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Viterbo – Girano sul web centinaia, forse migliaia, di ricette per preparare un piatto appetitoso; altre le apprendiamo in tivvù, tra Masterchef, Hellkitchen, La prova del cuoco e altri programmi sulla cucina, sempre di gran successo fra un pubblico che riesce così a mescolare il gusto del palato con quello diffuso per la competizione. Allora, proviamo a proporre un altro piatto.
Ingredienti
1. L’esuberanza ormonale dell’adolescenza
2. L’anticonformismo, o meglio, l’insofferenza dei giovani per le regole del mondo adulto
3. La frustrazione giovanile da lockdown e simili, tra divieti di assembramento, sfilacciamento della scuola, condivisione familiare coatta
4. La diffusione dello “sballo”
4. Il peso crescente del web e dei social media
5. L’uso crescente della violenza, appresa nei giochi di ruolo e dai media
6. Le nuove tecniche del flashmob
7. Le leggi dell’imitazione, dai tempi di Gabriel Tarde
8. Il forno adatto
Ingredienti ben conosciuti e praticati, seppur in età e in modalità diverse, da tutti noi. Chi non ha ruzzato? Chi non ha litigato con qualche coetaneo? Chi non ha patito la disciplina in famiglia e a scuola? Chi non si è ispirato ad un eroe o ad un antieroe? Chi non ha imitato o imita qualcun altro, specie se appartenente al mondo luccicante dei media (altrimenti a che cosa servirebbero i testimonials?).
Dunque, ingredienti che possiamo trovare in qualsiasi negozio e in qualsiasi dispensa di famiglia.
Vediamoli più da vicino, questi ingredienti, molto rapidamente.
Gli psicologi dell’età evolutiva spiegano che la tempesta ormonale che si genera nella prima adolescenza si trasforma e si sublima in iperattività. Tale iperattività si scontra con le regole sociali, che sono regole “adulte”; si capisce allora come i giovani siano, in ogni epoca, in conflitto con le generazioni più anziane e tendano a creare sottoculture, cioé costellazioni di comportamenti, luoghi (dal “muretto” alle discoteche) e tempi (la notte) differenti e in competizione con quelli degli adulti.
Le strutture educative, l’attività sportiva, il “gioco” in tutte le sue forme servono a scaricare questo surplus di energia vitale e a controllare l’evolversi di tale iperattività contestativa.
Lo fanno progressivamente, secondo ritmi e procedure collaudate, che vengono pur faticosamente ma precocemente interiorizzate dalle nuove generazioni, già dai primi anni di vita. Tuttavia se certe valvole di sfogo e certe regolazioni si interrompono, si modificano, si alterano, i comportamenti dei giovani diventano ancor più facilmente incontrollati ed emerge una aggressività cieca, istintiva alimentata da un qualsiasi pretesto.
Le regole imposte improvvisamente e inevitabilmente senza modulazione educativa a seguito della pandemia, la presenza più pesante della convivenza familiare coattiva, la chiamata ad una maggiore responsabilità individuale con la Dad, diventano un lievito istantaneo che gonfia l’impasto del rapporto generazionale.
Peraltro, una pericolosa ma diffusa medicina al senso complessivo di disagio giovanile nei confronti della vita adulta è costituita dallo “sballo”, che nella versione più soft (per così dire), attraverso il fumo e l’alcol, consente di superare certi ostacoli morali e certi meccanismi di autocontrollo ordinari.
Spiegata la funzione degli ingredienti 1, 2, 3, 4, occorre ricordare come i social media digitali oggi imperversino nella nostra società a ogni livello; nel bene e nel male. Il web consente di conoscere, acquistare, giocare in borsa, farsi nuovi amici, relazionarsi con il mondo, superare ogni timidezza, esibirsi, aggredire e sfogarsi contro avversari e vittime sacrificali, crearsi altri mondi virtuali dove si ammazza il nemico, ridotto a punteggio e senza imbarazzante e antigienico spargimento di sangue.
Un particolare strumento di riunione, raccordo, incontro per una esibizione collettiva senza bisogno di particolari sforzi organizzativi, governata da poche parole d’ordine e da rituali forme di rischiamo e di reclutamento, è costituito dal flashmob.
Oggi ci organizzano anche le manifestazioni di partito e le esibizioni artistiche, figurarsi… con un clic che si diffonde rapidamente in rete in poco tempo puoi ritrovarti in rapporto diretto con cento compari di scambio. Così abbiamo descritto anche la funzione e i sapori degli ingredienti 5 e 6.
Passiamo al settimo ingrediente: l’imitazione. Oh, è il più vecchio in assoluto. Pare che sia nato con l’essere umano e gli abbia consentito di far crescere una società organizzata. L’imitazione è necessaria per creare comportamenti collettivi regolari e congruenti fra loro.
E’ alla base della costruzione di modelli culturali, quindi di idee e di comportamenti, comuni e diffusi. Noi la utilizziamo in ogni momento: dal modo di comportarci alla scelta dei nostro consumi; ad esempio è alla base della moda, ma persino della fede in certi valori. Nei giovani, da un lato alimenta il conformismo, il solidarismo e l’identificazione intragenerazionale e dall’altro sorregge la conflittualità e la distanza con le generazioni adulte; inoltre fa da spinta per individuare nuove strade con cui ravvivare la propria identità individuale e collettiva.
Allora, con le opportune procedure, questi ingredienti producono un piatto a cui non si può restare indifferenti: la maxirissa. Una sorta di rito iniziatico.
Lo hanno cucinato al Pincio, a Villa Borghese, a Ercolano, a Venezia e ora, per non essere da meno anche a Viterbo, fuori Porta Faul. Il motivo scatenante? Non conta. Contano gli ingredienti: quando li metti tutti assieme, e nel forno adatto – uno spazio ampio, un po’ fuori mano, all’ora giusta – prima o poi il piatto tende a cucinarsi da sé. A meno che qualcuno non intervenga sugli ingredienti. E non è facile, ci vogliono i cuochi giusti, che non siano solo chiacchiere e distintivo, distratta meraviglia, retorica comprensione o frettolosa repressione.
Francesco Mattioli
