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Viterbo – (sil.co.) – “Casale Bussi, smaltimento rifiuti a caro prezzo per i cittadini nonostante tutta la monnezza finisse in discarica senza produrre Cdr”, secondo l’accusa. Secondo le difese, le tariffe le decideva la Regione Lazio.
E il Cdr, il famigerato combustibile da rifiuti che i viterbesi (e non solo) si sarebbero trovati in bolletta senza che venisse mai prodotto, tra il 2005 e il 2013, in realtà sarebbe stato conteggiato solo a partire dal mese di ottobre di sette anni fa.
Solo allora sarebbe iniziata la produzione di Cdr e la Regione avrebbe aumentato le tariffe. Secondo il comandante della polizia provinciale Valentino Gasparri il “balzello” era compreso nel prezzo pure prima.
Un ginepraio. Tutta colpa dell’emergenza rifiuti a Roma del 2012-2013 che, dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, avrebbe costretto l’impianto gestito sulla Teverina da Ecologia Viterbo a farsi carico di un surplus di tonnellate di monnezza al giorno, in soccorso obbligato a Roma Capitale per decreto commissariale.
E’ ripreso così ieri il processo per il filone “discarica” della maxinchiesta Vento di Maestrale sfociata in nove arresti all’alba del 3 giugno 2015, con un numero record di 78 parti civili tra cui il Comune di Viterbo e la Regione Lazio.
Testimone, per la procura, il capitano Valentino Gasparri, comandante della polizia provinciale.
Sette gli imputati: Francesco Zadotti, Daniele Narcisi, Massimo Rizzo, Paolo Stella, Gaetano Aita di Ria&Partners ed Ecologia Viterbo srl. I reati loro contestati a vario titolo, davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, sono associazione per delinquere, truffa e frode nella gestione dei rifiuti urbani. Ma anche gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti e operazioni non autorizzate.
“Dal 2005 al 2013 non è stato prodotto alcun Cdr, contro il 25% previsto. Le indagini sono scattate in seguito all’emergenza rifiuti di Roma, con 600 tonnellate al giorno di conferimenti non previsti che hanno generato degli esuberi”, ha spiegato il comandante.
“Allora sono stati effettuati dei sopralluoghi e abbiamo scoperto che finiva tutto in discarica, nonostante venisse indicato anche il Cdr nelle tariffe praticate ai comuni. Il comune di Viterbo, ad esempio, pagava 20 euro a tonnellata per il Cdr (ndr, che pesavano in bolletta sulle tasche dei cittadini)”, ha spiegato Gasparri, la cui “notizia di reato”, che ha fatto scattare le indagini della procura, risale al 3 gennaio 2013.
Le tariffe, secondo le difese, sarebbero però stabilite dalla Regione Lazio. E proprio sul ruolo della Regione nella vicenda avrebbe espresso perplessità lo stesso Gasparri, che nella sua nota avrebbe messo nero su bianco come la Regione, nonostante fosse stata informata delle difficoltà nella produzione di Cdr, non sarebbe intervenuta, “stabilendo un aumento tariffario con la determina del 22 ottobre 2013”.
Sarebbe la prima determina in cui si fa espresso riferimento al combustibile da rifiuti come dimostrerebbero le fatture precedenti al ottobre di sette anni fa esibite sempre dai difensori degli imputati. Secondo il capitano della polizia provinciale la tariffa era già comprensiva della produzione di Cdr anche prima di tale data.
Il processo riprenderà il 12 maggio 2021.
Silvana Cortignani

