Bassano in Teverina – (sil.co.) – “Ecco il sindaco bulgaro e il suo assessore magna magna”. Denigrazioni continue via social, il sindaco Romoli e l’assessore Abati contro un utente Facebook.
E’ entrato ieri nel vivo l’ennesimo processo al presunto stalker seriale del sindaco di Bassano in Teverina Alessandro Romoli, parte civile con l’assessore ai lavori pubblici Stefano Abati contro l’imputato, un forestiero che anni fa ha scelto il pittoresco borgo della Tuscia come “buen retiro” e che negli ultimi 4/5 anni ha collezionato un numero imprecisato di querele. Tredici o forse più, secondo le vittime.
Ieri entrambe le parti offese sono stati sentite dal giudice Giacomo Autizi per una serie di attacchi “social” avvenuti tra fine dicembre 2016 e gennaio 2017.
Alla sbarra un uomo che, giunto a Bassano in Teverina, ha dato vita a una pagina Facebook diventata in breve, secondo l’accusa, un ricettacolo di insulti quotidiani contro la pubblica amministrazione.
Dell’avvocato Giuseppe Puri, che assiste il sindaco, tanto per rendere l’idea, l’imputato avrebbe scritto sulla sua pagina Facebook: “Dovrebbe essere affogato in fondo all’oceano”. Mentre della rielezione di Romoli all’ultima tornata elettorale avrebbe detto: “Ecco il sindaco bulgaro e il suo magna magna assessore ai lavori pubblici”.
Romoli, che oltre ad essere sindaco di Bassano in Teverina, è stato per sei anni presidente dell’interporto di Orte ed è attualmente anche vicepresidente della provincia di Viterbo, tra il 2016 e il 2017 ha fatto plurime volte la spola con la caserma dei carabinieri.
“Sono oggetto di continui attacchi e di accuse pesanti – afferma il sindaco Romoli -. Mi espone quotidianamente al pubblico ludibrio su Facebook. Riferendosi a me mi dà del malavitoso, parla di atteggiamenti mafiosi, di favori agli amici di amici, di procedure pubbliche irregolari. Me lo sono trovato sotto casa a farmi delle fotografie, poi puntualmente pubblicate a corredo dei suoi post. Si è messo a seguire per strada perfino mia madre, che è anziana, costringendola a rinunciare a uscire da sola a fare la spesa per lo stato d’ansia che le ha procurato”.
“Non si è mai nascosto, si firma, c’è la sua fotografia su Facebook – continua il sindaco -. Ad oggi non è cambiato nulla, si sente al di sopra della giustizia, chi è contro di lui è corrotto. La pagina è accessibile a tutti, non so più quanta gente mi abbia chiamato, e da quanti luoghi diversi, per chiedermi ragione delle sue accuse, visto che parla di me come se fossi il capo di una cupola mafiosa. Relativamente ai procedimenti nei suoi confronti dice che è perché ho connivenze con la magistratura viterbese, coi carabinieri, con la polizia. Non ha smesso neanche adesso che sta a Orte”.
Quando a fine estate 2016 i carabinieri di Orte lo hanno invitato a presentarsi per consegnargli gli atti relativi ai vari procedimenti giudiziari nei suoi confronti, non si sarebbe fatto vedere. “Gli abbiamo anche inviato una Pec cui non ha risposto”, ha spiegato il militare che alla fine è riuscito a rintracciarlo. “Sono andato a casa sua il 18 settembre 2016 per notificargli gli atti e fissare un colloquio. Lui ha colto l’occasione per fare una serie di dichiarazioni sul sindaco Romoli e anche sul comandante Sandro Lo Giudice”, ha proseguito, non potendo andare oltre perché il codice di procedura penale lo vieta.
L’imputato in aula non c’era. E nemmeno il suo difensore ha saputo dire se il prossimo primo febbraio sarà presente e accetterà di farsi interrogare. L’ultima occasione, prima della sentenza, per fornire al tribunale la sua versione.
Quando diede del mafioso al sindaco con un topo morto
Tra i vari procedimenti ce n’è uno per oltraggio ai vertici della pubblica amministrazione, al centro del quale c’è un topo morto, tirato fuori da una busta e mostrato a Romoli e Abati, dando loro dei mafiosi. L’episodio del topo morto risale al 31 marzo 2016. “Stavamo camminando verso il borgo per una verifica a un immobile fatiscente – hanno spiegato Romoli e Abati in aula davanti al giudice Silvia Mattei – quando lui è uscito di casa con una busta di plastica in mano, dalla quale ha tirato fuori un topo morto”. “Questo ve lo faccio mangiare”, avrebbe inveito contro sindaco e assessore. “Siete la peggio feccia, truccate gli appalti, mafiosi”, avrebbe proseguito. L’udienza risale al 25 gennaio 2019.
– Lancia un topo morto e dà dei mafiosi a sindaco e assessore, a giudizio per oltraggio
