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Viterbo – Nella lotta al Coronavirus la Asl di Viterbo continua a chiedere “rigore”. Ancora di più, viste le imminenti festività natalizie. E lo fa tramite la direttrice sanitaria Antonella Proietti.
Che Natale dobbiamo trascorrere?
“Un Natale responsabile. Senza assembramenti, devo dire che quelli che si sono creati per lo shopping mi hanno preoccupata sia come cittadina che come operatrice sanitaria, e senza incontri conviviali. L’ambito familiare, dove l’uso delle precauzioni viene facilmente meno, resta tra quelli in cui si verifica il maggior numero di contagi. Purtroppo per quest’anno dovremmo rinunciare alle nostre abitudini: i numeri della pandemia non ci consentono di abbassare la guardia”.
Le festività faranno aumentare i casi?
“Lo temo. Se non ci saranno rigore e un forte senso di responsabilità da parte di tutti, il rischio è di una rapida risalita dei positivi da gennaio”.
La cosiddetta terza ondata. Ma tra ottobre e novembre, invece, che cosa è successo?
“Ciò che è avvenuto ovunque: è iniziata la seconda ondata. L’autunno non ci ha aiutati, ma sono stati soprattutto i comportamenti avuti durante l’estate a far aumentare i contagi e a creare focolai. La Tuscia si è così trovata, come altre province, ad avere un maggior numero di casi e di conseguenza una più altra pressione sui ricoveri che, fortunatamente per soli due giorni, ha provocato il blocco delle ambulanze anche a Belcolle”.
Una seconda ondata annunciata. Ma se la aspettava di questa portata?
“Sì. L’andamento di un’epidemia, però, è prevedibile solo in parte. I comportamenti e l’allentamento delle misure durante l’estate e la successiva riapertura delle attività e delle scuole hanno poi fatto la loro parte”.
In quelle settimane l’indice Rt, ovvero il tasso di contagiosità del virus, è schizzato a 2 nella Tuscia. Ora a che livello è?
“Attualmente è intorno allo 0,5. Aver raggiunto questo livello, dopo aver registrato un indice di trasmissibilità superiore all’1 e vicino al 2, indica esplicitamente che tutte le strategie messe in campo dalla Asl hanno funzionato”.
Rt a 0,5 significa essere usciti da una situazione d’allerta?
“Assolutamente no. Lo dimostra il fatto che da metà dicembre siamo tornati a registrare anche 70, 90, 100 casi al giorno. Sono numeri ancora alti che ci dicono che non possiamo abbassare la guardia”.
Da quasi due mesi la conta delle vittime è quotidiana e pure i sintomatici non tendono a diminuire. Perché?
“I sintomatici sono la spia più evidente del fatto che il virus circoli ancora molto, mentre sulla mortalità incide anche la struttura demografica della popolazione e nella Tuscia abbiamo un’alta percentuale di anziani. Ma è proprio il dato dei decessi che, ancora di più, deve farci riflettere sull’importanza di adottare comportamenti rigorosissimi per il contenimento della pandemia e per proteggere sopratutto i nostri nonni”.
Per quanto riguarda i ricoveri, Belcolle è ancora sotto pressione?
“Rispetto ai mesi di ottobre e novembre, i ricoveri in terapia intensiva e quelli ordinari sono in diminuzione. C’è quindi un alleggerimento, soprattutto sul pronto soccorso. Ma ripeto: il numero dei casi resta ancora alto”.
A Belcolle sono stati registrati cluster tra i pazienti?
“Bisogna partire dal presupposto che negli ospedali, come dovunque, il rischio zero per quanto riguarda i contagi non esiste. La Asl di Viterbo si sta impegnando ad attuare tutti i protocolli previsti e a mettere in campo tutte le misure necessarie: in entrata vengono fatti i tamponi e se il paziente è negativo viene ricoverato in un reparto no-Covid. Paziente che, siccome il Covid è subdolo, potrebbe positivizzarsi dopo alcuni giorni pur non avendo contratto il virus a Belcolle. E questo purtroppo avviene. Anche nei reparti no-Covid, ovviamente, c’è il rispetto del distanziamento e dell’uso della mascherine ma tutto ciò non esclude che il virus, essendo molto contagioso, non possa essere trasmesso al compagno di stanza. E purtroppo anche questo avviene”.
Cluster tra gli operatori sanitari invece?
“I casi tra i medici e gli infermieri riflettono inevitabilmente quelli che si registrano nel territorio a cui appartengono. Nella Tuscia, sul totale dei contagi, è positivo il 3% degli operatori sanitari. Un dato in linea, anzi leggermente inferiore, a quello riportato dall’Istituto superiore di sanità per quanto riguarda la categoria”.
Raffaele Strocchia
