Viterbo – Gli sconti? “Servono solo alla grande distribuzione per fare le solite tiritere comunicative”. Allungare invece l’orario di apertura fino alle 21, per aiutare i commercianti colpiti dalla seconda tornata del Covid, è stato semplicemente “una cazzata”. Due punti di vista e una stessa persona. Gaetano Labellarte, storico il suo atelier di abiti da sposa al Corso di Viterbo, presidente dell’associazione Facciamo centro che da diversi anni rappresenta almeno un’ottantina di realtà commerciali nella parte di centro storico a ridosso di quello che una volta era il fiume Urcionio. Tra Sacrario e Corso Italia, via Saffi, piazza delle erbe e piazza del Teatro. La rive gauche, quella della Viterbo ricca e conservatrice, che abitava, lavorava e comprava in centro. Una media borghesia che non c’è più, senza gli sbocchi professionali di un tempo, banche, studi e pubblico impiego, e che, dove ha potuto, s’è spostata altrove.
In più, su questa parte di città, così come su tutto il resto, potrebbe piovere all’improvviso la possibilità di una chiusura permanente, e fino a un anno, di un tratto di superstrada che, se così fosse, provocherebbe problemi di traffico non da poco.
Viterbo – Gaetano Labellarte
A maggio il consiglio regionale del Lazio ha approvato la liberalizzazione sulle promozioni dando ai commercianti la possibilità di applicare una scontistica 30 giorni prima dei saldi in partenza il 12 gennaio. Ma di fatto, almeno questo fine settimana, i commercianti viterbesi non hanno aderito. In giro i cartelli con gli sconti non c’erano, se non in minima parte.
Viterbo – Corso Italia
“Sono contro i saldi in generale – dice Labellarte -. Regolamentare quello che devo fare a casa mia mi ha sempre dato fastidio. In tempi di vacche grasse non ho mai fatto saldi, me la gestivo durante l’anno come volevo, sempre nell’interesse della clientela. La politica mia è stata quella di accontentare i clienti”.
Viterbo – Corso Italia
“Ognuno deve poter fare come vuole dentro il proprio negozio – prosegue il presidente di Facciamo centro -. Tanto si fa lo stesso. Chi è che viene dentro al negozio a sindacarmi se ho fatto il 10, il 20% o non l’ho fatto? Gli sconti servono solo alla grande distribuzione per fare le solite tiritere comunicative con le giornate di sconto. Ai negozi radicati in città dove si lavora a contatto con le persone i saldi servono poco. A noi serve la totale libertà di gestirci come vogliamo”.
Viterbo – Corso Italia
Il negozio di Gaetano Labellarte si trova al Corso dove, fino a poco tempo fa, avevano cominciato ad affacciarsi anche i grandi marchi. Per poi togliere le tende. Complice non solo il Covid, che ha fatto precipitare gli acquisti, non quelli on line, ma anche i prezzi degli affitti. Anche 8 mila euro al mese per un negozio. Insopportabile per un piccolo commerciante. Intollerabile per una grande società.
Viterbo – Corso Italia
Questo fine settimana, la gente comunque al Corso c’era. Ma non perché pensava di trovare sconti e saldi, ma per fare i canonici acquisti di Natale. Adesso che le cose stanno come stanno e si può ancora uscire. “Le persone – spiega infatti Labellarte – non sono venute per gli sconti, ma per fare quello che fanno sempre in questa fase dell’anno. Comprare qualcosa in vista del Natale, con calma e senza dover aspettare l’ultimo minuto”.
Viterbo – Stefania Fidanza
“Lo sconto può essere attrattivo ma non torna utile – dice infatti Stefania Fidanza, professoressa di lettere in giro l’altra sera per il Corso con un’amica -. Lo sconto non ha più senso. Le persone dovrebbero essere incentivate a comprare cose utili e non all’acquisto per l’acquisto”.
Dello stesso avviso Raffaele Pellegrino e Andrea Chiodo. Anche loro al Corso a farsi una passeggiata. Ventitré anni lui, 22 lei. Vengono entrambi da Cura di Vetralla.
“Gli sconti – commenta Raffaele Pellegrino – sono solo una scusa. Non servono. Molte cose le trovi allo stesso prezzo durante tutto l’anno”.
Degli acquisti on line invece cosa ne pensa? “Preferisco l’on line – risponde Pellegrino – in base a quello che mi serve. Le cose di tutti i giorni le posso comprare on line, cose specifiche preferisco invece andarle a vedere direttamente in negozio”.
Viterbo – Raffaele Pellegrino e Andrea Chiodo
Una situazione, quella del commercio in centro storico a Viterbo, che se da un lato sta ulteriormente precipitando, perché gli acquisti non ripartono e sono fermi già da un anno, dall’altra sta mano mano comportando una sfiducia sempre più generale, accompagnata da reazioni e scollamenti. Dal non voler più sottostare a regole, e a incentivi legati alle regole, considerate né più né meno che inutili. Sia dai commercianti che dalla loro stessa clientela.
Viterbo – Corso Italia
“Ai primi di novembre – racconta Gaetano Labellarte – come associazione Facciamo centro abbiamo proposto di tenere aperti i negozi in maniera continuata fino alle 18. Chiedendo al comune di rendere gratuito il parcheggio del Sacrario. In chat i nostri associati, una settantina in tutti, si sono dichiarati tutti favorevoli. Il comune ha accolto pienamente tutte quante le nostre richieste, rendendo gratuito anche il parcheggio del Sacrario. Poi, alla resa dei conti, chi non ha aderito sono stati i commercianti. E non siamo riusciti a fare l’orario continuato come speravamo”.
Viterbo – Corso Italia
Infine, non aiuta nemmeno la decisione del governo di allungare l’orario di apertura dei negozi fino alle 21. “Allungare l’orario alle 21 – precisa infatti Labellarte – è una grandissima cazzata. Il governo ha preso questa decisione solo per poterci poi dire di averci dato questa possibilità. Ma se una città muore alle 18 e chiudono tutti, che vantaggio possiamo mai avere a tenere i negozi aperti in una città deserta? Nessuno. E’ solo una strategia che fa comodo al governo”.
Daniele Camilli








