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Tuscania – (sil.co.) – Travolge un pedone mentre sta facendo retromarcia, a processo per lesioni un automobilista che ha rischiato di vedersi imputare della morte di un’anziana avvenuta un mese dopo l’incidente. La vittima, che nell’urto ha riportato una frattura, è deceduta dopo circa un mese. Il perito: “E’ stata uccisa da un arresto cardiocircolatorio”.
Vittima una donna che nello schianto, avvenuto a Tuscania il 2 febbraio 2017, ha riportato una frattura alla spalla, la rottura della diafisi omerale con la risalita del moncone. Quando è stata investita, venendo sbalzata rovinosamente a terra nell’urto col veicolo, stava attraversando la strada con un’amica.
La donna è poi deceduta il 31 marzo 2017 a causa di complicazioni successive al ricovero all’ospedale di Belcolle, dove è stata operata il 6 febbraio e da dove è stata dimessa in codice protetto il 28 dello stesso mese.
La poveretta, colpita nei giorni successivi da una sepsi urinaria e poi da setticemia, è stata quindi nuovamente ricoverata a malattie infettive e poi trasferita in un centro specializzato per la riabilitazione. Sarebbe infine deceduta in ospedale, dove nel frattempo sarebbe stata trasferita d’urgenza per essere operata per una occlusione intestinale, spirando per un arresto cardiocircolatorio poco prima di entrare in sala operatoria per l’intervento.
Nessun nesso causale tra le complicazioni e l’incidente stradale, come ha spiegato il medico legale Alfredo Borghetti all’ultima udienza del processo davanti al giudice Silvia Mattei.
La vittima, nell’impatto col veicolo – come ha fatto notare il perito – ha riportato la frattura della spalla, ma niente risulta nel verbale di pronto soccorso a carico di altre parti del corpo, men che meno a carico dell’addome, tali da far ipoitzzare uan connessione tra il decesso e l’investimento.
La procura, che all’imputato ha poi contestato soltanto il reato di lesioni, in fase di indagini ha voluto comunque approfondire la questione per verificare se ci fosse un possibile collegamento tra l’investimento e la successiva morte della vittima e se fosse quindi ipotizzabile il reato di omicidio colposo.
La morte, in base alle risultanze, non sarebbe invece imputabile né al conducente della vettura investitrice né ad alcun altro, visto che dal decesso non sono scaturiti ulteriori procedimenti.
