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Ha ucciso e straziato il corpo di Norveo Fedeli, la procura chiede l’ergastolo per il 23enne americano

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Norveo Fedeli

Norveo Fedeli

Omicidio Fedeli - Michael Aaron Pang

Michael Aaron Pang

Omicidio in via San Luca - Il magistrato Eliana Dolce

Il magistrato Eliana Dolce durante il sopralluogo in via San Luca

Fausto Barili

L’avvocato di parte civile Fausto Barili coi familiari della vittima

Viterbo – Ha ucciso e straziato il corpo di Norveo Fedeli, la procura chiede l’ergastolo per il 23enne americano Michael Aaron Pang. I cinque familiari che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Fausto Barili hanno invece chiesto, oltre alla condanna, anche un milione di euro di risarcimento. Non per i danni materiali, ma per la “perdita parentale”.

A distanza di un anno e mezzo esatto dal feroce delitto che all’ora di pranzo del 3 maggio 2019 ha scosso il capoluogo, è giunto oggi al rush finale davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Silvia Mattei il processo per omicidio volontario e rapina al grafico pubblicitario giunto in Italia dal Kansas tre mesi prima che ha massacrato a colpi di sgabello in testa “finché non si è più mosso” il titolare 74enne della storica jeanseria di via San Luca. 

La pm Eliana Dolce, ricostruendo il feroce delitto, ha chiesto anche la pena accessoria di tre mesi  di isolamento diurno, senza concedere alcuna attenuante e con la doppia aggravante di avere ucciso per rapina e con crudeltà la vittima.

Tra i primi ad accorrere sulla scena del crimine, il magistrato ha spiegato come entrando nel negozio per il sopralluogo abbia visto coi suoi occhi la scia di sangue lunga 5-6 metri che da davanti al bancone conduceva al retrobottega dove il cadavere, trascinato dal suo assassino prima della fuga, è stato trovato riverso a terra, faccia in giù, in una pozza di sangue.  

“C’erano schizzi di sangue ovunque”, ha proseguito la pm, parlando di “condotta efferata e sprezzante”, di un omicidio con tutte le aggravanti,  commesso in pieno centro in pieno giorno, ai danni di una vittima fragile come può esserlo un ultrasettantenne.

“Nessuna traccia di colluttazione. Fedeli, colpito prima da un pugno in piena faccia che gli ha fracassato il naso e reso il viso una maschera di sangue, è stato poi massacrato con 17 sgabellate concentrate tutte sulla testa.”, ha detto.

“La prima sgabellata, sferrata frontalmente con la parte della seduta, con talmente tanta violenza che si è rotta ed è volta via, gli ha sfondato il capo, provocandogli un’emorragia al cervello.  Le altre, sferrate con quel che restava dello sgabello, trovato con le gambe piegate, lo hanno raggiunto dietro mentre era già stramazzato sul pavimento, completamente inerme, forse già incosciente”, ha proseguito, ripercorrendo la dinamica del delitto, alla luce degli esiti degli esami della scientifica e dell’autopsia condotta per la procura dal medico legale Mariarosaria Aromatario. 

“Infine l’ultimo sfregio – ha ricordato più volte la pm – quando Pang ha calpestato con i piedi la testa di Norveo Fedeli, con una violenza tale da lasciargli l’impronta della suola della scarpa, mentre il poveretto era faccia a terra, con le mani completamente imbrattate di sangue”. 

“Un’azione efferata dall’inizio alla fine”, ha ribadito il sostituto procuratore Dolce, spiegando il perché dell’aggravante della crudeltà, contestata a metà processo dopo avere sentito i tanti testimoni “tecnici” dell’accusa.

E ancora: “Nessun dubbio sull’intento omicidiario di Pang. Anche se fosse stato aggredito, avrebbe avuto tutto il tempo di allontanarsi e di fermarsi. Invece, dopo avergli dato un pugno e avergli sferrato una prima sgabellata alla fronte, gliene ha date almeno un’altra ventina, se si considera che sono 17 quelle che hanno fracassato la testa di Fedeli. Più altre che non sono andate ‘a buon fine’. ‘Finché non si è pià mosso’, come ha ammesso lo stesso Pang”.

Senza alcuna attenuante: “Dobbiamo pensare alla vittima che, mentre era a terra inerme, in una pozza di sangue, si è vista calpestare il capo da Pang”, ha concluso, chiedendo l’ergastolo con tre mesi di isolamento diurno.

Nulla cambia, per il difensore di parte civile Fausto Barili, la presunta scarsa attendibilità di uno dei testimoni chiave dell’accusa, il titolare di una money transfer e due negozi di kebab, a Viterbo e Vetralla, riascoltato questa mattina in aula su richiesta della difesa. L’uomo, un 57enne d’origine pakistana, la cui deposizione è stata caratterizzata da molte contraddizioni e non ricordo, è lo stesso cui Pang avrebbe confidato che il padre ad aprile gli aveva tagliato i fondi e che doveva vendersi pure il telefono e la play station per rimediare i soldi per il biglietto aereo per tornare negli Stati Uniti. 

Oggi ha detto che Pang gli aveva detto che sarebbe tornato dal Kansas col denaro per rilevare l’attività di Vetralla e che il padre e la madre del 23enne gli avevano fatto pervenire somme consistenti tramite money transfer.

“Qualunque fosse la ragione per cui le sue ‘carte di debito’ erano vuote, lui stesso ha detto di non avere nemmeno verificato, nonostante né il 30 aprile, né il 2 maggio siano passate. Di sicuro, il venerdì mattina del delitto, venendo a Viterbo da Capodimonte per recarsi da Fedeli, Pang sapeva che da quel negozio non se ne sarebbe andato a mani vuote”, ha concluso l’avvocato Barili, chiedendo anche lui la condanna al ‘fine pena mai’, oltre al risarcimento di un milione di euro per la perdita parentale patita dai familiari del commerciante 74enne. 

I difensori Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi discuteranno il prossimo 16 novembre, giorno previsto per la sentenza. 

Silvana Cortignani


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