paga? Il lavoratore? La cooperativa? La struttura? La regione?
“I lavoratori che ruotano attorno a queste strutture sono di due tipi – spiega infatti Maurizio Bizzoni della Uil Fpl -. I lavoratori con contratto subordinato che hanno diritto a mantenere il posto di lavoro semmai dovessero risultare positivi al Covid. Ci sono poi i lavoratori con partita Iva o con altre forme di contratto atipiche che non hanno alcuna tutela nel momento in cui dovessero risultare positivi al Covid 19”.
Secondo Bizzoni, i lavoratori con forme di contratto atipiche che ruotano attorno alle strutture sociosanitarie accreditate potrebbero arrivare a “rappresentare fino al 20% dell’intera forza lavoro”. Insomma, svariate famiglie di lavoratori.
Viterbo – Il segretario regionale della Uil Giancarlo Turchetti
Quale è il dubbio dei sindacalisti della Uil? “Il problema è uno. Anzi due – aggiunge Bizzoni -. Se un lavoratore a partita Iva o con contratto atipico risulta positivo al Covid, una volta che è guarito il posto di lavoro lo ritrova oppure no”. Ma il governo non ha detto che fino a marzo non si può licenziare? “Certo – risponde ovviamente Bizzoni -, ma questa cosa non vale per i liberi professionisti o per chi ha un contratto atipico. Insomma, secondo i sindacalisti della Uil, “fermo restando che i tamponi sono giusti – dicono entrambi -, è altrettanto giusto che questi lavoratori, una volta finita la malattia, tornino al loro posto. Quindi è giusto che la regione Lazio li tuteli”.
Dello stesso avviso è Turchetti, che chiama in causa anche lui governo regionale e nazionale. “Il governo – dice Turchetti – deve pensare sia ai lavoratori con contratto di lavoro subordinato, attraverso, come ha fatto, con la cassa integrazione e l’infortunio Covid, sia ai lavoratori con partita Iva o con altre forme di contratto atipiche che non hanno alcuna tutela nel momento in cui risultano positivi al Covid 19”.
Viterbo – Il sindacalista della Uil Fpl Maurizio Bizzoni
I due sindacalisti, Turchetti e Bizzoni, temono anche un altro problema. “Il test antigenico – spiega Bizzoni – se dovesse risultare positivi, dovrà comunque essere confermato dal test molecolare. Solo se il test molecolare risulta positivo, allora e soltanto a quel punto il lavoratore ha contratto il Covid. Ma se invece il molecolare, ripetuto, dovesse dare esito negativo, allora a quel punto il paziente non è positivo al Covid”.
Nel frattempo però, una volta fatto il test antigenico e il risultato dovesse essere positivo, nel frattempo il lavoratore viene mandato a casa. ed è lo stesso assessore D’Amato a chiarirlo nella lettera recapitata in questi giorni. “In caso di positività al test – si legge infatti – il servizio o la struttura dovrà attivare tutte le procedure di isolamento fiduciario già definite nei provvedimenti e ordinanze regionali”.
Roma – La sede della regione Lazio
“Ecco – sottolinea Bizzoni – se il test antigenico dovesse risultare positivo e quello molecolare negativo, ma intanto il lavoratore è stato a casa, quei giorni chi glieli paga? Ricordiamoci che stiamo parlando di partite Iva e contratti atipici dove i lavoratori vengono di fatto pagati a giornate di lavoro… lavorate. E il lavoratore in questione sarebbe stato pure a casa senza nemmeno avere il Covid. Ma non avendo lavorato, rischia pure di perdere i soldi di quei giorni. E poi, siamo sicuri che verrebbe ripreso di nuovo a lavorare?”.
Infine, le motivazioni dell’obbligo al tampone per i lavoratori. Quelle riportate nella lettera della regione. “L’evoluzione dell’emergenza epidemiologica caratterizzata da un progressivo quanto repentino aumento dei casi sul territorio regionale – sta scritto nella lettera firmata dall’assessore alla sanità D’Amato – prevalentemente caratterizzati da pazienti asintomatici, impone la necessità di rafforzare le misure di prevenzione nelle strutture sanitarie sociosanitarie e socio assistenziali, a tutela della popolazione di pazienti assistiti”.
Daniele Camilli




