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Fabrica di Roma – Cane ucciso a colpi di balestra da caccia, la procura chiede un anno e mezzo per il militare imputato della morte atroce di Nuvola.
“Chi è entrato lo ha fatto appositamente per uccidere il cane”, ha sottolineato la pm Paola Conti. L’imputato è difeso dall’avvocato Giovanni Tripodi del foro di Roma.
“Chi è stato? C’è una sola risposta: la sola persona cui i cani davano fastidio in tutto il circondario. Uno che sapeva bene cosa fosse una punta da caccia con quattro lame. L’imputato, che è un maresciallo della Folgore, appartiene a un corpo speciale, le cui truppe sono speciali e fanno specifici addestramenti”, ha detto la pm.
Il processo è arrivato alla fase finale ieri pomeriggio, quando il pubblico ministero Conti, dopo la chiusura dell’istruttoria da parte del giudice Giacomo Autizi, ha chiesto una condanna a un anno e sei mesi di reclusione con sospensione della pena e quattro mesi di arresto per violazione di domicilio per il militare 49enne di Fabrica di Roma che il 26 maggio 2013 avrebbe ammazzato Nuvola, una maremmana adottata da una coppia di vicini di casa animalisti che in giardino ospitavano spesso anche altri cani.
“Nessuno degli altri vicini di casa dei proprietari di Nuvola si era mai lamentato dei cani, tranne l’imputato. Secondo lui abbaiavano troppo, secondo gli altri vicini come tutti i cani. Ed è da escludere l’ipotesi di un ladro che si è spaventato trovandosi davanti un cane. I ladri non vanno in giro a rubare armati di balestre da caccia coi dardi quadrangolari clandestini comprati su internet”, ha proseguito il pubblico ministero.
Tre le parti civili assistite dagli avvocati Anna Paradiso, Giacomo Barelli e Dominga Martines: sono il proprietario, Franco Crestoni, 75 anni, anche a nome della moglie nel frattempo deceduta; l’Enpa, nella persona della legale rappresentante Carla Rocchi; l’associazione animalista, Incrociamo le zampe onlus, con la presidente Rita Storri.
Il pubblico ministero ha sottolineato come secondo il perito della procura, l’esperto di balistica forense Martino Farneti, ci sia piena compatibilità tra le frecce trovate sul posto e quelle che hanno trafitto l’animale. “Peraltro dardi clandestini, di forma non triangolare ma quadrangolare, che non si trovano sul mercato perché vietati in Italia”, ha sottolineato.
Nuvola è morta di una morte atroce. “E’ morta nella sua cuccia, con le visceri di fuori dopo essere stata trapassata da parte a parte. La freccia ha lacerato perfino il cuscino e la cuccia di plastica dove si era rifugiata. Si è tentato di dire che è Nuvola è stata presa a picconate, ma del piccone non è stata trovata traccia, dei dardi sì”, ha sottolineato la pm.
A gennaio la sentenza.
Il precedente
Accusato di avere ucciso un cane meticcio di dieci anni con un colpo di balestra, nel gennaio del 2018 un cinquantenne di Bergamo è stato condannato a 10 mesi in primo grado, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento del danno. A renderlo noto con un comunicato stampa all’Ansa era stato lo stesso Ente nazionale protezione animali, parte civile nel processo con l’avvocato Claudia Ricci, citando l’analogo processo in corso a Viterbo.
“Un pronunciamento importante, non solo per questo procedimento – ha sottolineato la legale dell’Enpa– ma perché può diventare un precedente per casi simili. Casi che, purtroppo, sono molto più numerosi di quanto si possa immaginare. La sentenza del tribunale di Bergamo potrebbe far sentire i suoi effetti in un procedimento analogo a Viterbo, a carico di un uomo finito alla sbarra proprio per avere ucciso un cane a colpi di balestra”.
Silvana Cortignani


