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Dipendenti trattati come schiavi e pagati poco più di un euro all’ora

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La conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri

La conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri

Il comandante provinciale dei carabinieri Andrea Antonazzo

Il comandante provinciale dei carabinieri Andrea Antonazzo

Ischia di Castro - Sfruttamento del lavoro

Ischia di Castro – Sfruttamento del lavoro

Ischia di Castro - Sfruttamento del lavoro

Ischia di Castro – Sfruttamento del lavoro

Ischia di Castro – Con intimidazioni, vessazioni e minacce, avrebbero costretto decine di braccianti a lavorare all’interno delle loro aziende agricole in condizioni di schiavitù per poco più di un euro all’ora: padre, madre e due figli ai domiciliari. Si tratta di Raimondo Monni (75 anni), la moglie Margherita Contena (70 anni) e i figli di 49 e 38 anni Giovanni e Salvatore Angelo.

Un’intera famiglia di imprenditori di origine sarda, è stata arrestata questa mattina all’alba dai carabinieri del comando provinciale di Viterbo, coadiuvati dal nucleo ispettorato lavoro di Viterbo, dal nucleo elicotteri carabinieri di Roma-Urbe e dai carabinieri forestali.

Secondo quanto ricostruito dai militari, che hanno dato esecuzione alle quattro misure cautelari emesse dal gip del tribunale di Viterbo, la famiglia gestiva a Ischia di Castro cinque aziende attive nell’allevamento ovini e nella produzione di latte e lana. Oltre cinquemila capi di bestiame e una quarantina di dipendenti, costretti a lavorare senza orari né riposi settimanali per poche centinaia di euro al mese e a vivere in alloggi fatiscenti e in condizioni igieniche scarsissime. 

A far scattare le indagini nel giugno del 2019, il rinvenimento del cadavere di un cittadino straniero a Ischia di Castro. Secondo quanto emerso successivamente, l’uomo, un 45enne originario dell’Albania, sarebbe in realtà morto all’interno dell’azienda agricola di cui era dipendente e poi, su richiesta dei titolari, sarebbe stato portato via da un parente.

“I familiari del deceduto – si legge nella nota dei carabinieri -, ascoltati dai carabinieri del nucleo investigativo e vinta la paura delle ritorsioni paventate, data la fama di gente violenta di cui gode la famiglia sarda, oltre a raccontare la verità sulla morte del loro congiunto, hanno sottolineato come il corpo esanime del defunto sia stata trattato “come quello di una pecora”, poiché l’unica cosa che importava agli arrestati era che non fosse trovato morto nella loro azienda, per timore delle relative conseguenze”.

I successivi approfondimenti dei militari avrebbero fatto emergere all’interno della ditta, un sistema di gravissimo sfruttamento – anche attraverso intimidazioni e vessazioni – della manodopera, soprattutto straniera. I dipendenti, trattati come schiavi, vivevano in alloggi di fortuna e guadagnavo poco più di un euro all’ora.

I quattro famigliari arrestati questa mattina, sono tutti indagati, a vario titolo, per occupazione di lavoratori stranieri clandestini, estorsione aggravata, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato e sfruttamento aggravato della manodopera.

Le cinque aziende saranno ora gestite da amministrazioni giudiziari, che ne scongiureranno la chiusura. 


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Video: Sfruttamento del lavoro, estorsione e violenza: arrestata una famiglia


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