Viterbo – Scontro sul garante dei detenuti, la maggioranza affonda e per un voto la delibera che istituisce la figura è approvata.
Ieri sera, al termine di uno scontro durissimo con l’opposizione, è arrivato il via libera alla proposta di Massimo Erbetti (M5s) e Giacomo Barelli (Forza civica). Sofferto e frutto di una pesante spaccatura nella maggioranza. Provvedimento approvato con l’assenza di Forza Italia e metà Fondazione (Santucci) e il sì dell’altra (Insogna). Sarebbe bastato un voto, anche solo quello del sindaco Arena, per ribaltare l’esito.
Una batosta politica pesante dopo un pesantissimo dibattito.
Nonostante la proposta del garante sia vecchia di un anno e mezzo e in commissione fosse stata approvata all’unanimità, il periodo trascorso ha indotto Andrea Micci (Lega) a chiedere di rivedere la struttura generale. Bene il garante dei detenuti, ma c’è un però. “Va ampliata come figura – spiega Micci – anche perché, così com’è stata pensata non dappertutto ha funzionato. In diversi comuni la integrano, con una sorta di garante civico, che nella sostanza garantisce anche quelli che operano all’interno del carcere, polizia penitenziaria e altri addetti”.
Il collega di maggioranza Luigi Buzzi (FdI) concorda, regolamento da riportare in commissione, perché alcuni articoli andrebbero modificati.
Ma i proponenti non ci stanno. L’atmosfera si fa incandescente, il ripensamento non piace all’opposizione: “Si vuole istituire una figura che non esiste”, spiega Erbetti. Diplomazie al lavoro, Giulio Marini (FI) dalla maggioranza prova a chiedere di rinviare tutto in commissione. Ma gli animi con la minoranza si scaldano e il clima ormai è definitivamente compromesso.
Luigi Maria Buzzi (capogruppo FdI) fa sapere che non ci sono più i margini per discutere e tantomeno per apportare modifiche alla proposta in commissione. Lega sulla stessa linea. Sergio Insogna (Fondazione), invece è favorevole all’ulteriore passaggio e mette in guardia: se si dovesse arrivare al voto subito, il suo sarebbe un sì.
Prova a metterci una “buona parola” il sindaco Arena, puntando sul ritorno in commissione. Vada come vada, intanto si disinnescherebbe una bomba. Ma è tutto invano. La proposta di rinvio avanzata da Marini (FI) finisce in parità, 14 sì e altrettanti no, quindi, come da regolamento è bocciata.
Barelli ed Erbetti a questo punto chiedono al consiglio d’esprimersi. Decidere subito. E l’esito è al tempo stesso un colpo di scena e un colpo alla schiena del centrodestra.
Delibera e annesso regolamento sul garante dei detenuti sono approvati. Votano a favore 13 consiglieri, e 12 i contrari. La maggioranza va sotto.
Al momento del voto Forza Italia, sindaco compreso, non sono presenti, forse perché poco prima gli alleati non avevano votato il rinvio. Sta di fatto che gli azzurri lasciano da soli e al loro destino FdI e Lega nel momento cruciale. I due gruppi dicono no come preannunciato. Santucci (Fondazione) non vota, ma ci sarà poco dopo all’appello finale, mentre il collega di gruppo Insogna è per il sì, insieme all’opposizione. E il garante è approvato.
Un finale che nessuno immaginava e dopo una seduta che ha segnato tutti, maggioranza e opposizione, per le dure reciproche accuse, ma anche lo stesso centrodestra, che esce con le ossa rotte da un consiglio devastante. Lega e FdI si sono spese per chiedere modifiche, mantenere il punto e il loro alleato Forza Italia li abbandona nel momento del bisogno (di voti). E così fa pure il sindaco, mentre Fondazione va in ordine sparso. Non proprio un esempio di compattezza.
Una seduta difficile che rimarrà anche per lo scambio di “complimenti” da una parte all’altra dei banchi. Deluso e senza parole Giacomo Barelli, dopo avere ascoltato Micci e Buzzi, è arrivato a descrivere la giornata come: “la pagina più nera di questa consigliatura”. Prima ovviamente, che il garante fosse approvato. Alvaro Ricci (Pd), in un momento di sconforto, va pure oltre la politica e chiama in causa anche i rapporti personali, tanta la delusione per l’inversione di marcia del centrodestra, su una figura di garanzia.
Tutto finito in secondo piano, anzi cancellato, con l’esito del voto finale e una coalizione andata in frantumi. Coalizione che magari proverà a spiegare che non è successo niente. A patto che trovi qualcuno disposto a crederci.
Giuseppe Ferlicca
