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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Mario Brutti, mancato lo scorso venerdì, è stato quello che si definisce una persona speciale.
Nelle reti di colleghi e di amici in cui si è immediatamente propagata la triste notizia, il giudizio è stato unanime:una persona competente dal particolare tratto umano, ironico e affabile.
Sono doti rare in generale, ma particolarmente in questi tempi difficili dove spesso al potere non corrisponde il sapere.
Mario è stato validissimo ricercatore, con cui ho condiviso una lunga esperienza di lavoro al Censis, e principale animatore degli studi economici che hanno portato quell’istituto a diventare – a partire dagli anni ’70 – un punto di riferimento per promuovere i distretti di piccole imprese.
Con la Fondazione Tagliacarne delle Camere di Commercio fu promotore di uno dei primi rapporti su impresa ed economia locale. Al Censis era spesso incaricato di avviare la discussione sui temi da trattare nell’annuale rapporto.
Nelle affollate riunioni che si tenevano allora per individuare le linee interpretative dell’anno, lui arrivava con un foglietto scritto a mano e una quindicina di punti. Erano i principali fenomeni in corso e riguardavano come le imprese stavano innovando, le famiglie consumando, le città trasformandosi e così via.
Non poche volte, e per questo lo prendevamo in giro, ricavava queste giuste intuizioni da quanto aveva potuto notare in una visita a Viterbo, città cui era legatissimo e dove come è noto ha vissuto l’ultima parte della sua vita.
Idee che poi si rilevavano giuste e condivise, tramite i media, dall’opinione pubblica e dalle istituzioni a livello nazionale. Non faceva pesare il suo successo professionale, anzi era il più affabile e amichevole,vicino a i ricercatori più giovani e indulgente anche rispetto alle analisi più strampalate o errate.
Mai sentito alzare il tono della voce, mai un pettegolezzo o una lamentela, anche dopo gravissimi lutti familiari. Quando si è in vita molti pensano a come mantenere vivo il ricordo dopo l’ultimo viaggio. Mario non ci pensava,credo, e per questo chi lo ha conosciuto ne serberà per sempre una gradevolissima memoria.
Giuseppe Roma
Direttore generale del Censis dal 1993 al 2014
