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Viterbo – Il primissimo focolaio di Viterbo nella casa dello studente, il comune di Celleno zona rossa, i posti di blocco serrati come check-point in zone di guerra, i controlli, le multe e i locali chiusi per inadempienze. Ma anche la pensione consegnata a casa agli anziani soli, i consigli a chi chiamava il 112 per decifrare i Dpcm, il filo diretto con la Asl per la segnalazione dei contagiati.
I carabinieri del comando provinciale di Viterbo, guidati dal colonnello Andrea Antonazzo, ci sono sempre stati.
Hanno vissuto in prima linea l’evolversi della pandemia di Covid-19 con i suoi effetti sconvolgenti sul territorio. Da quelli sanitari a quelli organizzativi. Senza mai lasciare indietro tutto il resto del loro lavoro “normale”: indagini, lotta al crimine e prevenzione dei delitti.
“Quest’anno abbiamo fatto una cosa che non facciamo di solito: abbiamo corso dietro alle persone” dice scherzando il colonnello Antonazzo in apertura della conferenza stampa di bilancio del 2020. Poi torna serio e precisa: “E’ stata una situazione imprevista per tutti noi e in alcuni casi è stato anche difficile avere questo ruolo di controllo serrato delle norme. Ma la salute delle persone viene prima di ogni altra cosa ed è giusto fare il massimo per salvaguardarla”.
1668 le sanzioni elevate dai carabinieri della provincia in relazione alle norme anti-contagio, 40 le attività commerciali contravvenzionate. Numeri alti, ma non troppo se si considera che i controlli effettuati nel 2020 sono stati 135mila, 20mila in più del 2019.
Ridotte, rispetto allo scorso anno le infrazioni registrate al codice della strada: solo 3300 contro le 4258 del 2019, ma va considerato che per almeno due mesi la mobilità è stata ridotta all’osso, per via del lockdown. Non sono mancati però gli incidenti stradali: 443 totali con un numero preoccupante di vittime: 13 morti, 20 feriti gravi e 391 feriti più lievi.
Numeri che cambiano, ovviamente, anche a causa della pandemia che ha stravolto pure il lavoro dei militari dell’Arma.
“A Viterbo il primo contatto concreto con il Covid ce l’abbiamo avuto quando è esploso il focolaio alla casa dello studente – ricorda Antonazzo -. Eravamo tutti impreparati, ma ci siamo messi a disposizione. Il maggiore Lombardi (comandante della compagnia di Viterbo ndr) ha preso in mano la situazione gestendo i rapporti con i ragazzi e la Asl: dalla spesa alle medicine, dagli aspetti burocratici alle quattro chiacchiere di conforto agli studenti”.
Quando quella singola emergenza si è conclusa ne sono iniziate altre. Il Covid era ormai ovunque e le criticità pure. “A Celleno abbiamo dato una mano nel periodo in cui il Comune era in zona rossa – prosegue il colonnello -. Organizzavamo i check-point come nelle zone di guerra: mai avremmo immaginato che ce ne fosse bisogno in Italia”.
Controlli sugli spostamenti delle persone. Controlli sul corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Controlli sul distanziamento. Ma non solo. In mezzo c’è stata anche tanta solidarietà. Gesti spontanei e in fondo neanche dovuti, ma ai quali i carabinieri non si sono tirati indietro.
“C’è stato chi ad esempio ha portato a casa la pensione ad alcuni anziani che non avevano modo di ritirarla – racconta Antonazzo -. Mentre tutti erano a casa noi giravamo anche più di prima. Per vigilare e per aiutare”.
Durante il lockdown i centralini delle caserme sono praticamente impazziti. Le chiamate al 112 sono state 78672 nel 2020, a fronte delle 59764 dell’anno precedente.
I picchi massimi sono stati raggiunti nei mesi di marzo e di agosto. Il perché è presto detto: in primavera il 112 era tra i numeri comunicati dalla Regione Lazio alla popolazione per chi aveva bisogno di assistenza, anche sanitaria.
“C’è stata una fase di assestamento per tutti – prosegue il colonnello – e all’inizio ricadevano su di noi anche telefonate che poi invece sono state prese in carico dalla Asl. Asl con la quale la collaborazione devo dire è stata perfetta. Molti poi chiamavano anche per la corretta interpretazione dei Dpcm”.
Il flusso è calato e si è normalizzato ad aprile fino all’estate. Ad agosto ecco una nuova impennata di chiamate. “In questo periodo molti telefonavano per segnalare assembramenti – ricorda Antonazzo – e infatti abbiamo avuto molto da fare per far rispettare le regole, specialmente sul litorale”.
E proprio in corrispondenza del lockdown si è registrato un aumento dei reati che riguardano le truffe e le frodi informatiche (dalle 768 totali del 2019 alle 884 del 2020) e anche delle situazioni di disagio familiare.
“Abbiamo gestito quest’anno 80 maltrattamenti e violenze domestiche di vario genere – sottolinea il comandante provinciale dell’Arma -. Una piaga odiosa, che con il periodo di permanenza forzata in casa, è aumentata. Sono diminuite però le violenze sessuali (25 nel 2020, 28 nel 2019), mentre si registrano 23 stalking e due casi di revenge porn. In tutto sono state denunciate 33 persone e arrestate 7 perché colte in flagranza di reato”.
L’anno non è ancora finito e tantomeno la pandemia. Difficile immaginare come sarà il 2021 e quali saranno le nuove sfide che i carabinieri si troveranno ad affrontare. “Navighiamo a vista – conclude il colonnello Andrea Antonazzo -, intanto pensiamo a trascorrere in sicurezza le prossime festività natalizie: stare lontani dai nostri cari potrebbe bastare a salvaguardare la loro salute e la nostra, quindi penso che sia un sacrificio fattibile…”.
Francesca Buzzi



