Viterbo – Italia anno zero. Qui Tuscia. Scuola e trasporti. “Ad oggi – dice Maria Grazia Chetta della segreteria della Cgil scuola Viterbo – le condizioni per riaprire gli istituti ancora non ci sono. E da qui al 7 gennaio bisognerà lavorare duro”.
Il problema? “Di certo non la scuola, un luogo sicuro. Il problema è sempre nel solito. I trasporti che non si sono ancora adeguati ai tempi. Quelli del Covid. Per evitare gli assembramenti servono più corse e più mezzi. Oggi invece i trasporti sono rimasti tali e quali a prima. Insufficienti. Se la politica dei trasporti non cambia, le scuole non possono riaprire”.
Viterbo – Una manifestazione dei sindacati della scuola
Giovedì prossimo il prefetto Giovanni Bruno ha convocato un tavolo a palazzo del governo in piazza del plebiscito a Viterbo per fare il punto della situazione proprio sui trasporti. Con Cotral ed Atac. La prima gestisce gli autobus che si muovono per la provincia portando a scuola gli studenti. Da tutta la Tuscia a Viterbo. La seconda, Atac, si occupa della cosiddetta ferrovia Roma nord che da viale Trieste, poco sopra Porta Fiorentina, porta gli studenti dai Cimino, Civita Castellana, al capoluogo. C’è poi la linea ferroviaria, in tal caso in capo a Ferrovie dello stato, che da Roma ostiense arriva a Porta romana. Sempre nella città dei papi.
“I trasporti sono il vero problema – ribadisce Chetta -. Se non si interviene su questo fronte, le scuole difficilmente potranno riaprire. Se le cose restano come stanno, riaprire gli istituti significherebbe trovarsi di nuovo davanti gli stessi problemi di prima”.
Viterbo – Maria Grazia Chetta della Cgil scuola
Per Chetta, oltre ai trasporti, per far ripartire al meglio la scuola servono altri investimenti. “La frattura tra prima del Covid e oggi – spiega la sindacalista – dovrebbe essere interpretata per la scuola in senso positivo con un investimento straordinario a partire dall’edilizia che dovrà essere pensata per la sicurezza e per i bisogni di apprendimento degli studenti. Un investimento straordinario che raggiunga con un piano pluriennale un punto di Pil per istruzione e ricerca e permetta in tutto il paese di avere infrastrutture non solo dignitose ma pensate per fare scuola oggi. Classi con meno studenti da definire in relazione ai diversi parametri che caratterizzano le nostre scuole. Laboratori e atelier, mense. Infrastrutture pensate per più tempo scuola per tutto il paese. Immaginare che si possa ripartire senza risorse come ipotizza la ministra con l’idea di limitarci a dividere il tempo tra presenza e distanza è offensivo”.
Coronavirus – L’esecuzione di un tampone in una scuola
Per Maria Grazia Chetta della Cgil “servirà anche un organico straordinario per affrontare la ripartenza ma un organico che dovrà servire anche oltre l’emergenza in assoluta controtendenza rispetto alle scelte degli ultimi anni che hanno penalizzato in particolare il mezzogiorno e le aree interne. Serve rimettere in discussione alla radice tutta la politica sulla scuola degli ultimi 20 anni. In questo contesto, l’autonomia scolastica rappresenta una risorsa. A patto però che la si rivitalizzi. Per far ripartire l’autonomia, oltre a potenziare gli organici, serve ridurre significativamente le dimensioni delle istituzioni scolastiche, mentre negli anni abbiamo proceduto ad accorpare e tagliare rendendo, di fatto, ingovernabile l’autonomia”.
Occorre infine “rafforzare la dimensione partecipativa e democratica della vita scolastica – conclude Chetta – progressivamente svilita in questi anni per consentire a tutti gli enti locali di fare quegli investimenti necessari a un rapporto indispensabile quanto condizionato dalle differenze territoriali. Serve, infine, liberare le scuole dalle pressioni burocratiche che la soffocano e che hanno tramutato l’autonomia da scolastica in eminente amministrazione burocratica”.
Daniele Camilli


