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“Vorremmo tutti un Natale normale, ma non siamo più bambini e piangere non serve”

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Cesare Cremonini

Cesare Cremonini

Bologna – “Un Natale intimo non vuol dire infelice. Ognuno di noi vorrebbe un Natale normale, come da bambini. Ma bambini non siamo più e piangere non serve”.

Cesare Cremonini lancia il proprio messaggio sui social in vista delle festività natalizie.

“Al di là delle considerazioni economiche che non mi competono, al di là del dolore delle famiglie che vivono separate e lontane, la cui sofferenza merita rispetto – ha scritto il cantautore bolognese – se non apparteniamo a delle famiglie numerose che spero restino unite, oggi, in piena pandemia, litigare per un bisogno così intimo da appartenere proprio a tutti, mi sembra inutile. Ognuno di noi vorrebbe un Natale normale, ‘come da bambini’. Anche io. Ma bambini non siamo più e piangere non serve”.

“Non ho ricordi recenti di un Natale da carovana, con grandi tavolate e schiamazzi sputanti – ha aggiunto Cremonini -. In casa mia sopravvive l’idea di un Natale sobrio e intimo, molto tradizionale. Siamo stati in tanti anche noi. Poi in quattro da alcuni anni. Ora in tre. L’eco dei ricordi è quello delle numerose telefonate (ancora a rete fissa) da parte dei pazienti di mio padre per gli auguri, a cui io mi divertivo a rispondere per primo, fantasticando sui vari dialetti che si esprimevano dall’altra parte della cornetta. Tra un dotto’ e un dutaur, con mio padre che fingeva di conoscere tutti. ‘Chi era babbo?’. ‘Non l’ho capito’. Mia madre rideva. Aneddoti di un periodo in un cui i medici erano parte stessa della famiglia di tante persone”.

“Un Natale all’attesa della nascita di Gesù, con il presepe in ceramica – ha ricordato il cantautore -, rigorosamente non dipinto e tenuto in vita da una piccola candela che restava accesa fino all’alba, ci sono affezionato. Così questa festa di cui oggi si discute in anticipo la vivo come un ‘desiderio’ piuttosto solitario ma ispirato da un sentimento molto comune, cioè il rivivere l’illusione dei migliori ricordi vissuti da marmocchio. La sola occasione in mio possesso per usare gli occhi ‘nel modo in cui guardavamo le cose da piccoli’, come se il Natale fosse una promessa che i grandi ci hanno fatto in tempi lontani. È vero, non mantenerla è un tradimento fatto al nostro io. Almeno a Natale., si lamentava mia mamma quando bisticciavo con mio fratello durate le feste”.


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