Viterbo – “Nell’edilizia della Tuscia ci sono più lavoratori in nero che regolari”. E’ la sintesi di una lunga intervista fatta al segretario sindacale della Feneal Uil di Viterbo e Rieti, Francesco Palese, che, dal suo punto di vista, oltre 30 anni nel settore, ha fatto il quadro del mondo dell’edilizia e delle condizioni di vita di manovali e muratori dopo il primo lockdown e nella fase attuale del’emrgenza Covid.
Segretario Palese, in che condizioni si trova l’edilizia della Tuscia dopo il lockdown e come sta affrontando adesso questa nuova stagione dell’emergenza Covid?
“L’edilizia è sempre stato un settore altalenante con momenti splendidi dove si lavorava di gran lena e momenti come ora dove per la cantieristica non ci sono più grandi risorse. Attualmente le aziende, dopo il lockdown, hanno ripreso l’attività lavorativa, anche se in misura ridotta, facendo rientrare tutti i lavoratori dalla cassa integrazione. Durante il lockdown le aziende hanno chiuso”.
Viterbo – Francesco Palese della Feneal Uil
Quante sono le aziende edili della Tuscia?
“Eh… su questo bisognerebbe chiarire i dati. Se andiamo alla Camera di commercio le imprese edili sono circa 1400 in tutta la Tuscia. Se andiamo in cassa edile ci troviamo di fronte a 600-700 aziende che versano regolarmente la cassa edile. E qui c’è un grande problema, ossia capire come mai ci sono aziende che continuano a lavorare nel settore senza versare la cassa edile. Cosa che è previsto dal contratto di lavoro”.
E non versare i contributi alla cassa edile cosa significa?
“Significherebbe non lavorare. Quindi non si capisce perché queste aziende continuino a lavorare. Oggi c’è il Durc (il documento unico di regolarità contributiva ndr). Ciò vuol dire che, quando inizi un cantiere, devi essere regolare all’Inps, all’Inail e alla cassa edile, altrimenti il lavoro non lo potresti fare. E su questo c’è una gran colpa degli amministratori che, forse per conoscenza delle aziende, forse per assenza di mezzi o per altre motivazioni, farebbero lavorare le aziende senza questo documento”.
Per amministratori chi intende?
“Quelli che danno le licenze a costruire. Poi ci sono gli appaltatori, ci sono i privati che danno in appalto la costruzione della loro abitazione. Anche su questo l’appaltatore avrebbe l’obbligo di controllare la regolarità dell’azienda”.
Che cos’è la cassa edile?
“La cassa edile è un istituto che supporta i lavoratori in merito ad alcune prestazioni che i lavoratori possono chiedere. Ad esempio prestazioni sanitarie, ortodontiche, oculistiche, ortopediche. La cassa edile è un in più del servizio sanitario che rimborsa il 50% della fattura della prestazione che il lavoratore riceve. In appoggio alla cassa edile c’è anche il fondo Sanedil costituito a livello nazionale”.
Quindi se un’impresa non versa contributi alla cassa edile i lavoratori non beneficiano dei servizi che prevede…
“Esatto. Ci rimette il lavoratore. In più c’è la legge che prevede che l’azienda non possa esercitare la propria attività se non ha un documento di regolarità contributiva e la cassa edile è uno di quegli istituti che comprende anche il Durc”.
Un cantiere di lavoro (immagine di repertorio)
Quale è, oggi, la condizione di lavoro di un operaio del settore edile?
“I contratti prevedono delle retribuzioni di base uguali per tutti, poi ci sono i contratti provinciali che integrano quello nazionale a livello territoriale. Quali sono le condizioni che vivono i lavoratori? Le assunzioni vengono fatte quasi tutte a part time e anche su questo ci sarebbero da dire una miriadi di cose…”
…la cosa più importante?
“La cosa più importante del part time è che noi vogliamo capire come un manovale, un muratore, possa lavorare a part time. Ciò significa che dopo 4 ore di lavoro va a casa? Interrompe perché ha finito le 4 ore e se ne va? Il part time, è bene preciso, non prevede lo straordinario. La maggior parte delle imprese, non tutte, utilizzano questo tipo di contratto”.
E quale è il sospetto del sindacato?
“Il sospetto è che questi operai lavorino di fatto otto ore. Quattro vengono retribuite come da contratto e 4 fuori busta…”
…in nero?
“Esattamente. Questo è il sospetto. Purtroppo quello dell’edilizia è un settore poco controllato, anche perché l’ispettorato ha pochi mezzi e persone a disposizione e deve gestire i controlli anche in altri settori”.
Come è la giornata di un lavoratore edile?
“La vita di un’operaio edile è un po’ così. Si esce di casa la mattina alle 6 e, quando va bene, si rientra alle 6 di sera. Il contratto prevede di lavorare dal lunedì al venerdì. Poi ci sono gli straordinari che possono essere fatti il sabato e la domenica”.
Un cantiere di lavoro (immagine di repertorio)
Gli operai dell’edilizia lavorano tutto l’anno oppure soltanto in determinate stagioni?
“Gli operai dell’edilizia che lavorano tutto l’anno si contano sulle dita di una mano. Sono pochissime le aziende che assumono a tempo determinato. Chi è assunto a tempo indeterminato lavora tutto l’anno, ma i casi sono veramente pochi. Chi è assunto con contratto a tempo determinato, la stragrande maggioranza dei lavoratori, viene chiamato a lavorare prevalentemente durante la stagione estiva. Da giugno a ottobre”.
E per il resto dell’anno un manovale di cosa vive?
“Vive di disoccupazione. Quando ci rientra”.
…e chi non ci rientra?
“Chi non ci rientra non ha altre indennità di cui possa beneficiare”.
E come vive?
“Questo è il grosso problema”.
E come si manifesta questo problema?
“I lavoratori si arrangiano”.
In che modo?
“Magari accettano di lavorare al nero. Basta che si lavora. Perché poi la spesa bisogna farla”.
Cosa comporta lavorare in nero?
“Non puoi rivendicare nulla e sei sottopagato. Una giornata lavorativa di un operaio che sta al nero sono 70-80 euro al giorno. Senza cassa edile, senza copertura infortunistica, senza copertura previdenziale per le malattie. Chi lavora al nero queste cose non ce l’ha. Oppure poter subire un infortunio e non poterlo giustificare”.
E un lavoratore in nero quando si fa male di solito cosa fa?
“Se l’infortunio è grave e comporta una disabilità fisica, solitamente il lavoratore fa richiesta della pensione di invalidità”.
Perché proprio la pensione di invalidità?
“Perché viene data non in base al fatto che tu abbia lavorato regolarmente oppure no, ma in base al fatto che tu abbia o meno una menomazione fisica e non puoi più lavorare. Non c’è una giustificazione da dare. C’è solo una richiesta di invalidità che poi l’Inps valuta e concede in base all’invalidità certificata”.
Operai al lavoro (immagine di repertorio)
Dal punto di vista della sicurezza sui posti di lavoro, secondo voi, come sono messi i cantieri della Tuscia?
“Diciamo che la grandissima parte delle aziende si sta attrezzando perché ha capito che più infortuni ci sono all’interno dell’impresa e più penalità hanno da parte dell’Inail rispetto ai costi che dovrebbero versare allo stesso istituto. Poi come organizzazioni sindacali abbiamo messo in campo i rappresentanti territoriali dei lavoratori ai quali le aziende possono chiedere collaborazione per sistemare il cantiere”.
Quanto pesa il lavoro nero sull’edilizia?
“In termini percentuali penso che un buon 30-40% dei lavoratori al nero ci sono. In Camera di commercio ci sono 1400 aziende edili. In cassa edili le aziende che versano regolarmente diventano poi 600-700”.
I lavoratori edili in nero invece, secondo il sindacato, quanti potrebbero essere?
“Potremmo arrivare anche a 3 mila lavoratori in nero. Le aziende che invece non regolarizzano a pieno potrebbero essere 600-700. Ma stiamo parlando di aziende di piccola dimensione, perché quelle grandi le regole le rispettano”.
Quanti sono i lavoratori dell’edilizia che lavorano regolarmente?
“I lavoratori certificati, ossia in regola, in cassa edile sono 2200. Poi c’è anche l’uso dei contratti metalmeccanici in edilizia…”
…e questo cosa comporta?
“Comporta che il lavoratore non ha tutte le caratteristiche dell’edile. Quindi non può utilizzare i nostri enti bilaterali, come l’ente scuola per la formazione oppure il comitato paritecnico per la sicurezza o la cassa edile per le prestazioni che eroga”.
Perché un datore di lavoro dovrebbe proporre il contratto dei metalmeccanici anziché quello dell’edilizia?
“Perché costa meno. E questo è un altro grande problema del settore. Non c’è una legge che obbliga l’azienda ad adottare il contratto previsto. Noi però diciamo che se c’è un lavoro prettamente edile da fare, non ci può di certo andare un’azienda metalmeccanica”.
Tornando invece ai lavoratori in nero e a quelli certificati, secondo i vostri dati nell’edilizia della Tuscia ci sarebbero più lavoratori irregolari che regolari…
“Esatto. La situazione potrebbe essere questa”.
Un cantiere di lavoro (immagine di repertorio)
Il mondo dell’edilizia come sta affrontando il nuovo Dpcm e in generale tutta quanta la normativa seguita al primo lockdown?
“Ad oggi il problema non è così elevato. Le imprese stanno continuando a lavorare. Anche perché l’orario di chiusura delle 18 lo consente. Il problema però è un altro…”
Quale?
“Ci sono delle imprese che ci comunicano delle casse integrazioni con data di partenza 8 agosto e fine 20 novembre. Soltanto che ce le comunicano adesso che siamo a novembre. La cosa dovrebbe essere contestuale”.
Per fare in modo che i lavoratori prendano la cassa integrazione nei tempi previsti?
“Non solo. Il problema è che i decreti del governo, a causa del Covid, non prevedono l’immediatezza della comunicazione. Però, per serietà, andrebbe comunicato subito…”
E perché?
“Perché a me, chi me lo dice che tu l’8 agosto hai veramente messo in cassa integrazione il lavoratore senza invece farlo continuare a lavorare per poi chiedere la cassa integrazione a copertura dello stipendio oppure aspettando l’erogazione della stessa per permettere agli operai di mettere in tasca qualcosa? Magari il governo potrebbe stare più attento a questa modalità e fare i controlli. Ma siccome i controlli non li fa nessuno ecco che siamo da capo a dodici”.
Che agibilità ha il sindacato? Riesce ad entrare sui cantieri di lavoro?
“Ci sono cantieri dove puoi entrare perché, magari, conosci l’azienda o molti lavoratori. Un tal modo puoi entrare anche durante l’orario di lavoro. Altrimenti in molto casi entri all’ora di pranzo. Sono pochissime le aziende che non fanno entrare nessuno, evitando ogni contatto tra sindacato e lavoratori”.
Quindi, secondo quanto dice, ci sono aziende nella Tuscia che impediscono l’accesso dei sindacati sui cantieri…
“Sono pochissime, però ci sono”.
Ultima domanda, la normativa Covid è rispettata sui cantieri?
“Sì, questo te lo posso garantire”.
Daniele Camilli




