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“Anno terribile, ma il peggio deve ancora venire…”

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Viterbo – “Un anno terribile”. Andrea De Simone, segretario provinciale di Confartigianato definisce così questo 2020 che si sta chiudendo. Un anno segnato dal Covid e da un governo che lo ha gestito in modo “ondivago, con decreti poco chiari e che hanno penalizzato molti settori, dimenticandoli”. Ciò che lo preoccupa, poi, è il futuro. “Il peggio deve ancora venire perché le conseguenze più pesanti sull’economia le vedremo in seguito”.


Viterbo - Andrea De Simone


De Simone, che anno è stato questo 2020? Quanti danni ha fatto il Covid e cosa ci ha lasciato?
“Trovare un aggettivo che lo descriva in maniera adeguata è difficile: mi verrebbe da dire terribile, indimenticabile (nel senso più negativo del termine), ma il fatto è che la mareggiata è ancora in corso. Non siamo al punto di poterci leccare le ferite e fare la conta dei danni. Tutti si chiedono come sarà questo Natale. Io mi chiedo: cosa succederà dal 7 gennaio? Sono convinto che ci sarà un nuovo Dpcm con altrettante nuove limitazioni. Il fatto è che le misure di contenimento sono state prese forse troppo tardi oppure in maniera troppo leggera. Di sicuro è stata fatta una grande confusione…”.

A proposito di Dpcm, decreti legge e misure varie. Secondo lei come si è comportato il governo nella gestione dell’emergenza?
“Partiamo dal presupposto che a un’emergenza di questa portata nessuno era preparato. Quindi decisioni confuse e suggerite dalla fretta a marzo e nelle primissime settimane in cui il virus si espandeva possono essere capite. Ma poi di tempo ne è passato e nei mesi successivi non è cambiato quasi nulla. La verità è che abbiamo un arbitro debole, che si fa tirare la giacchetta da più parti e il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi: un decreto a settimana, decisioni ondivaghe e poco chiare. Da marzo a oggi ci sarebbe stato il tempo di gestire meglio le risorse economiche che invece sono state date a categorie che non ne avevano così tanto bisogno, mentre sono stati completamente dimenticati altri settori che erano in grande sofferenza. Poi, alle porte del Natale, si è tentennato per giorni sulle attività da chiudere o da mantenere aperte e intanto c’erano commerciati che avevano ordini in sospeso e non sapevo cosa farne. Per non parlare di alcune scelte incomprensibili: i parrucchieri sì, ma i centri estetici no. Perché? Non lo abbiamo ancora capito…”.

Quali sono i settori ai quali il Covid ha fatto più male?
“La ristorazione, lo sappiamo bene, ha incassato uno dei colpi più duri. E quando parlo di ristorazione non parlo solo di ristoranti, trattorie, bar e agriturismi che non possono aprire o possono farlo pochissimo. Dietro c’è anche molto altro: le aziende agricole, i viticoltori, chi si occupa degli allestimenti e delle forniture di ogni tipo. Quando si decide di far chiudere i ristoranti si dovrebbe pensare a quante altre realtà vengono messe in ginocchio con quella sola saracinesca abbassata. E poi c’è il wedding. Un comparto finito nell’oblio e che quest’anno ha perso il 90% del fatturato. Anche in questo caso, dietro al wedding c’è dell’altro: il settore sartoriale, per citarne uno. Chi fa abiti da cerimonia su misura cosa dovrebbe farci ora col il campionario praticamente tutto invenduto? A ottobre e a novembre potevano stare aperti, è vero, ma per fare cosa? Quelle poche cerimonie che sono state fatte a inizio autunno erano comunque limitatissime nel numero degli invitati”.

Viterbo - Andrea De Simone

Con la pandemia da Coronavirus tutti hanno perso qualcosa. Ma c’è stato, almeno, qualcuno che ha saputo trarne vantaggio? O che lo ha interpretato come uno stimolo a rinnovarsi e migliorarsi?
“Tutti gli artigiani e le imprese associate con noi hanno mostrato, a mio avviso, una grande resistenza e resilienza nell’affrontare questa ennesima crisi. Il ciclo produttivo non si è mai veramente fermato e in tanti hanno cercato di reinventarsi come hanno potuto. Penso in particolare all’e-commerce e a tutto il mondo del digitale. Il Covid ha probabilmente accelerato un processo che stava iniziando e che vedeva alcuni settori forse ancora un po’ troppo indietro. Ecco quindi che alcuni si sono lanciati nella vendita online, mentre, all’opposto, ci sono state piccolissime botteghe alimentari locali, di quartiere, che hanno lavorato forse anche di più di prima, a causa di un diverso modo di fare la spesa delle persone, che per un periodo di tempo si sono ritrovate a dover fare a meno della grande distribuzione o, comunque, hanno preferito evitarla”.

Alla luce di tutto quello che è successo in questi mesi, cosa si aspetta dal 2021?
“Purtroppo nulla di buono. Non sappiamo ancora con certezza gli sviluppi della pandemia e tantomeno come questa verrà affrontata e gestita da chi di dovere. Quello che mi preoccupa di più è cosa succederà quando finiranno il blocco dei licenziamenti, le sospensioni dei prestiti, le casse integrazioni. Cosa faranno le aziende e gli imprenditori quando il peso dei loro dipendenti tornerà a gravare al 100% sulle loro spalle? Ci saranno conseguenze inimmaginabili, i veri danni all’economia si faranno sentire in quel momento. E, poi, dopo un periodo del genere ci sarà chi non ha più soldi da spendere e chi, seppur li avesse, preferisce risparmiare per accantonare qualcosa. Non parliamo, poi, delle tante compere e spese che la maggior parte di noi non fa più per via della pochissima vita sociale che facciamo: tanto smart working e pochi momenti di condivisione in presenza”.

Il governo secondo lei non ha saputo gestire a dovere l’emergenza. O comunque avrebbe potuto fare meglio e di più. Ma se dovesse salvare qualcosa, cosa salverebbe?
“L’unico provvedimento che secondo me ha un senso e darà un grande aiuto sia agli imprenditori che ai privati cittadini è il Superbonus 110%. Questo è uno strumento interessante che permetterà alle città di avere un volto nuovo, eliminando le brutture che sono state costruite senza molte accortezze tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. A Viterbo si sta già muovendo qualcosa, sono stati commissionati tanti lavori e si sono attivati tanti professionisti del settore collaborando tra loro per creare delle reti di consulenze per i clienti: architetti, geometri, ingegneri. Noi, poi, stiamo cercando di venire incontro a chi vuole investire con prodotti finanziari adeguati e vantaggiosi”.

A proposito di prodotti finanziari. Confartigianato è un punto di riferimento per la provincia di Viterbo con il Microcredito di impresa. Di cosa si tratta?
“Siamo gli unici, sul territorio, a poter offrire questo prodotto a chi vuole iniziare una nuova impresa o migliorarne una già esistente. Non facciamo semplicemente da intermediari, ma siamo noi direttamente dalla nostra sede di via Garbini a Viterbo che eroghiamo i soldi alle imprese. Quest’anno abbiamo concesso 140 finanziamenti e con il 2021 arriverà un’altra bella novità: uno dei cosiddetti decreti Covid ha ampliato la portata della cifra finanziabile, da 35mila euro massimi si potrà arrivare a 50mila”.

Confartigianato - Andrea De Simone

E per chiudere una domanda più personale. Andrea De Simone come ha vissuto il Covid? Farà il vaccino?
“Assolutamente sì, farò il vaccino non appena sarà disponibile per la mia fascia d’età. Per quanto riguarda i mesi appena trascorsi devo dire che non ho avvertito molto il lockdown perché ho sempre lavorato visto che i nostri servizi erano tra quelli considerati essenziali. Sicuramente, però, è stato un tipo di lavoro diverso. C’è stato un periodo che era quasi una sorta di supporto psicologico. Le imprese, gli artigiani, cercavano assistenza e aiuto nell’interpretazione delle norme. In un periodo in cui l’economia era sostanzialmente ferma abbiamo accolto nuovi associati per il semplice fatto che avevano visto sulle nostre pagine social le spiegazioni chiare e precise dei decreti e quindi decidevano di affidarsi a noi. Devo dire che è stata una bella soddisfazione, in un momento di confusione del genere”.

Francesca Buzzi

 


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