Viterbo – Francesco Coco, Carlo Casalegno, Aldo Moro, Guido Rossa, Antonio Varisco, Mariano Romiti, Vittorio Bachelet, Walter Tobagi, Giuseppe Taliercio, Roberto Peci, Ezio Tarantelli, Roberto Ruffilli, Massimo D’Antona, Marco Biagi… La strage di Bologna. Vado a memoria. Vado a memoria ma non posso evitare un brivido vero sulla pelle quando dico, quando scrivo questi nomi. E quel fatto. Sì, un brivido, perché in questa nazione io c’ero, quando tutto accadde. Quando i tg erano bollettini di guerra.
Aldo Moro
E c’ero pure quando a Ponte di Cetti furono uccisi dai terroristi i carabinieri Ippolito Cortellessa e Pietro Cuzzoli. Era l’11 agosto 1980 a sparare furono i terroristi di Prima linea.
Ecco noi abbiamo il privilegio di avere un concittadino che inneggia, che rimpiange i bei tempi quando c’erano le Brigate rosse (Br) e i Nuclei armati rivoluzionari (Nar). Come dire destra o sinistra, purché ammazzino, vanno bene. Come dire che gli anni di piombo son stati bei tempi. Sì, quando i nostri politici, i nostri magistrati, i nostri giornalisti, i nostri poliziotti, i nostri carabinieri, i nostri dirigenti di azienda sono stati uccisi come cani nelle strade, nelle loro auto, dentro una Renault rossa. Fatta poi ritrovare col corpo straziato di Aldo Moro in via Caetani.
Ancora sento e risento la telefonata del terrorista Valerio Morucci che diceva a Francesco Tritto, un assistente universitario di Aldo Moro, dove si trovava il corpo dello statista. Tra via delle Botteghe oscure e piazza del Gesù. Le sedi del Partito comunista e della Dc, che stavano dando vita al quarto governo presieduto da Andreotti, proprio per far fronte all’emergenza terroristica.
Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani nella Renault rossa
Sento ancora la voce della figlia dell’operaio Guido Rossa, Sabina, che parla pacatamente del padre nella sala conferenze della provincia.
Ricordo ancora quando la bomba alla stazione di Bologna esplose sui nostri televisori. Ricordo il dolore di chi guardava la tv e non capiva il perché di tanta violenza. E si immedesimava nella figlia che aveva perso la madre, la sorella che aveva perso il fratello. Il padre che aveva perso tutta la famiglia… Era la strage di Bologna. Era il 2 agosto 1980 ore 10,25. 85 morti e oltre 200 feriti. Ripeto: 85 morti e oltre 200 feriti. Della strage, al di là della verità storica, dalla magistratura vennero ritenuti responsabili come esecutori materiali i Nar. In particolare Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Strage di Bologna – Valerio Fioravanti e Francesca Mambro durante il processo
Insomma, io c’ero. E ricordo il dolore. Il giorno del rapimento Moro. I professori del liceo in tilt completo che ci fecero uscire dalla scuola. Sembrò un colpo di stato.
Ecco, al signor Guido Scapigliati, amministratore unico della Francigena, secondo quanto scritto sul profilo Facebook a più riprese, quel tempo piace. Alle forze dell’ordine e alla magistratura toccherà stabilire se ci sono estremi di reato. Ché non è a tutti chiaro che con le parole si può commettere un reato. Ma sul piano politico tutto questo che significa?
Il signor Scapigliati, sembra sia in quota Lega. Sembra sia stato designato o sia molto vicino al vicesindaco Contardo. Domanda: il senatore Umberto Fusco, già ufficiale dell’esercito italiano e quindi ha giurato sulla costituzione, che ne pensa di questa indecenza politica?
Umberto Fusco
È d’accordo con Scapigliati? Lo dica. Se non è d’accordo non basterà dirlo, ma dovrà trarne le conseguenze politiche. Pensa di lasciare Contardo dove sta?
Il sindaco Arena, va detto, un pezzo di lavoro l’ha fatto. E anche in fretta e sotto le feste di Natale. Ha fatto dimettere Scapigliati.
Ora senatore Fusco tocca lei. A lei che siede a pochi passi dagli scranni che furono di Benedetto Croce, di Luigi Sturzo, Ferruccio Parri, Eugenio Montale, Pietro Nenni, Eduardo De Filippo, Camilla Ravera, Giovanni Spadolini, Rita Levi Montalcini… Per dirne solo alcuni sempre sul filo della memoria.
È d’accordo col pensiero di questo signore, con i post di questo signore. Guido Scapigliati. Glieli ricordiamo alcuni.
Il 13 marzo: “Con veri servizi segreti la Lagarde non sarebbe più un problema: e per giunta un bel segnale. Vladimir dicci del caffè al polonio”.
Il 7 aprile: “Da sopravvissuti, riscriveremo la storia: o nelle urne con la matita, o nelle piazze col sangue”.
Il 30 aprile: “Bei tempi quelli degli anni di piombo: se non altro era più facile schierarsi”.
Il 26 maggio: “Stanno nascendo gruppi di azione popolare in contrapposizione agli assistenti civici. Ogni quartiere avrà il suo gruppo (armato)”.
Il 6 settembre: “A distanza di 35 anni ho un’ammirazione profonda per Nar, Br, e tutti gli altri movimenti che osarono la lotta armata”.
L’11 novembre sempre di quest’anno dopo aver condiviso un articolo del Fatto quotidiano dal titolo “Lettere firmate ‘Le nuove Brigate Rosse’ recapitate alla sede nazionale del Pd e a diversi sindaci Emiliani”, il commento: “Finalmente!” di Scapigliati. Scritto in stampatello.
Il 19 novembre: “Se portate l’Ak47 in piazza, mi raccomando: non dimenticate la mascherina”.
L’Ak-47 è il fucile d’assalto ideato e progettato in Unione Sovietica. Più noto come Kalašnikov.
Lei senatore a distanza di 35 anni ha un’ammirazione profonda per Nar e Br? Il vicesindaco Enrico Maria Contardo è d’accordo? Ama i terroristi?
Enrico Maria Contardo e Guido Scapigliati
Vede senatore qui non si tratta di una questione di partito, ma di politica, di fedeltà ai valori costituzionali della repubblica. Chi sta con le Brigate rosse e con i Nar, sta da un’altra parte. E questa repubblica, questo stato di diritto, per sbandato che sia è l’unico che abbiamo e dobbiamo difenderlo da personaggi che inneggiano al terrorismo. Lo abbiamo fatto negli anni di piombo. Dobbiamo essere pronti a rifarlo. Nel nome dei carabinieri, dei poliziotti, dei politici, dei giornalisti e dei magistrati che furono uccisi.
Vede senatore, mi è capitato di intervistare Renato Curcio, il fondatore e leader delle Brigate rosse. Per capire le radici ideologiche della violenza politica. Venne anche a Viterbo in una sala conferenze della provincia piena di ragazzi. All’entrata di Curcio ci fu un applauso. Non mi andò bene quel fatto, buttai via l’introduzione preparata con cura per quell’incontro e feci un elenco di morti. Morti di cui erano responsabili le Br. Perché non si plaude a Curcio neppure per malinteso. Anche se materialmente non ha ucciso mai nessuno.
Ecco, come quella volta, di seguito trova l’elenco della vittime della Br. Sono solo una parte del tutto. Mancano le vittime degli altri gruppi terroristici. Le vittime della strage di Bologna. Delle stragi. Ma per riflettere forse bastano quelle delle Br.
Carlo Galeotti
P.s.
Senatore, sa quante erano le formazioni terroristiche in Italia, ai “bei tempi”, evocati e invocati da Scapigliati? Erano oltre cento. Immagini quante sono state le vittime e i feriti in quella guerra. Immagini il dolore…
Vittime delle Brigate Rosse
Anni settanta
- Graziano Giralucci – 17 giugno 1974 – Militante del Msi.
- Giuseppe Mazzola – 17 giugno 1974 – Militante del Msi.
- Felice Maritano – 15 ottobre 1974 – Carabiniere.
- Andrea Lombardini – 5 dicembre 1974 – Carabiniere.
- Massimo De Carolis – 15 maggio 1975 – politico italiano
- Giovanni D’Alfonso – 5 giugno 1975 – Carabiniere.
- Antonio Niedda – 4 settembre 1975 – Poliziotto.
- Francesco Coco – 8 giugno 1976 – Magistrato.
- Antioco Deiana – 8 giugno 1976 – Carabiniere di scorta a Francesco Coco.
- Giovanni Saponara – 8 giugno 1976 – Poliziotto di scorta a Francesco Coco.
- Francesco Cusano – 2 settembre 1976 – Poliziotto.
- Sergio Bazzega – 15 dicembre 1976 – Poliziotto.
- Vittorio Padovani – 15 dicembre 1976 – Poliziotto.
- Fulvio Croce – 28 aprile 1977 – Avvocato.
- Carlo Casalegno – 29 novembre 1977 – Giornalista – Ferito a morte durante l’agguato del 16 novembre.
- Riccardo Palma – 14 febbraio 1978 – Magistrato.
- Rosario Berardi – 10 marzo 1978 – Poliziotto.
- Raffaele Iozzino – 16 marzo 1978 – Poliziotto di scorta ad Aldo Moro.
- Oreste Leonardi – 16 marzo 1978 – Carabiniere di scorta ad Aldo Moro.
- Domenico Ricci – 16 marzo 1978 – Carabiniere di scorta ad Aldo Moro.
- Giulio Rivera – 16 marzo 1978 – Poliziotto di scorta ad Aldo Moro.
- Francesco Zizzi – 16 marzo 1978 – Poliziotto di scorta ad Aldo Moro.
- Lorenzo Cotugno – 11 aprile 1978 – Poliziotto penitenziario.
- Francesco Di Cataldo – 20 aprile 1978 – Poliziotto penitenziario.
- Aldo Moro – 9 maggio 1978 – Politico e giurista.
- Antonio Esposito – 21 giugno 1978 – Poliziotto.
- Piero Coggiola – 28 settembre 1978 – Dirigente della Lancia di Chivasso.
- Girolamo Tartaglione – 10 ottobre 1978 – Magistrato.
- Salvatore Lanza – 15 dicembre 1978 – Poliziotto.
- Salvatore Porceddu – 15 dicembre 1978 – Poliziotto.
- Guido Rossa – 24 gennaio 1979 – Operaio e sindacalista.
- Italo Schettini – 29 marzo 1979 – Militante della Dc.
- Antonio Mea – 3 maggio 1979 – Poliziotto.
- Pierino Ollanu – 10 maggio 1979 – Poliziotto – Ferito a morte durante l’attacco del 3 maggio.
- Antonio Varisco – 13 luglio 1979 – Carabiniere.
- Michele Granato – 9 novembre 1979 – Poliziotto.
- Luciano Milani – 19 novembre 1979 – Carabiniere
- Vittorio Battaglini – 21 novembre 1979 – Carabiniere.
- Mario Tosa – 21 novembre 1979 – Carabiniere.
- Domenico Taverna – 27 novembre 1979 – Poliziotto.
- Mariano Romiti 7 dicembre 1979 – Poliziotto.
Anni ottanta
- Antonio Cestari – 8 gennaio 1980 – Poliziotto.
- Rocco Santoro – 8 gennaio 1980 – Poliziotto.
- Michele Tatulli – 8 gennaio 1980 – Poliziotto.
- Antonino Casu – 25 gennaio 1980 – Carabiniere.
- Emanuele Tuttobene – 25 gennaio 1980 – Carabiniere.
- Sergio Gori – 29 gennaio 1980 – Dirigente industriale della Montedison di Porto Marghera.
- Vittorio Bachelet – 12 febbraio 1980 – Giurista e politico.
- Nicola Giacumbi – 16 marzo 1980 – Magistrato.
- Girolamo Minervini – 18 marzo 1980 – Magistrato.
- Alfredo Albanese – 12 maggio 1980 – Poliziotto.
- Pino Amato – 19 maggio 1980 – Politico.
- Walter Tobagi – 28 maggio 1980 – Giornalista.
- Renato Briano – 12 novembre 1980 – Dirigente industriale, direttore del personale della Marelli di Sesto San Giovanni.
- Manfredo Mazzanti – 28 novembre 1980 – Dirigente industriale della Falck.
- Enrico Riziero Galvaligi – 31 dicembre 1980 – Carabiniere.
- Luigi Marangoni – 17 febbraio 1981 – Medico.
- Raffaele Cinotti – 7 aprile 1981 – Agente di Custodia.
- Mario Cancello – 27 aprile 1981 – Autista.
- Luigi Carbone – 27 aprile 1981 – Poliziotto.
- Sebastiano Vinci – 19 giugno 1981 – Poliziotto.
- Giuseppe Taliercio – 6 luglio 1981 – Ingegnere e dirigente d’azienda della Montedison.
- Roberto Peci – 3 agosto 1981 – Fratello del pentito Patrizio Peci.
- Aldo Iermano – 24 aprile 1982 – Autista di Raffaele Delcogliano.
- Raffaele Delcogliano – 27 aprile 1982 – Politico.
- Antonio Ammaturo – 15 luglio 1982 – Poliziotto.
- Pasquale Paola – 15 luglio 1982 – Poliziotto.
- Valerio Renzi – 16 luglio 1982 – Carabiniere..
- Antonio Bandiera – 26 agosto 1982 – Poliziotto.
- Mario De Marco – 29 agosto 1982 – Poliziotto – Ferito a morte durante l’attacco del 26 agosto a un trasporto di armi.
- Antonio Palombo – 23 settembre 1982 – Militare italiano – Ferito a morte durante l’attacco del 26 agosto a un trasporto di armi.
- Sebastiano D’Alleo – 21 ottobre 1982 – Guardia giurata in servizio a una banca.
- Antonio Pedio – 21 ottobre 1982 – Guardia giurata in servizio a una banca.
- Germana Stefanini 28 gennaio 1983 – Poliziotto Penitenziario.
- Leamon Ray Hunt – 15 febbraio 1984 – Diplomatico statunitense.
- Ottavio Conte – 9 gennaio 1985 – Poliziotto.
- Ezio Tarantelli – 27 marzo 1985 – Economista.
- Lando Conti – 10 febbraio 1986 – Politico.
- Rolando Lanari – 14 febbraio 1987 – Poliziotto.
- Giuseppe Scravaglieri – 14 febbraio 1987 – Poliziotto.
- Licio Giorgieri – 20 marzo 1987 – Ufficiale dell’Aeronautica militare.
- Roberto Ruffilli – 16 aprile 1988 – Politico e docente universitario.
Nuove Brigate Rosse
Anni novanta
- Massimo D’Antona – 20 maggio 1999 – Docente universitario e consulente del ministero del Lavoro.
Anni 2000
- Marco Biagi – 19 marzo 2002 – Giuslavorista e consulente del ministero del Lavoro.
- Emanuele Petri – 2 marzo 2003 – Poliziotto.




