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Cinismo e pragmatismo

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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – La politica non  ha quel che si dice una “bella nomea”; se vai a scandagliare l’immaginario collettivo dei più, nel migliore dei casi troverai che è considerata cinica, pragmatica, e nel peggiore che è al servizio di mestatori interessati solo a soddisfare un proprio interesse.

Non  scomodiamo Machiavelli, troppo facile; e neppure Hobbes, quello dell’homo homini lupus, l’uomo che vuole prevalere sull’altro, e se fa accordi è solo per minimizzare i rischi.

La politica è cinica perché punta a massimizzare i vantaggi, a qualunque costo; interessante è quel famoso giudizio di Oscar Wilde: “Il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere”.

Ma qualcuno ricorderà  anche quel signore che affermava: “Ho bisogno solo di qualche migliaio di morti per potermi sedere al tavolo delle trattative da una  posizione e vantaggiosa”.  E quell’altro che giustificava le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki per poter porre fine ad una guerra altrimenti infinita e sanguinosa. 

Poi c’è il gioco delle maggioranze e delle  minoranze, dove non si giunge mai ad un accordo, perché ci perderesti dal punto di vista elettorale: perché dovrei associare la minoranza, quando posso prendermi un merito da solo? Oppure, perché dovrei associarmi alla maggioranza, per farle un favore? La politica così diventa una campagna elettorale senza fine, e a meno che tu non  sia un attivista di partito o un fan sfegatato di questa o quella faccia mediatica, finisci per disamorarti del voto. 

La caduta verticale dei votanti alle elezioni, specie a quelle politiche, certifica la disaffezione della gente comune e l’esplodere del qualunquismo nelle sue varie manifestazioni. Fosse l’impressione del sottoscritto, varrebbe poco e potrebbe sollevare critiche in nome e per conto degli ideali della politica con la P maiuscola: Gramsci e De Gasperi a rigirarsi nella tomba. Il fatto è che lo dicono le indagini scientifiche, quelle che usano i numeri, una metodologia razionale, insomma che – forse anche loro un po’ cinicamente – dimostrano come stanno le cose, non come vorremmo che andassero.

Eppure…È nota la frase del politico americano Ralph Nader, che nel 1934 così si rivolgeva ai giovani americani: “Sento spesso dire che non siete interessati alla politica. Ma se non vorrete occuparvi di politica, sarà la politica ad occuparsi di voi”. Fu ripresa anche da John Kennedy. Il disinteresse, la mancanza di partecipazione della gente  cede la politica ai più biechi calcolatori, che sapranno manipolarti per fare i loro interessi. E’ un discorso che è stato caro anche alla sinistra sessantottina, che trovava nei padri del marxismo l’invito ai proletari ad acquisire una coscienza di classe e a scendere in campo per difendere i propri diritti. Ma è anche il principio che informava il pensiero cristiano di Don Sturzo e quello liberale di un Luigi Einaudi.

Allora, uscendo dai confini nazionali, quale è il ragionamento che ha indotto Il presidente Macron francese a conferire la Legion d’Onore al presidente egiziano Al Sisi? La Legion d’Onore viene assegnata a coloro che hanno operato secondo gli ideali dello stato francese, che sono pur sempre quelli legati a Liberté, Fraternitè; Egalité. Ideali imprescindibili che, tanto per dire, a suo tempo ispirarono la protezione data dal governo francese persino ad un Cesare Battisti (quello dei Pac, non l’eroe trentino, eh…).  

Beh, certo l’Italia c’è rimasta male, dopo i casi Regeni e Zaki, vari italiani insigniti dell’onorificenza francese stanno restituendo medaglia e diploma. Ma è tutta una questione di cinismo politico. La Francia ha, e vuole avere, interessi crescenti in Nordafrica; lo stesso Al Sisi pare si sia interessato ai pescatori italiani sequestrati da Haftar, per ingraziarsi il nostro governo dopo la questione Regeni; l’Unione Europea si sente vicina ai genitori di Regeni, ma al di là di questa espressione di solidarietà, probabilmente non andrà.

Cinismo e pragmatismo: Al Sisi serve all’Europa per garantire ordine in un quadrante particolarmente effervescente e pericoloso per gli interessi del nostro continente. Ancora una volta, cinismo e pragmatismo si associano alle strategie politiche, al di là delle espressioni di alto tenore morale.

Vorrei al volo raccontarvi un aneddoto. All’indomani del ritrovamento dei resti di Regeni, più di un collega esperto di fatti di politica internazionale mi confessò che a suo modo di vedere il giovane ricercatore se la era cercata: indagare sui diritti sindacali in uno stato assolutista, antidemocratico e per di più islamista era estremamente pericoloso, specie se il regime stentava a controllare il proprio potere altrimenti. Sono gli stessi colleghi che poi firmarono con tanti altri studiosi e ricercatori universitari un appello di alto sentire morale di severa condanna dell’episodio e a favore delle indagini sui responsabili della morte di Regeni.

Cinismo e pragmatismo della politica. Lo constatiamo anche in occasione della pandemia da Covid-19: troppe variabili di natura politica, partitica, strategica che si mettono di traverso rispetto alle raccomandazioni degli scienziati; qui da noi, ma anche altrove, beninteso. 

Sarà che la dottrina ci avverte che la precauzione ha un forte elemento di soggettività rispetto alla prevenzione. Cinismo e pragmatismo, un conto è l’essere e un conto è il dover essere. Due estremi che possiamo tentare di avvicinare, in particolare possiamo tentare di far prevalere i nostri valori, i nostri ideali, il dover essere: è in potere dell’Essere Umano non piegarsi necessariamente ai fatti, ma costruire i fatti. Senza passare per dei sognatori. Anche perché, fateci caso: sono quelli che venivano bollati come sognatori che poi ci hanno garantito una crescita, un progresso.  Yes, we can.  Ma che fatica….

Francesco Mattioli


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